Israele critica il nuovo accordo sul nucleare iraniano. “I soldi andranno al terrorismo”

di Paolo Castellano

Forse siamo a un punto di svolta nei negoziati sul nucleare con l’Iran. Dopo mesi di colloqui, l’Amministrazione Biden starebbe per siglare un accordo con gli iraniani. Però l’intesa non piace al premier israeliano Naftali Bennett che il 20 febbraio ha criticato la mossa degli Stati Uniti durante l’ultimo consiglio dei ministri.

«Tra poco assisteremo a un’intesa. È più breve e debole. Il patto del 2015 aveva una durata di 10 anni, mentre adesso si parla di due anni e mezzo. Le limitazioni al programma nucleare iraniano termineranno per la maggior parte nel 2025», ha dichiarato il primo ministro. «Alla fine questi soldi andranno al terrorismo».

Come riporta France24, Bennett ha poi sottolineato che le politiche difensive di Israele non verranno limitate dalla nuova intesa: lo Stato ebraico manterrà piena libertà di azione nei confronti del regime iraniano.

«Ci stiamo organizzando in vista delle conseguenze dell’accordo, in tutti gli aspetti, in modo da poter garantire la sicurezza dei cittadini Israeliani senza aiuti esterni», ha esclamato il premier israeliano.

Nel 2015 l’Iran aveva firmato un’accordo con gli USA per eliminare le sanzioni in cambio di un rallentamento della corsa al nucleare. In seguito, nel 2018 sotto l’Amministrazione di Donald Trump, gli americani hanno stracciato l’intesa, ripristinando le sanzioni.

Da fine novembre, a Vienna, sono iniziati nuovi colloqui per rilanciare il patto iniziale, conosciuti con la sigla Joint Comprehensive Plan of Action (PACG), a cui hanno preso parte Gran Bretagna, Cina, Francia, Germania, Russia e indirettamente gli Stati Uniti.

Se il nuovo accordo dovesse concretizzarsi, l’Iran riceverà decine di miliardi di dollari e la rimozione delle sanzioni.