Iran: non restare in silenzio

Mondo

La manifestazione che si è svolta a Roma sotto le finestre dell’ambasciata iraniana nella settima sera di Hanukkah segna una svolta importante per gli ebrei italiani. Per troppo tempo singoli rappresentanti così come intere organizzazioni ebraiche si sono limitati a reagire e non ad agire. E hanno finito per diffondere talvolta la percezione di una minoranza passiva, disposta a entrare in scena solo quando convocata dall’esterno.
La manifestazione per chiedere alla feroce dittatura islamica ragione delle sorti degli studenti che coraggiosamente avevano invocato l’uscita di scena del dittatore iraniano proprio in contemporanea al grottesco convegno organizzato dal regime per negare la Shoah, è invece un segno nuovo e diverso.
Partita su sollecitazione dei giovani ebrei aderenti all’Unione dei giovani ebrei italiani, ha raccolto le adesioni di numerosissimi gruppi politici e organizzazioni giovanili. Molto significativa, fra l’altro, l’adesione dei giovani musulmani italiani.
Le istituzioni ebraiche italiane dovrebbero valorizzare questo segnale che proviene dai giovani, cercando di rendersi protagoniste degli eventi, di creare gli avvenimenti da porre all’attenzione generale e di condividere con la società circostante il proprio patrimonio di democrazia, di pluralismo e di cultura.
Ma il segnale lanciato dai giovani ebrei italiani non è isolato. Anche la reazione del rabbinato italiano alla tragica apparizione di alcuni esponenti ortodossi e antisionisti al convegno di Teheran, costituisce un fatto significativo.
Le minacce che ci stanno di fronte richiedono leader, religiosi e politici, disposti a guardare avanti e a chiamare le cose con il proprio nome. Capaci, per difendere le società aperte e avanzate, le uniche in cui una minoranza ebraica può vivere dignitosamente, di chiamare a raccolta tutti coloro che credono nella possibilità di difendere i nostri valori contro i soprusi e di tutelare la dignità di tutti gli esseri umani.

Andiamo a Teheran per sostenere gli studenti

Tra le pieghe dell’intricata vicenda iraniana, tra i proclami nefasti di Ahmadinejad ed il tragicomico convegno negazionista della Shoà organizzato dalla diplomazia persiana, due giorni fa abbiamo assistito – più o meno consapevoli – ad una straordinaria lezione; impartitaci, con grande coraggio, da un manciata di studenti della facoltà di ingegneria di Teheran non organizzati e non affiliati (a quanto si sa) a particolari associazioni o a più o meno clandestini partiti politici. Questi ragazzi, nel mezzo di un intervento del presidente della repubblica islamica nell’aula magna dell’ateneo, si sono alzati in piedi al grido di “morte al tiranno”, decidendo di far sentire la propria voce. Ad ogni costo. Ben consapevoli dei pericoli e dei rischi a cui andavano incontro. Sicuri di ricevere le tre stelle che nell’assurda classificazione oscurantista designano lo “studente sovversivo”.
Ci pare che da questo, imprevedibile, episodio, si possa trarre una considerazione – ottimistica – ed un monito: in ogni epoca, ma ancor di più nella società globalizzata, il dissenso non può essere rinchiuso in confini geografici; non può essere sepolto da un potere cieco e feroce, proprio perché tutti noi siamo, al di là delle distanze, sempre “connessi”. In ogni parte del mondo navighiamo in internet, recuperiamo immagini ed informazioni dagli stessi media, ci confrontiamo con posizioni ed esperienze estranee e diverse dalla nostra. E ciò, dunque, ci consente di sperare: che in quel contesto energie fresche e moderne, giovani e preparate, possano sfondare la terribile cortina della repressione teocratica per favorire un lento, forse lentissimo, processo di democratizzazione e trasformazione. Di una società già piena, peraltro, di molteplici ed interessanti fermenti.
Ma quanto accaduto ci impone una riflessione profonda. La impone a noi giovani, studenti, militanti di organizzazioni giovanili dei partiti politici, volontari in associazioni non governative, più o meno impegnati nella politica o nel mondo universitario. Da sempre abbiamo sostenuto, ognuno con le sue sensibilità, che bisogna incoraggiare i dissidenti nei paesi non democratici o in cui la libertà non esiste; da sempre abbiamo ritenuto di dover fornire il nostro appoggio a coloro che si impegnano per l’emancipazione nelle loro nazioni. E dunque, oggi noi lanciamo questo appello a tutti, giovani e studenti, portatori di diverse esperienze e culture, uniti e diversi, per fare quanto possiamo a vantaggio della causa degli studenti iraniani che hanno osato ribellarsi.
Intanto dobbiamo preoccuparci della loro incolumità fisica, oggettivamente messa a rischio in un sistema che non prevede e non tollera forme di dissenso e protesta. In secondo luogo dovremo mostrare tutta la solidarietà di cui siamo capaci, in forme che sapremo studiare nel tempo. Noi oggi proponiamo tre soluzioni: cominciamo con una giornata di discussione in un’ aula universitaria, magari alla presenza di alcuni dissidenti dall’Iran, parlando di Medioriente e di politica internazionale e interrogandoci soprattutto su quale possa essere il nostro ruolo; e restituiamo in questo modo l’università, spesso teatro di un triste “assenteismo dell’impegno”, al suo ruolo naturale di valvola di confronto e sapere.
Portiamo poi la nostra voce e la nostra protesta fin sotto all’ambasciata dell’Iran, come già fece “Il Foglio” in occasione delle prime terribili esternazioni di Ahmadinejad, esigendo delle rassicurazioni sulla tutela dei diritti civili, umani e politici dal regime. E proviamo infine – ci rendiamo conto delle difficoltà, forse insormontabili – a sfidare anche noi il tiranno, recandoci in prima persona nella Teheran dove le manifestazioni sono interdette, ma dove tutti i divieti non riescono ad arginare la forza d’urto delle idee di libertà e giustizia. Possiamo farlo. Potremo riuscire o no. Ma una battaglia come questa merita di essere combattuta, tutti assieme.

