Ospedale Israelitico di Roma, oltre il caso fentanyl: la storia di una struttura al servizio della città

Italia

di Pietro Baragiola

Nelle ultime settimane il nome dell’Ospedale Israelitico di Roma è comparso sulle cronache nazionali in seguito al furto di 80 fiale di fentanyldalla sede dell’Isola Tiberina.

 

Accanto alle indagini della magistratura, però, si è sviluppata sui social una campagna antisemita, carica di teorie complottiste che hanno trasformato questo fatto di cronaca in un pretesto per colpire, ancora una volta, la comunità ebraica.

 

L’episodio ha riportato l’attenzione su una realtà spesso poco conosciuta: l’Ospedale Israelitico non è riservato esclusivamente agli ebrei, bensì è una delle più antiche strutture sanitarie della Capitale ed oggi è aperto a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa.

 

 

Le origini dell’Ospedale

L’Ospedale Israelitico affonda le proprie radici nel 1914, quando la Comunità Ebraica di Roma ha deciso di creare una struttura sanitaria capace di assistere i più bisognosi della città.

 

Negli anni a seguire l’istituto si è progressivamente trasformato in un edifico moderno aperto all’intera collettività e, nonostante l’introduzione delle leggi razziali durante la Seconda guerra mondiale, ha continuato a garantire le sue cure a tutti i cittadini, senza eccezioni antisemite, diventando un punto di riferimento per molti ebrei romani.

 

Oggi l’Ospedale Israelitico opera attraverso diverse sedi, tra cui quella storica dell’Isola Tiberina e quella di Monteverde, ed è convenzionato con il Servizio sanitario regionale. Ogni anno il gruppo accoglie migliaia di pazienti, offrendo servizi ospedalieri, ambulatoriali e specialistici.

 

Pur mantenendo il proprio legame con la comunità di Roma, l’istituto continua a ispirarsi a un principio che accompagna la medicina ebraica da secoli: “la cura della persona è un valore universale”.

 

 

Dal furto di fentanyl agli insulti antisemiti

Il 3 luglio 2026 il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione straordinaria dopo la scoperta del furto di 80 fiale di fentanyl, potente analgesico oppioide, dalla sede dell’Isola Tiberina.

 

L’inchiesta della Procura di Roma, che procede con l’accusa di furto e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, è affidata ai Carabinieri del NAS, impegnati a ricostruire sia le modalità del crimine che l’eventuale destinazione del farmaco.

 

“Abbiamo accertato la mancanza delle fiale il 29 giugno, ma non sappiamo quando il furto sia effettivamente avvenuto” ha dichiarato Antonio Maria Leozappa, commissario straordinario dell’Ospedale Israelitico, nell’intervista rilasciata ad Adnkronos Salute. “Siamo parte lesa e stiamo collaborando attivamente con la magistratura e tutte le autorità competenti per accertare quanto accaduto.”

 

Le verifiche hanno riguardato anche i protocolli di custodia e tracciabilità dei medicinali ad alto rischio, spingendo il Ministero della Salute a rafforzare le misure di sicurezza nelle strutture sanitarie.

 

Parallelamente alla vicenda giudiziaria, però, il nome dell’ospedale è stato strumentalizzato sui social, dove numerosi post e commenti hanno utilizzato il termine “Israelitico” per rilanciare stereotipi e messaggi antisemiti.

 

“È sconvolgente come nel giro di poche ore il furto sia diventato l’ennesimo pretesto per diffondere odio antiebraico su scala nazionale” ha annunciato l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, rispondendo alle dichiarazioni sui social.

 

È un meccanismo che negli ultimi anni si è ripetuto più volte, dai murales sulla Shoah vandalizzati a Milano, alle contestazioni contro la Brigata Ebraica durante le celebrazioni del 25 aprile. Ancora oggi il semplice riferimento a un’istituzione o a un simbolo ebraico viene trasformato in motivo di attacco, anche quando si tratta di realtà che svolgono un servizio pubblico aperto all’intera collettività.