Malasanità, via il fango

di Ester Moscati

Le truffe alla Regione Lazio attribuite ad Antonio Mastrapasqua, ex direttore generale dell’Ospedale Israelitico, screditano una storica e illustre istituzione romana

Ospedale Israelitico

Sono 90 mila le cartelle cliniche di pazienti in carico all’Ospedale Israelitico che sono state smistate in altri ospedali della capitale, dopo la revoca della convenzione con la Regione Lazio. Questo anche se il Governatore Zingaretti aveva dichiarato, pochi giorni prima, durante un’intervista a Ballarò, che, «la revoca della Convenzione è un atto estremo. Dobbiamo vedere come si possono colpire i responsabili senza far ricadere le conseguenze su chi all’Ospedale Israelitico lavora».
Vogliamo dire subito, però, che l’Ospedale Israelitico è un ente legato alla Comunità ebraica di Roma ma ha un bilancio totalmente autonomo, una gestione autonoma e compie le sue scelte in totale autonomia. La Comunità ebraica di Roma infatti non interferisce nelle decisioni del consiglio di amministrazione dell’ospedale.
La maggioranza dei suoi dipendenti non è composta da persone di religione ebraica. Non a caso dei 17 provvedimenti emessi dalla magistratura (14 dei quali sono ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari), solo uno è indirizzato ad un iscritto alla Comunità ebraica di Roma.
Il principale indiziato è Antonio Mastrapasqua, l’ex direttore generale dell’ospedale Israelitico di Roma, ex presidente dell’Inps, arrestato dai carabinieri del Nas, con le accuse di truffa e falso. Dai controlli svolti in questi anni dalle Asl competenti e dal NOC regionale (Nucleo operativo controlli) sono emersi comportamenti illeciti reiterati che “hanno prodotto – secondo una nota della Regione Lazio – l’alterazione dei rimborsi e che risultano proseguiti fino ad oggi”. Il danno per la Regione è stimato tra i 14 e i 20 milioni di euro. Mastrapasqua avrebbe anche convinto i vertici della Comunità ebraica che le indagini erano pretestuose e dettate da antisemitismo, dicendo «I miei informatori mi dicono che la Degrassi (direttrice per la salute e l’integrazione della Regione che si opponeva al riconoscimento dei rimborsi gonfiati al nosocomio, n.d.r.), è non filo-palestinese, è proprio Hamas al 100 per cento. Me lo hanno detto e mi rimane indifferente ma la Comunità ci dovrebbe riflettere. Lei è totalmente pro Hamas e pro Gaza, e contro Israele». Sconvolgenti le intercettazioni acquisite agli atti. Una in particolare, tra il primario di Geriatria, Stefano Zuccaro, e Luigi Spinelli, direttore sanitario. Dice Zuccaro: «La questione è politica e la Comunità deve mettere sul piatto della bilancia la Shoah». E Spinelli: «Sì, sì, devono comincià a fà i piagnoni come sanno fare benissimo».
L’inchiesta va avanti e se i danni per la Regione saranno calcolati, restano invece incalcolabili i danni materiali, morali e di immagine per l’Ospedale Israelitico. Nota a margine, il quotidiano Il Tempo ha diffuso alcune informazioni su carenze igieniche che il personale definisce vere e proprie “calunnie”. Guardacaso, Il Tempo è il giornale della famiglia Angelucci, proprietaria di 6 case di cura a Roma, oggetto di indagine nel 2010 per una truffa da 100 milioni di euro al sistema sanitario regionale.

La Comunità Ebraica di Roma
si ritiene parte lesa: il comunicato
«Gli episodi che hanno coinvolto l’Ospedale Israelitico di Roma hanno scosso tutti noi, portandoci a lunghe giornate di riflessione e di intenso lavoro. L’Ospedale Israelitico di Roma è da sempre una realtà importante per tutta la città. Affonda le sue radici nei secoli e vede la sua costituzione formale nel 1911 con un Regio Decreto. Negli anni i romani hanno usufruito dei servizi della struttura, che si sono migliorati, moltiplicati, innovati, fino a rendere il nosocomio uno dei punti di riferimento della Sanità nel Lazio. Le sue eccellenze nel campo sanitario si devono a medici provenienti da ogni parte d’Italia, con diversificate tipologie di specializzazione, con una formazione culturale eterogenea. Sono medici atei, cristiani, ebrei, buddisti, musulmani credenti ognuno nella fede che hanno deciso di seguire. L’Ospedale Israelitico di Roma è di proprietà della Comunità Ebraica di Roma, ma non è l’ospedale degli ebrei. È l’ospedale di tutti. È l’ospedale di Roma e lo dimostrano le centinaia di migliaia di utenti non ebrei che ogni giorno si recano nelle strutture per usufruire delle prestazioni offerte.
Proprio perché è l’ospedale di tutti, la Comunità Ebraica di Roma sente la responsabilità morale di ciò che sta accadendo. Quando un figlio sbaglia, anche se il genitore non è direttamente colpevole, è suo compito assumersene le responsabilità e agire di conseguenza. Se all’interno dell’Ospedale Israelitico di Roma sono stati commessi degli errori quel peso ricade anche sulle nostre coscienze. Siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria, al fianco della magistratura, considerando la Cer parte lesa. Abbiamo il dovere di continuare a offrire il servizio sanitario ai cittadini, salvare circa 800 posti di lavoro e, non ultimo, salvaguardare la nostra Istituzione.
Dopo le dimissioni del Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Israelitico di Roma, motivate espressamente per permettere l’adozione di una gestione più agile, questo Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, unitamente al Consiglio della Deputazione di Assistenza Ebraica, nominerà un Commissario Straordinario dell’Ospedale in discontinuità con l’intero apparato dirigenziale e con chiunque abbia preso parte all’attività manageriale dell’Ospedale Israelitico di Roma, nei confronti dei quali ci riserviamo di intraprendere ogni azione legale necessaria. Con il presente documento la Comunità Ebraica di Roma segna un nuovo corso e si fa parte attiva per la soluzione del problema.In ultimo, ma non in termini d’importanza, non c’è certo sfuggito un tema fondamentale che riguarda questa vicenda. Ci riferiamo alla strumentalizzazione della tragedia della Shoah e della piaga dell’antisemitismo. Le intercettazioni pubblicate sono un pugno allo stomaco per tutti noi, sono un abominio di fronte ai milioni di morti, sono un reato morale che non possiamo tollerare.
La Shoah è iscritta nella Memoria della Storia dell’Uomo, è un crimine commesso contro l’umanità, non può essere utilizzata a fini illegittimi. La lotta all’antisemitismo è un fondamento della nostra civiltà e non deve essere impiegata come scudo per interessi personali. Prendiamo le distanze da chiunque abbia compiuto atti simili e se ciò è avvenuto dentro le mura dell’Ospedale Israelitico di Roma, al di là di quelle che saranno le sentenze dei tribunali, fin da oggi esprimiamo prima di tutti la nostra ferma e chiara condanna morale», conclude così il Comunicato.