Joe Biden e Isaac Herzog

Biden incontra Herzog e apre a un incontro con Netanyahu. Ma resta la questione della riforma giudiziaria

Mondo

di Giovanni Panzeri
“Lasciatemelo dire chiaramente, la democrazia israeliana è salda, forte e resistente” ha dichiarato il presidente israeliano Isaac Herzog durante un incontro pubblico con Joe Biden martedì 18 luglio, il giorno prima del suo intervento davanti al Congresso americano.

“L’acceso dibattito che ha preso corpo in Israele” ha continuato riferendosi alle proteste che, ormai da mesi, infuriano contro la riforma giudiziaria promossa dal governo israeliano “ pur se intenso, è un segno della grandezza della nostra democrazia”.

Il presidente americano, che in questi mesi è intervenuto più volte sulla questione, ha preferito evitare l’argomento davanti alle telecamere, limitandosi a rimarcare la sua vicinanza a Israele e l’importanza delle relazioni tra lo stato ebraico e gli Usa.

In privato tuttavia, secondo il Times of Israel, Biden ha ribadito la necessità di un compromesso tra governo e opposizione, sottolineando come “le proteste di massa e il caos sulla questione mettono in pericolo la stabilità della regione e i tentativi di espandere gli accordi di Abramo” e come la forte relazione tra le due nazioni si basi sulla “comunanza di valori democratici”, di cui farebbe parte la ricerca del consenso.

Herzog dal canto suo ha dichiarato il suo supporto per rinnovare le negoziazioni, di cui si era già fatto promotore, e che “le preoccupazioni di altri stati, come l’America, dovrebbero essere un fattore da considerare per i leader israeliani, una ragione in più per riprendere le trattative”.

Un futuro incontro con Netanyahu

Biden aveva già fatto presente le sue preoccupazioni direttamente al primo ministro israeliano Netanyahu, in una chiamata avvenuta lunedì 17 Luglio. Durante la chiamata i due si sono accordati, per la prima volta dopo mesi di gelo, su un futuro incontro da tenersi entro la fine dell’anno sul suolo americano.

Questo accordo potrebbe esprimere l’intenzione di Washington di “calmare le acque” rispetto alla crescente tensione degli scorsi mesi, durante i quali Biden ha definito l’attuale governo israeliano “il più estremista di sempre” ed è stato a sua volta a accusato di intromettersi negli affari interni dello stato ebraico e di “coordinare i propri interventi sulla riforma giuridica con i leader dell’opposizione”, ma l’amministrazione statunitense ha chiarito che avrebbe sfruttato la chiamata per fare pressione sulla riforma della giustizia.

Durante la conversazione il presidente americano ha infatti ribadito la necessità di fermare il processo legislativo per cercare una maggior base di consenso e riaprire i negoziati con le opposizioni ma Netanyahu ha affermato che le opposizioni non sono seriamente intenzionate a negoziare “perché temono di inimicarsi il movimento di protesta se cedono a un compromesso su certe istanze”.

Il focus  della conversazione si è poi spostato sulla collaborazione contro l’Iran e sulla costruzione di nuovi insediamenti di coloni in Cisgiordania, su cui Netanyahu si è limitato a dire che “non ci saranno ulteriori piani di costruzione quest’anno”.

Certamente dà da pensare che non siano stati definiti un luogo e una data precisi per l’incontro tra Biden e Netanyahu….