Bufera nel mondo medico-scientifico: The Lancet pubblica una petizione per la sospensione dell’Associazione Medica Israeliana

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di Nina Deutsch
The Lancet pubblica una petizione che chiede la sospensione dell’Israel Medical Association (IMA) dalla World Medical Association (WMA) per non aver preso posizione contro il «genocidio dei palestinesi». Israele respinge le accuse e si accende il dibattito sulla neutralità della medicina. Tra le voci indignate, la cardiologa iraniano-ebraica Afshine Emrani: «Una vergogna per la professione medica». La WMA frena: «No all’esclusione per le azioni dei governi». Una vicenda che attraversa il mondo medico e scientifico internazionale riaprendo tensioni globali già elevate.

Una petizione pubblicata sabato scorso dalla nota rivista britannica The Lancet chiede la sospensione dell’Israel Medical Association (IMA) dalla World Medical Association (WMA) e ha raccolto oltre 1.150 firme. L’iniziativa è stata promossa da diverse organizzazioni sanitarie internazionali, tra cui il People’s Health Movement (PHM), il gruppo Doctors for Gaza e la componente sanitaria di Jewish Voice for Peace.

Nel testo si chiede la sospensione dell’IMA dalla WMA, organismo che riunisce le principali associazioni mediche nazionali del mondo, per quelle che i promotori definiscono violazioni dell’etica medica e del diritto internazionale umanitario nel contesto della guerra a Gaza.

Secondo i firmatari, l’IMA non avrebbe preso posizione contro quello che definiscono il «genocidio dei palestinesi», la distruzione delle infrastrutture sanitarie e le accuse relative alle torture e agli omicidi di operatori sanitari a Gaza.

Leslie London, professoressa emerita di sanità pubblica all’Università di Città del Capo e membro del People’s Health Movement, ha dichiarato a The Lancet che l’IMA avrebbe «colluso con il trattamento indicibile riservato ai palestinesi durante questa guerra», accusandola di non aver riconosciuto le denunce relative agli attacchi contro strutture sanitarie e operatori sanitari, alle condizioni dei detenuti palestinesi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani e alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

La richiesta sarà ora oggetto di discussione nell’ambito della prossima Assemblea Generale della WMA, prevista a Rotterdam, nei Paesi Bassi.

Reazioni immediate: il rischio di una medicina “schierata”

La pubblicazione della petizione ha generato reazioni immediate nella comunità internazionale.

Accanto al sostegno da parte dei firmatari e dei movimenti promotori, molti esponenti del mondo medico, accademico e diversi osservatori internazionali hanno espresso forte indignazione, giudicando l’iniziativa inopportuna e potenzialmente pericolosa per l’equilibrio del dibattito scientifico. Secondo queste posizioni critiche, il rischio sarebbe quello di trasformare organismi medici in strumenti di pressione politica, accentuando ulteriormente la polarizzazione su un conflitto già estremamente divisivo.

Altri osservatori hanno sottolineato come iniziative di questo tipo possano introdurre un precedente delicato, in cui le associazioni professionali vengono valutate non solo sul piano scientifico ed etico, ma anche attraverso criteri legati alle politiche dei governi nazionali.

Le accuse, la posizione dell’IMA e la difesa della neutralità professionale

I promotori della petizione sostengono che l’IMA non avrebbe adottato una posizione sufficientemente chiara contro le conseguenze umanitarie del conflitto a Gaza.

L’IMA ha respinto con fermezza le accuse, definendole infondate e contestate. Secondo l’associazione, la richiesta di sospensione rischierebbe di creare un precedente pericoloso, confondendo le responsabilità di un governo con quelle di un organismo professionale indipendente.

A sua volta la WMA ha preso le distanze dall’iniziativa, ribadendo la propria contrarietà all’esclusione di membri sulla base delle azioni dei rispettivi governi. «In tal modo si riduce la nostra capacità di denunciare le ingiustizie e si rischia di limitare il dialogo tra i medici in questo momento critico, in cui è così necessario un consenso a sostegno della nostra etica medica», ha dichiarato. L’organizzazione ha inoltre ricordato che l’IMA è uno dei membri fondatori e una «forte sostenitrice dell’etica e delle politiche della WMA».

Il contributo della ricerca israeliana alla medicina globale

La vicenda ha suscitato anche reazioni individuali di forte impatto nel mondo accademico e medico internazionale.

Tra le reazioni più dure arrivate dal mondo medico-scientifico c’è quella della cardiologa iraniano-ebrea Afshine Emrani, che ha pubblicato una lettera aperta criticando duramente la petizione e definendola «una vergogna per la professione medica».

Emrani ha inoltre evidenziato il ruolo dell’innovazione israeliana nella ricerca medica globale, citando tecnologie come la PillCam per la diagnostica gastrointestinale, i sistemi di riabilitazione robotica sviluppati da ReWalk Robotics e altri strumenti avanzati basati su intelligenza artificiale applicata alla medicina.

«Israele vanta uno dei tassi di innovazione medica pro capite più alti al mondo. Queste tecnologie salvano vite umane in tutto il mondo», ha affermato.

Secondo questa posizione, una sospensione dell’IMA avrebbe conseguenze dirette sulla cooperazione scientifica internazionale più che sulle dinamiche politiche dei governi.

Il precedente della British Medical Association

La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da precedenti simili. Nel giugno 2025 anche la British Medical Association aveva votato per sospendere i rapporti istituzionali con l’Israel Medical Association, contribuendo ad alimentare il dibattito interno alla comunità medica internazionale.

Il ruolo e le controversie di The Lancet

La pubblicazione della petizione assume particolare rilievo anche per il peso della rivista coinvolta.

The Lancet è una delle riviste mediche più antiche e autorevoli al mondo, fondata nel 1823 e considerata un punto di riferimento nella ricerca clinica e nella salute globale. Proprio per la sua autorevolezza internazionale, ogni sua scelta editoriale assume un peso che supera il normale dibattito accademico.

Negli ultimi anni, tuttavia, la testata è stata oggetto di accese discussioni e controversie editoriali. Nel 2024 ha pubblicato una lettera che stimava fino a 186.000 possibili morti legati al conflitto a Gaza, dato successivamente oggetto di revisione e contestazioni da parte degli stessi autori.

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Una frattura più ampia sulla neutralità della medicina

La petizione riporta al centro un tema strutturale: il rapporto tra etica medica, politica internazionale e neutralità scientifica.

Da un lato, i sostenitori dell’iniziativa ritengono che le istituzioni sanitarie debbano assumere una posizione chiara davanti a gravi crisi umanitarie. Dall’altro, i critici avvertono che la politicizzazione delle associazioni mediche rischia di compromettere la cooperazione scientifica globale e la neutralità necessaria alla ricerca.

La vicenda mostra così una frattura destinata a riproporsi: quella tra una medicina chiamata a difendere principi universali anche fuori dagli ospedali e una medicina che teme di perdere la propria neutralità trasformandosi in terreno di confronto politico.

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