di Nathan Greppi
Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco si è speso molto a favore del dialogo interreligioso con il mondo islamico. Nel febbraio 2019, in particolare, ha avuto una certa eco il “Documento sulla Fratellanza Umana” da lui firmato assieme ad Ahmed el-Tayeb, Grande Imam della Moschea di al-Azhar del Cairo dal 2010.
Tuttavia, dietro la facciata dialogante della Moschea di al-Azhar e della relativa università, tra le più importanti istituzioni islamiche del mondo, nel corso degli anni si è celato un sostegno esplicito a Hamas e al terrorismo contro Israele, anche dopo il 7 ottobre 2023.
La fondazione dell’al-Azhar risale al X secolo e.v., ed è stata nazionalizzata nel 1961 dall’allora presidente egiziano Gamal Abdel-Nasser. Secondo alcune stime, conta almeno 280.000 studenti, facendone uno dei più importanti atenei del mondo arabo.
Reazione al 7 ottobre
Secondo una ricerca condotta dall’Institute for National Security Studies (INSS) dell’Università di Tel Aviv, il giorno stesso dei massacri compiuti da Hamas, l’Università al-Azhar ha pubblicato un comunicato in cui dichiarava che “saluta con il massimo orgoglio gli sforzi della resistenza del popolo palestinese”. Si augurava di riuscire a “rafforzare il fiero popolo palestinese che ci ha infuso spirito e fede e ci ha riportati alla vita”.
Quattro giorni dopo, el-Tayeb ha parlato con Ismail Haniyeh, allora leader dell’ufficio politico di Hamas, il quale voleva il sostegno ufficiale dell’al-Azhar per porre fine alla “aggressione israeliana a Gaza”. Al-Tayeb gli ha risposto: “I nostri cuori sono con voi. Siamo in lutto per il massacro”.
Il 18 ottobre 2023, hanno dichiarato in un comunicato che “i civili sionisti su terre occupate non sono affatto degni della definizione di ‘civili’, ma sono occupanti della terra, usurpatori di diritti, devianti dalla via dei profeti, che attaccano i luoghi santi storici di Gerusalemme”. Pochi giorni dopo, in un altro comunicato uscito in arabo, inglese ed ebraico hanno affermato che “l’occupazione è la fonte di ogni male”.
Gli effetti di questa istigazione all’odio si sono fatti sentire: già l’8 ottobre 2023, ad Alessandria d’Egitto, un poliziotto ha assassinato due turisti israeliani e la loro guida egiziana.
Sostegno a Hamas
I contatti con Hamas risalgono a prima del 7 ottobre. Nel dicembre 2017, Haniyeh ha elogiato el-Tayeb per il suo rifiuto di incontrare l’allora Vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence in segno di protesta contro il trasferimento dell’Ambasciata americana a Gerusalemme. Sempre el-Tayeb, nel febbraio 2019, ha accolto una delegazione di alti membri di Hamas, tra cui Haniyeh e il suo vice Saleh al-Arouri, che lo hanno ringraziato per il lavoro dell’al-Azhar a favore dei palestinesi. Ciò è avvenuto nello stesso periodo della firma del documento congiunto con Papa Francesco.
Nelle sue frequenti dichiarazioni dall’inizio della guerra, l’al-Azhar ha fornito sostegno morale alle azioni di Hamas e incitato i suoi seguaci alla violenza contro gli ebrei e Israele. Dopo le preghiere del venerdì del 13 e 27 ottobre 2023, i manifestanti hanno marciato dal campus dell’Università al-Azhar gridando “con spirito e sangue ti redimiamo, al-Aqsa” e “Khaybar Khaybar, ebrei, l’esercito di Maometto tornerà”. Un riferimento al massacro di ebrei avvenuto nel VII secolo per mano delle truppe di Maometto a Khaybar, nell’odierna Arabia Saudita.
Nell’ottobre 2024, dopo l’eliminazione del leader di Hamas e mandante del 7 ottobre Yahia Sinwar, l’al-Azhar al-Sharif, comitato scientifico islamico legato all’istituzione, ha dichiarato di piangere i “martiri della resistenza palestinese”.
Sebbene in passato l’al-Azhar abbia emesso una fatwa, ovvero una condanna a morte secondo la legge islamica, nei confronti di chi rapisce donne e bambini, si è astenuta dal lanciare un appello per liberare le donne e i bambini israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre. Mentre uno loro studioso, lo sceicco Abdul Hamid Al-Atrash, intervistato dal sito Cairo24 ha invitato al boicottaggio delle aziende di proprietà di ebrei.
Posizioni estremiste
A dispetto di questo palese sostegno al terrorismo di Hamas, in anni passati l’al-Azhar ha cercato di dipingersi agli occhi degli occidentali come un’organizzazione moderata. Nel 2015, dopo gli attentati di Parigi, el-Tayeb ha dichiarato: “Condanniamo questo terribile episodio. È giunto il momento che il mondo si unisca per affrontare questo mostro (l’ISIS)”.
Tuttavia, secondo un’analisi del Washington Institute for Near East Policy, diversi commentatori in Egitto hanno sostenuto che le posizioni dell’università e della relativa moschea siano ben più simili a quelle dell’ISIS di quanto si voglia dare a vedere. Nel gennaio 2015, il giornalista egiziano Ibrahim Essa ha rivelato come in un libro di testo realizzato dall’al-Azhar per le scuole superiori c’era scritto che combattere gli infedeli è un obbligo religioso per ogni musulmano.
Nel marzo 2017, il sito di notizie con sede in Libano Raseef22 ha riportato il caso di Souad Saleh, già preside della facoltà femminile di studi islamici dell’Università al-Azhar, ha giustificato le violenze sessuali commesse in tempo di guerra, sostenendo che i musulmani avrebbero il diritto di approfittare delle donne non musulmane.

Altri loro accademici hanno preso posizioni estreme. Ali Gomaa, docente di giurisprudenza islamica all’Università al-Azhar e Gran Muftì dell’Egitto dal 2003 al 2013, ha emesso una fatwa nei confronti del giornalista egiziano Sherif El-Shobashy, “colpevole” di aver chiesto che venga rispettata la libertà delle donne di decidere se indossare il velo oppure no.
Dialogo con la Chiesa
Tutti questi episodi non hanno incrinato l’immagine della Moschea e dell’Università al-Azhar come di un “interlocutore affidabile” agli occhi della Chiesa cattolica. Dopo la morte di Papa Francesco, l’imam el-Tayeb lo ha definito il suo “fratello nell’umanità”, elogiandone la posizione critica nei confronti d’Israele per la guerra a Gaza.
Successivamente, nel novembre 2025, el-Tayeb ha invitato al Cairo l’attuale Papa Leone XIV. Nel momento in cui scriviamo, non si registrano sviluppi significativi nei rapporti tra le due istituzioni, né in meglio né in peggio.
A dispetto delle loro posizioni, in Occidente gli accademici dell’Università al-Azhar sono stati presentati sotto una luce positiva anche da istituzioni laiche. Nonostante le sue posizioni sulle donne, nel maggio 2008 Gomaa è stato definito un “campione dell’Islam moderato” sulla rivista The New Yorker. Parole che non dicono niente sull’al-Azhar, ma in compenso dicono molto sulla capacità di giudizio di una parte dell’Occidente.
Foto in alto: Ahmed el-Tayeb (secondo da destra) e vari leader di Hamas, tra cui Ismail Haniyeh, foto © INSS



