I leader ebrei americani esprimono allarme per l’emergente accordo con l’Iran

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di Nina Prenda
Tra le reazioni più dure figura quella del Jewish Democratic Council of America. La direttrice esecutiva, Halie Soifer, ha definito l’intesa una possibile “ammissione di sconfitta” da parte degli Stati Uniti.

 

A differenza di quanto accadde nel 2015 con l’accordo nucleare siglato dall’amministrazione Obama, il nuovo accordo annunciato dal presidente statunitense Donald Trump con l’Iran sembra aver prodotto una reazione insolitamente convergente all’interno della comunità ebraica americana: preoccupazione e scetticismo, sia a destra sia a sinistra.

L’intesa, annunciata domenica dopo mesi di conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, resta ancora priva di dettagli ufficiali. Trump ha sottolineato che l’accordo consentirà la riapertura dello Stretto di Hormuz, chiuso da Teheran dopo l’inizio della guerra il 28 febbraio. Il vicepresidente JD Vance ha inoltre spiegato che l’intesa prevederebbe un alleggerimento significativo delle sanzioni economiche in cambio della rinuncia iraniana a qualsiasi programma di armamento nucleare.

Rimangono però numerose incognite. Non è ancora chiaro quali concessioni concrete abbia accettato Teheran sul fronte nucleare, né se l’accordo affronti altre questioni considerate fondamentali da Israele, come il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno ai gruppi armati alleati della Repubblica islamica nella regione.

Un ulteriore elemento di tensione riguarda il ruolo di Israele nei negoziati. Nonostante la stretta cooperazione militare tra Washington e Gerusalemme durante il conflitto iniziato a febbraio, il governo israeliano sarebbe rimasto sostanzialmente escluso dalle trattative. Nelle ultime settimane Trump aveva inoltre criticato pubblicamente Israele, accusandolo di compromettere gli sforzi diplomatici con Teheran.

Tra le reazioni più dure figura quella del Jewish Democratic Council of America. La direttrice esecutiva, Halie Soifer, ha definito l’intesa una possibile “ammissione di sconfitta” da parte degli Stati Uniti. “Donald Trump era così determinato a raggiungere un accordo con l’Iran da essere disposto a mettere da parte Israele”, ha affermato Soifer, accusando il presidente di aver sacrificato gli interessi dell’alleato mediorientale pur di ottenere un successo diplomatico.

Anche la conservatrice Zionist Organization of America ha espresso forti riserve. Pur riconoscendo a Trump il merito di aver affrontato la minaccia iraniana, il presidente dell’organizzazione, Morton Klein, ha chiesto la pubblicazione immediata dei termini dell’accordo. “Quel poco che sappiamo è profondamente problematico”, ha dichiarato Klein, criticando in particolare la prospettiva di una riduzione delle sanzioni senza lo smantellamento immediato delle infrastrutture nucleari iraniane e del programma missilistico di Teheran.

Sul fronte progressista, J Street ha accolto con favore la fine delle ostilità, pur criticando la guerra. L’organizzazione ha sostenuto che il conflitto non abbia raggiunto gli obiettivi dichiarati e ha ricordato come il precedente accordo nucleare del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action, avesse già limitato il programma atomico iraniano prima del ritiro unilaterale deciso da Trump nel 2018.

Più prudente la posizione di AIPAC, storicamente tra i principali oppositori del JCPOA. Questa ha dichiarato di voler attendere la pubblicazione dei dettagli dell’intesa, sottolineando però che qualsiasi accordo dovrà garantire il diritto di Israele a difendersi autonomamente dalle minacce alla propria sicurezza. AIPAC ha inoltre chiesto che il testo finale preveda la rimozione dell’uranio arricchito presente in Iran, la chiusura delle strutture di arricchimento nucleare e misure efficaci contro i programmi iraniani di missili balistici e droni, oltre all’interruzione del sostegno ai gruppi armati alleati di Teheran.

Nel frattempo, Vance ha confermato che l’accordo sarebbe già stato firmato in forma preliminare e digitale, mentre restano da definire alcuni aspetti tecnici prima della prevista cerimonia ufficiale in Svizzera. Secondo il vicepresidente, l’intesa garantirebbe verifiche rigorose e impedirebbe definitivamente all’Iran di sviluppare armi nucleari.

Più cauta la reazione della Republican Jewish Coalition, che non ha ancora diffuso una posizione ufficiale, limitandosi a rilanciare sui social i messaggi favorevoli pubblicati da Trump.

Anche Democratic Majority for Israel ha invitato alla prudenza. Il suo presidente, Brian Romick, ha esortato l’amministrazione americana a coinvolgere negoziatori ed esperti qualificati nelle fasi finali del processo e ha criticato l’esclusione di Israele dai colloqui. Pur esprimendo riserve, Romick ha lasciato aperta la possibilità che l’accordo possa rappresentare un passo verso la stabilizzazione della regione. “Attenderemo il testo definitivo”, ha dichiarato, “nella speranza che possa contribuire a porre fine a questa guerra”.