Farmaci in Africa a nome della CEM grazie alla generosità dell’imprenditore Walter Arbib

Mondo

di Paolo Castellano

Nella tradizione ebraica il termine Zedaqah indica il dovere morale di fare del bene e di seguire il sentiero della giustizia. Sebbene non sia un precetto religioso, sono molti gli ebrei che ogni anno si impegnano, a seconda della loro disponibilità quotidiana ed economica, ad aiutare il prossimo. Compresa la Comunità ebraica di Milano (CEM), che anche nel periodo della pandemia non ha rinunciato a dare una mano ai più deboli, cercando di offrire un servizio di supporto a chiunque fosse in difficoltà.

Per questo motivo, la CEM ha accolto con gratitudine la proposta di collaborazione dell’imprenditore e filantropo Walter Arbib per spedire alcune forniture sanitarie in Africa. Infatti, a fine febbraio Arbib ha donato a nome della CEM tre pallet di medicinali alla clinica DREAM della Comunità di Sant’Egidio, che si trova nella Repubblica Centroafricana. Come ha spiegato l’autore del gesto benefico, le medicine serviranno a prestare cure gratuite agli abitanti della capitale centroafricana Bangui, popolata da 790mila abitanti.

«Ho lavorato nei posti peggiori del mondo», ci spiega Arbib al telefono dal Canada. Lì si è trasferito negli anni Ottanta dopo aver operato in diversi paesi con la sua compagnia aerea SkyLink che si occupava in prevalenza del trasferimento di materiale umanitario. L’uomo d’affari con voce malinconica ci spiega di aver vissuto diverso tempo in varie zone dell’Africa e di serbarne il ricordo anche a ottant’anni compiuti: «In Mozambico ho dato supporto alle Nazioni Unite. Ho visto persone senza gambe e braccia a causa delle mine. Anche in Congo ho assistito a cose simili. Tuttavia, il Mozambico mi ha toccato molto al punto che ho deciso di contattare gli Stati Uniti per avviare un progetto di sminamento della regione».

Walter Arbib con le insegne di Commendatore della Repubblica Italiana

Da più di vent’anni Arbib è impegnato in progetti umanitari e ha ricevuto diverse onorificenze in Canada, Israele e Italia per i suoi sforzi nella salvaguardia dei diritti umani. La filosofia di Arbib è molto semplice: gli aiuti sono più efficaci se realizzati a nome di una comunità, evitando inutili personalismi. «La maggior parte delle donazioni che faccio in giro per il mondo, diciamo l’80%, le ho fatte a nome di Israele. Ho inviato aiuti anche a quei paesi del Terzo mondo che non avevano rapporti diplomatici con lo Stato israeliano. Con il passare del tempo mi sono accorto che le mie azioni funzionavano e perciò continuo a farlo da vent’anni», sottolinea Arbib. Tra le altre cose, uno dei progetti più noti dell’imprenditore ebreo fu la creazione insieme all’esercito israeliano di un ospedale da campo al confine tra Siria e Israele per curare i feriti durante l’ultimo conflitto civile siriano.

Per questa ragione, nelle scorse settimane l’imprenditore ebreo di origini libiche ha deciso di contattare il presidente della Comunità Milo Hasbani, a cui è legato da una forte amicizia, per chiedere supporto nell’invio di medicinali alla struttura della Comunità di Sant’Egidio nella Repubblica Centroafricana.

Dunque la donazione a nome della CEM rispecchia un sentimento di gratitudine che Arbib conserva nel suo cuore ancora oggi: «Quando sono arrivato in Italia dalla Libia non avevo un centesimo in tasca. Gli Italiani mi hanno aiutato. Sono stato abbastanza fortunato e quindi nutro affetto per la Comunità ebraica di Milano perché tra loro ci sono i miei amici tripolini e perché il presidente Hasbani è davvero una persona competente e affidabile».

Arbib ha poi svelato che nei prossimi mesi l’editore Guido Guastalla pubblicherà in Italia la sua autobiografia che si trova già nelle librerie in versione inglese col titolo Don’t shoot. I am a good guy. All’interno del libro sarà possibile ripercorrere le sue vicende personali e l’impegno umanitario a stretto contatto con governi e organizzazioni internazionali.