Goa, dove si rifugia l’israeliano

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C’è un angolo del pianeta dove ogni anno sbarcano migliaia di giovani israeliani in cerca di pace e serenità. L’oceano, la sabbia fine e una vegetazione rigogliosa accolgono ragazzi appena usciti dal servizio di leva, adulti in fuga dalle fatiche della vita quotidiana, bambini al seguito di genitori in cerca di una meta esotica.

Goa, l’ex colonia portoghese che si affaccia sulla costa occidentale dell’India, li accoglie tutti e li abbraccia con la tranquillità di un paradiso da cui è difficile non farsi rapire. Nota come località hippie degli anni Sessanta, oggi si calcola che ogni anno sbarcano nella regione di Goa oltre trentamila israeliani, tanto che le spiagge ormai hanno nomi come “Tel Aviv Beach”, nei ristoranti è del tutto normale trovare menu scritti in ebraico e in alcune zone perfino i cartelli stradali hanno i sottotitoli in ebraico.

Sono molti gli israeliani che hanno deciso di stabilirsi nella regione, spesso a causa delle difficili condizioni di vita in patria. Ognuno di loro vive come una frattura dolorosa la ricerca della serenità e la necessità di allontanarsi da Israele per trovare quella pace interiore cui aspirano. Ma Goa sembra essere il posto giusto per sopire i dolori e curare le ferite dell’anima. Il venerdì sera in molte case si accendono le candele dello shabbat e si santifica la festa con cene multiculturali nelle quali l’odore dell’India si mescola a fragranze mediorientali, mentre il tramonto sull’Oceano addormenta il giorno.

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