Joe Biden (foto Michael Stokes)

Carlo Panella «Il modo in cui gli americani hanno lasciato l’Afghanistan è vergognoso»

Mondo

di Paolo Castellano

Un’analisi impietosa della crisi in corso nel Paese dei talebani: parla il giornalista Carlo Panella

Il 31 agosto gli Stati Uniti hanno abbandonato l’Afghanistan dopo vent’anni di presenza militare. Questo ritiro, già annunciato dal presidente Joe Biden e da altri suoi predecessori, si è realizzato nel segno delle polemiche sulla gestione del rimpatrio dei soldati e degli afghani che in questi anni hanno collaborato con le forze occidentali. La decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Afghanistan avrà sicuramente degli effetti sugli equilibri del Medio Oriente. Bet Magazine ha dunque intervistato Carlo Panella, esperto di temi mediorientali e giornalista de Linkiesta.

Quanto dobbiamo preoccuparci per il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan?
La sostanza di quello che è successo in Afghanistan è che gli Stati Uniti hanno deciso di completare un processo che era iniziato a suo tempo con la presidenza di Barack Obama, cioè di abbandonare il loro ruolo in Medio Oriente e in Asia. Questo è il succo della vicenda. In precedenza era avvenuto un ritiro totale di Obama dall’intervento in Siria, con la conseguenza di 500mila morti civili; poi l’abbandono completo dello scenario libico. Una linea di coerenza che lega presidenze molto differenti; quella appunto di Barack Obama, poi di Donald Trump e adesso di Joe Biden. Ovviamente questo preoccupa perché, per una settantina d’anni o più, gli Stati Uniti sono stati il punto di riferimento dell’Occidente, soprattutto da un punto di vista militare e politico, insostituibile, non sostituibile da altra forza, men che meno purtroppo da un’Europa divisa e priva di strumenti militari.
Questo atteggiamento isolazionista è una delle caratteristiche degli Stati Uniti d’America: ricordiamoci che entrarono nella Seconda guerra mondiale solo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor e prima la maggioranza americana era contraria ad aiutare l’Inghilterra che stava per soccombere.
Questa nuova politica americana è estremamente preoccupante per i Paesi democratici in prima linea. Innanzitutto per Taiwan, nei cui confronti la Cina non nasconde mire di riannessione, e poi naturalmente anche per Israele, anche se recentemente a Washington il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha ricevuto da Biden l’assicurazione che la collaborazione continuerà.
Questo per parlare alto. Per parlare francamente, tutto ciò si accompagna a un’insipienza, incapacità e faciloneria che sono molto preoccupanti. Perché il modo in cui gli americani hanno lasciato l’Afghanistan è a dir poco vergognoso. Assistiamo a due momenti: uno di politica generale e strategia e l’altro di una totale incapacità di gestire le operazioni politico-militari. Biden ha ostentato sicurezza e ripetuto fino all’ultimo mese che il governo afghano di Ashraf Ghani sarebbe stato in grado di resistere ai talebani; è stato smentito drammaticamente, con il tracollo dell’esercito afghano, il che è responsabilità diretta di come questo esercito, con l’aiuto americano, sia stato messo in piedi. Un errore di politica internazionale che si accompagna a un’incapacità mai vista da parte degli americani di gestire un alleato e di gestire un’operazione che è esplosa in maniera vergognosa.
Si apre quindi una fase nel mondo in cui, a fronte di un rinnovato isolazionismo americano, interessato soltanto ai propri confini e alla propria economia, Biden si occupa ormai soltanto dei 3.500 miliardi che vuole mettere in gioco nell’economia americana. Apre una fase di estrema incertezza, nonostante i recenti appelli – compresi quelli del Presidente italiano Sergio Mattarella alla solidarietà comune e del Commissario per gli Affari esteri dell’UE, Joseph Borrell, di costruire un esercito europeo, cosa che piace molto anche a Marco Minniti -.
Noi non vedremo nascere un esercito europeo per la semplice ragione che un esercito ha bisogno di un solo ordine gerarchico e l’Unione Europea non è in grado di gestire un vertice politico unitario che dia questo ordine unitario. Non c’è e non ci sarà mai un comando dell’Europa, neanche per le piccole strutture militari.
Vedendo questa situazione dal punto di vista di Israele, nonostante le rassicurazioni di Biden a Bennett, e il fatto che Biden abbia ribadito il suo appoggio agli Accordi di Abramo, a fronte di nuove situazioni di tensione, con la Siria, con Hezbollah o con Hamas, possiamo dire che sicuramente gli americani non faranno mancare il loro aiuto a Israele, ma altrettanto sicuramente non metteranno più boots on the ground – come diceva Obama -, non si impegneranno più in conflitti e questa è una cosa di estrema gravità.
I talebani troveranno altri alleati? Magari l’Iran…
Questo era previsto dagli americani e anche ben visto. Si rafforza enormemente la Cina, che sostituirà l’America esattamente come la Russia ha sostituito l’America in Siria. O come la Turchia ha sostituito l’America in Cirenaica. Noi assistiamo nel Mediterraneo – non a caso – a una cosa che non avremmo mai pensato fino a 5 anni fa: le due potenze regionali, la Turchia e la Russia, sono egemoniche in due quadranti determinanti al posto degli Stati Uniti. È l’ora delle piccole potenze regionali che registrano la situazione. Naturalmente la Turchia si rafforzerà ulteriormente perché avrà anche un rapporto privilegiato con i talebani. Già il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sta progettando la gestione con loro dell’aeroporto di Kabul. Il Qatar, che sicuramente non è amico di Israele, dinnanzi ai talebani giocherà un ruolo importante nel futuro dell’Afghanistan. Insomma una situazione quantomeno non piacevole.
Per non parlare delle associazioni terroristiche Isis e Al-Qaeda…
Troveranno nei talebani degli eccellenti compagni di strada. C’è il fatto positivo che Isis e Al-Qaeda si sbranano, si sparano gli uni contro gli altri, pur non avendo alcuna differenza ideologica o dottrinale. Sono però concorrenti perché hanno lo stesso target e incredibilmente Al-Qaeda accusa l’Isis di eccessiva crudeltà. Queste due organizzazioni terroristiche avranno in Afghanistan una loro base per progettare azioni in Europa.
In più, come ho scritto recentemente, esiste quello che Gilles Kepel chiama il “jihadismo di atmosfera”; tra il 2015 e il 2017 abbiamo visto la nascita di un nuovo tipo di terrorista. Il “terrorista a prevedibilità zero”, come diceva Minniti. Persone che rubavano un camion, salivano su una macchina e massacravano come birilli centinaia di persone. È successo a Nizza, è successo a Berlino, Barcellona, San Pietroburgo, Stoccolma.
Questi terroristi “fai da te”, come li chiamavano i giornali, hanno cessato di agire nel momento in cui il sedicente Stato islamico, il califfato islamico Daesh è stato abbattuto dalla coalizione occidentale. Adesso che si sta ricreando un emirato, una repubblica islamica oltranzista in Afghanistan, è probabile che le menti in Europa di questi terroristi si possano di nuovo eccitare e possano di nuovo passare all’azione. È successo recentemente in Nuova Zelanda con 6 morti. E questo è un ulteriore pericolo.

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