di Anna Balestrieri
Secondo quanto riportato da Euractiv, l’ex premier estone avrebbe fatto riferimento all’apartheid durante una riunione riservata lo scorso maggio. Nessuna citazione diretta è stata pubblicata, ma diplomatici presenti avrebbero riferito il contenuto dell’intervento.
La responsabile della politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, è finita al centro di una polemica internazionale dopo un report che sostiene che avrebbe paragonato il trattamento dei palestinesi da parte di Israele al regime di apartheid in Sudafrica.
La comparazione avrebbe avuto luogo in un incontro a porte chiuse durante una visita in Messico.
Secondo quanto riportato da Euractiv, l’ex premier estone avrebbe fatto riferimento all’apartheid durante una riunione riservata lo scorso maggio. Nessuna citazione diretta è stata pubblicata, ma diplomatici presenti avrebbero riferito il contenuto dell’intervento. Kallas avrebbe inoltre menzionato l’impatto personale di una visita al Museo dell’Apartheid di Johannesburg.
L’ufficio della commissaria europea ha rifiutato di commentare la ricostruzione del sito.
AJC: “Un linguaggio che delegittima Israele e distorce la storia”
Le reazioni non si sono fatte attendere. L’American Jewish Committee ha espresso “profonda preoccupazione” per le affermazioni attribuite a Kallas, sostenendo che tale paragone “si discosta dalla posizione consolidata dell’Unione europea, distorce la realtà storica dell’apartheid e alimenta una pericolosa campagna di delegittimazione di Israele”.
L’organizzazione ha inoltre chiesto alla responsabile della politica estera UE di chiarire pubblicamente e ritrattare le sue parole. “L’etichetta di apartheid è stata ripetutamente respinta dall’UE, dagli Stati Uniti e da molti governi democratici”, ha ricordato l’AJC.
Scontro politico in Europa: accuse e difese
La polemica ha rapidamente assunto una dimensione politica europea. Armin Laschet, ex leader della CDU e oggi presidente della commissione Esteri del Bundestag, ha criticato duramente Kallas, accusandola di “screditare la politica estera europea” e definendo le sue affermazioni “inaccettabili”.
Anche altri esponenti del Partito Popolare Europeo hanno preso posizione. Hildegard Bentele, alla guida della delegazione UE-Israele al Parlamento europeo, ha affermato che il paragone sarebbe “fattualmente errato e politicamente inaccettabile”.
Il deputato danese Henrik Dahl, della Liberal Alliance, pur riconoscendo il ruolo competente di Kallas su altri dossier, ha definito l’accostamento all’apartheid “completamente sbagliato sul piano fattuale” e offensivo per le vittime del regime sudafricano.
Dura replica da Israele: “antisemitismo e odio ossessivo”
Dalla sfera politica israeliana è arrivata una delle reazioni più dure. Il ministro per gli Affari della diaspora Amichai Chikli ha accusato l’Unione europea di “odio ossessivo verso Israele e antisemitismo puro”, estendendo la critica direttamente a Kallas.
Chikli ha inoltre usato un linguaggio fortemente polemico, evocando il termine nazista “Judenrein” in riferimento alla Cisgiordania.
Una controversia che riapre il dibattito sull’uso del termine “apartheid”
Il caso riaccende un dibattito già ricorrente nelle sedi diplomatiche e accademiche: l’uso del termine “apartheid” per descrivere la realtà israelo-palestinese resta profondamente controverso e divisivo.
Mentre alcune organizzazioni per i diritti umani lo adottano, numerosi governi occidentali e istituzioni ufficiali continuano a respingerlo, considerandolo politicamente fuorviante e storicamente improprio.
La vicenda mette ora sotto pressione la stessa posizione pubblica della diplomazia europea, chiamata a chiarire se e come simili paragoni possano rientrare nel linguaggio di un alto rappresentante dell’Unione.