Tobia Zevi – Presidente Unione giovani ebrei d’Italia
Daniele Nahum – Resp. Politico Unione giovani ebrei


(da Il Foglio)

Tre stelle per gli studenti iraniani
L’Unione giovani ebrei d’Italia lancia una manifestazione a sostegno degli studenti iraniani che hanno espresso il proprio dissenso nei confronti di Mahmoud Ahmadinejad. Daniele Capezzone propone un gesto simbolico: indossare o esporre sul proprio sito o blog le tre stelle che nel codice disciplinare delle università iraniane designano lo «studente sovversivo». I blog, in Iran, sono lo strumento più usato dagli studenti per informarsi e comunicare. Circa centomila i blogger attivi nel Paese, che hanno reso il farsi la decima lingua più usata sul web.
L’Unione giovani ebrei d’Italia (Ugei) ha lanciato un appello a sostegno degli studenti iraniani che hanno espresso il proprio dissenso nei confronti del presidente della Repubblica islamica, Mahmoud Ahmadinejad. La manifestazione, che si svolgerà giovedì 21 dicembre davanti all’ambasciata di Via Nomentana, a Roma, è promossa, tra gli altri, dall’Associazione giovanile degli studenti iraniani, da Forza Italia giovani, dalla Sinistra giovanile, da Azione giovani, dai Giovani della Margherita, dalla Federazione dei giovani socialisti, dai Giovani dell’Italia dei valori, dai Giovani dell’Udeur, dal Partito radicale transnazionale, dai Giovani delle Acli, dalla Federazione universitaria dei cattolici italiani, dal Movimento degli studenti cattolici e dai Giovani musulmani d’Italia.
Nei giorni scorsi alcuni studenti della facoltà di ingegneria di Teheran, durante un intervento di Ahmadinejad nell’aula magna dell’ateneo, si sono alzati in piedi al grido di «morte al tiranno», consapevoli dei rischi a cui andavano incontro e certi di ricevere le tre stelle che nel codice disciplinare delle università iraniane designano lo «studente sovversivo». Dopo questo episodio, Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera dei deputati, ha proposto ai parlamentari, ai direttori di giornali e riviste, ai direttori e responsabili di reti, tg e testate giornalistiche, ai curatori di siti internet, ma anche ai singoli blogger, di indossare o esporre (vicino alla testata, al logo, o, appunto, sul proprio sito o blog) le tre stelle.
I blog, in Iran, sono uno strumento molto usato dagli studenti per informarsi e comunicare. Secondo l’ultima indagine sarebbero circa centomila i blogger attivi nel Paese, che hanno reso in breve il farsi la decima lingua più diffusa sul web. Sette milioni, invece, su una popolazione di settanta milioni, sarebbero gli utenti di internet. Secondo gli osservatori internazionali, se l’affermazione dell’alleanza moderati-riformisti nelle elezioni iraniane di venerdì scorso troverà riscontro nei risultati ufficiali, buona parte del merito andrà ai più giovani, che al contrario di quanto avvenne lo scorso anno si sono recati in gran numero alle urne, portando la partecipazione a oltre il 60%. Non si trattava di eleggere né il Presidente della Repubblica, né il Parlamento, ma solo gli amministratori dei 113.000 comuni e gli 86 membri del Consiglio degli esperti, al quale, tuttavia, l’anno prossimo toccherà il compito importantissimo di scegliere la nuova Guida Suprema.

Roberta Jannuzzi (www.radioradicale.it)

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA RABBINICA ITALIANA

La triste immagine fornita di recente da alcuni “rabbini ortodossi” nell’atto di abbracciare e baciare il Presidente dell’Iran Achmadinejiad, in occasione del convegno da lui convocato nel folle intento di negare la Shoah e il diritto alla vita dello Stato d’Israele, ha suscitato fra gli Ebrei d’Italia dolore e sdegno.
L’assemblea Rabbinica Italiana, nel farsi interprete di tali sentimenti (condivisi, peraltro, da molta parte dei loro concittadini non ebrei), desidera segnalare che gli individui in questione fanno parte di uno sparuto gruppo di nemici e negatori dello Stato d’Israele, che non rappresentano in alcun modo il popolo ebraico, dimorante in Terra d’Israele o fuori di essa.
Ciò che hanno fatto costituisce un atto squallido ed indegno di sciacallaggio, tanto più grave in quanto perpetrato da persone che si presentavano, almeno nell’abbigliamento, come rigidi osservanti dell’ortodossia religiosa.

Il Presidente
Rav Prof. Giuseppe Laras

Menu