Un appello a Mattarella per rimuovere il busto del fascista Azzariti

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Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della Razza ai tempi del fascismo

“È veramente insultante nei confronti della memoria delle innumerevoli vittime del fascismo e dei loro discendenti, apprendere tanto dell’odierno rifiuto di rimuovere dalla sede della Corte Costituzionale il busto di Azzariti, quanto la considerazione del fatto che tale individuo abbia effettivamente potuto ricoprire, complice la «grazia» di Togliatti, prestigiose cariche istituzionali della nostra Repubblica, nel silenzio pressoché generale del mondo politico, culturale, accademico e, specialmente, dell’opinione pubblica”.

Questo il messaggio centrale dell’appello scritto da Riccardo Calimani e Rav Giuseppe Laras al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la decisione della Corte Costituzionale di lasciare il busto di Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della Razza ai tempi del fascismo, all’interno della propria sede.

Pochi giorni fa, Gian Antonio Stella aveva risollevato la questione sul Corriere della Sera, raccontando come l’ex vicepresidente della Corte, Paolo Maria Napolitano avesse domandato già due anni fa ai suoi colleghi della Consulta di eliminare il busto del fascistissimo (poi riciclatosi nel Pci di Togliatti) Gaetano Azzariti.

Secondo quanto rivelato da Napolitano, d’altronde, Azzariti “presiedette, fino alla caduta del fascismo, una commissione di natura politica, pienamente integrata della logica della persecuzione degli ebrei”. Un compito che gli era stato affidato in quanto apparteneva alla “ristretta cerchia dei più elevati e fidati gerarchi del regime”, e poiché condivideva “almeno nelle linee generali, l’aberrante logica della “difesa della razza”.

E allora, si chiedeva Napolitano, perché mai il suo busto deve avere l’onore di restare esposto nel palazzo, visto che non vi sono neanche i busti di tutti gli altri presidenti?

Non si sapeva, e non si sa tutt’ora. Perché, ricorda il Corsera, la richiesta di Napolitano venne respinta. E ai giornalisti del Corsera che hanno richiesto il verbale della riunione in cui venne appunto bocciata l’idea dell’ex vicepresidente, per comprendere i motivi che si celavano dietro il rifiuto, la risposta è stata: “La Corte costituzionale corrisponde volentieri alla Sua richiesta di informazioni e Le conferma di essersi in effetti espressa, nella seduta del 12.12.2012, sulla proposta del giudice Paolo Maria Napolitano, decidendo di non rimuovere, allo stato, il busto di Gaetano Azzariti”.

Il testo dell’appello di Calimani e Rav Laras
“Illustrissimo Signor presidente della Repubblica, noi sottoscritti abbiamo letto sul Corriere l’ottimo articolo di Gian Antonio Stella sulla sorprendente vicenda legata alla presenza nella sede della Corte Costituzionale del busto di Gaetano Azzariti, presidente negli anni bui del fascismo dell’indegno e cosiddetto Tribunale della Razza, poi incredibilmente eletto Presidente della Corte Costituzionale negli anni ‘5o. Questo purtroppo non è l’unico, triste e scandaloso caso di «riciclo» di un militante fascista antisemita tra le file degli intellettuali e dei politici dell’Italia repubblicana. È veramente insultante poi, nei confronti della memoria delle innumerevoli vittime del fascismo e dei loro discendenti, apprendere tanto dell’odierno rifiuto di rimuovere dalla sede della Corte Costituzionale il busto di Azzariti, quanto la considerazione del fatto che tale individuo abbia effettivamente potuto ricoprire, complice la «grazia» di Togliatti, prestigiose cariche istituzionali della nostra. Repubblica, nel silenzio pressoché generale del mondo politico, culturale, accademico e, specialmente, dell’opinione pubblica. Facciamo appello alla Sua sensibilità di garante delle istituzioni — sensibilità già apprezzata in modo particolare in occasione del ricordo del piccolo Stefano G. Tachè, vittima di un terrorismo nichilista, blasfemo e criminale davanti alla sinagoga di Roma — e chiediamo che Ella ci aiuti, grazie al Suo indiscusso prestigio, a far rimuovere quel busto di marmo da una sede coi prestigiosa. Ci rendiamo ben conto che si tratta di un gesto simbolico. Forse in altri luoghi esistono altri «busti» di persone poco rispettabili. Come italiani riteniamo, tuttavia, necessario e doveroso elevare la nostra ferma protesta, esprimere la nostra indignazione e chiedere che questo sopruso e questa vergogna siano cancellati. Con deferenza e stima”.

 

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