di Redazione
«Facciamo nostre le parole del Governo italiano, che ha definito quelle immagini inaccettabili», dichiara Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano. «Ci offendono come ebrei prima ancora che come cittadini». La Comunità Ebraica di Milano ribadisce al tempo stesso la propria ferma contrarietà all’iniziativa della cosiddetta flottiglia, che considera un atto politico di provocazione nei confronti dello Stato di Israele.
La Comunità Ebraica di Milano esprime profonda indignazione per le immagini diffuse dal ministro israeliano Itamar Ben Gvir, nelle quali persone detenute, tra cui diversi cittadini italiani, vengono esposte a trattamenti lesivi della dignità umana.
«Facciamo nostre le parole del Governo italiano, che ha definito quelle immagini inaccettabili», dichiara Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano. «Ci offendono come ebrei prima ancora che come cittadini. L’ebraismo affonda le proprie radici nel rispetto incondizionato di ogni essere umano, creato betzelem Elohim, a immagine di Dio. Chi si compiace pubblicamente di trattamenti degradanti nei confronti di persone detenute non parla a nome dell’ebraismo: lo tradisce.»
La Comunità Ebraica di Milano ribadisce al tempo stesso la propria ferma contrarietà all’iniziativa della cosiddetta flottiglia, che considera un atto politico di provocazione nei confronti dello Stato di Israele, costruito più per produrre uno scontro mediatico che per contribuire realmente alla pace o alla tutela delle popolazioni civili.
«Proprio per questo», prosegue Meghnagi, «riteniamo che la risposta sbagliata e inaccettabile rappresentata da quelle immagini abbia finito per fare il gioco degli organizzatori della flottiglia, offrendo loro esattamente il risultato propagandistico che cercavano. Difendere Israele significa anche pretendere che le sue istituzioni agiscano sempre nel rispetto della dignità umana, del diritto e dei valori democratici.»
La Comunità Ebraica di Milano esprime vicinanza ai cittadini italiani coinvolti e chiede che venga garantito il pieno rispetto dei loro diritti fondamentali, senza per questo legittimare iniziative provocatorie che alimentano tensioni e divisioni.



