di Sofia Tranchina
Al Teatro Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah chiude la Giornata Europea della Cultura Ebraica con un percorso sull’amore: quello che l’uomo cerca in Dio, e quello che Dio vorrebbe trovare nell’uomo.
Si è chiusa domenica 6 settembre, al Teatro Franco Parenti di Milano, la XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema dell’amore. Per amor del cielo (!), la mise en scène firmata da Andrée Ruth Shammah con Federica Fracassi e Tommaso Ragno, è andata in scena per una replica unica: secondo Guido Ceronetti, spiega la regista, certi gesti non possono essere ripetuti, e questo era uno di quelli. «Un caso abbastanza straordinario». Che è poi la forma più vicina al testo scelto: anche il Cantico dei Cantici racconta un incontro che accade una volta sola, e che proprio per questo va cercato di nuovo.
Un Dio che vuole morire
Il punto di partenza è l’intuizione di Oy, Elohim!, testo della drammaturga israeliana Anat Gov, pubblicato in Italia da Giuntina nella traduzione di Enrico Luttmann e Pino Tierno. Un Dio stanco, triste, depresso — Tommaso Ragno — entra nello studio di una psicanalista, Ella, interpretata da Federica Fracassi, e le chiede aiuto: per una volta non è l’uomo a interrogare Dio, ma Dio a interrogare l’uomo. Ha perso fiducia nell’umanità e, soprattutto, non ne sente più l’amore. Vuole morire. Quando Ella gli fa notare che per morire veramente dovrebbe eliminare l’intera umanità, lui prende in considerazione anche l’ipotesi di un nuovo diluvio universale.
Su questa struttura Shammah innesta il Cantico dei Cantici, il canto appassionato di due amanti che si cercano, si chiamano, si perdono e si ritrovano: il libro più erotico delle Scritture ebraiche, che la tradizione rabbinica ha letto come metafora della relazione tra Dio e il suo popolo. Lo stratagemma della seduta analitica diventa la cornice entro cui il Cantico può essere ascoltato — e attraverso il Cantico Dio riscopre il legame con l’uomo, ritrovando la fiducia che aveva perduto.
«Mi interessava soprattutto la discussione intorno al Cantico», ha raccontato la regista: «come mai un libro erotico sia annoverato tra i testi sacri. Sono partita da lì e ho fatto qualcosa che io stessa sono curiosa di vedere che cosa sia».
L’opera procede per battute, con un umorismo di ascendenza yiddish che ribalta di continuo le posizioni tra paziente e terapeuta. La risata è proprio ciò rende avvicinabile una divinità che altrimenti resterebbe astratta.
«Mettermi in gioco e rischiare»

Shammah non ha nascosto la natura sperimentale dell’operazione, preparata in pochi giorni. «Do molta importanza a questa giornata, in un momento — dopo il 7 ottobre — in cui la parola e la condivisione contano più che mai. Il mio gesto d’amore è stato mettermi in gioco e rischiare. Fracassi e Ragno hanno giocato la partita con me». Il tema della Giornata, quest’anno, era appunto l’amore.
Nell’introduzione la regista ha voluto sgombrare il campo da due automatismi. Il primo riguarda il modo in cui l’ebraismo viene interpellato: «Quando si parla di cultura ebraica, viene sempre richiesto di parlare dello Stato di Israele».
Per questo motivo, in scena c’è un telefono, di quelli con la cornetta e il filo, fuori uso da almeno vent’anni. Una scelta deliberata, che la regista ha spiegato prima dell’inizio: «L’abbiamo messo per sottrarre la pièce ai dibattiti contemporanei: mentre si parla di cultura ebraica, volevo che non ci fosse alcuna polemica relativa al governo di Israele».
Il secondo è un equivoco più antico, quello del Dio ebraico vendicativo a cui si contrapporrebbe il Dio dell’amore. «Bisogna uscire da questo equivoco», ha detto Shammah — ed è esattamente ciò che il testo di Anat Gov fa, mettendo in scena una divinità che dall’amore dipende invece di amministrarlo.
Il tema, del resto, non è stato trattato come una consolazione. «L’amore è anche un grande rischio», ha concluso la regista. «Per amore si commettono molti errori. Per questo l’amore deve essere legato alla giustizia».
Alla fine è il Cantico a rimettere in moto qualcosa: due voci che si chiamano nel buio e si trovano.
(Nei prossimi giorni verrà caricato il video di questo panel)





