di Redazione
Il cda ha criticato il giornalista per avere usato la parola “escursionisti” per gli israeliani recatisi a Tell. Duro il presidente della Comunità ebraica di Milano. Mentre l’Associazione per la Lotta all’Antisemitismo ha divulgato una lettera di solidarietà al giornalista indirizzata ai vertici della Rai che si può sottoscrivere.
«Apprendiamo che alcuni consiglieri di amministrazione Rai hanno criticato il corrispondente Giovanbattista Brunori per aver descritto le vittime dell’attacco in Cisgiordania come israeliani in escursione. Per alcuni membri del CdA il problema non sembra essere l’aggressione a dei civili, ma il fatto che la parola usata per raccontarla non fosse abbastanza politicamente connotata.
Esprimiamo piena solidarietà a Brunori, anche per gli attacchi e i tentativi di intimidazione ricevuti: descrivere delle vittime per quello che stavano facendo è cronaca, non propaganda. Se il CdA Rai vuole intervenire sul racconto del Medio Oriente, lo faccia su chi nega, mente o giustifica il 7 ottobre, e su chi parla di un genocidio a Gaza mai dimostrato in alcuna sede giudiziaria». Lo dichiara Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano.
La lettera per sostenere Brunori: firma anche tu
Proprio per sostenere Giovanbattista Brunori l’ALA-Associazione per la Lotta all’Antisemitismo ha divulgato una lettera di solidarietà al giornalista indirizzata ai vertici della Rai in cui si sostiene che “il giornalista Brunori ha raccontato i fatti dando un quadro completo e obiettivo”, riportando anche le violenze dei palestinesi, che “non sono solo eterne vittime, talora hanno il coltello dalla parte del manico. Invece questo voler negare le violenze palestinesi ad ogni costo, volerli scagionare sempre e comunque, non avvicina la pace, ma inquina la lettura della situazione e rende la pace una chimera impossibile da ottenere se non a prezzo di sofferenze inenarrabili. Salvo demonizzare Israele. E salvo perseguitare persone, come Giovan Battista Brunori, che cercano di dare un quadro reale e onesto della situazione attribuendo le responsabilità, di volta in volta, a chi davvero le merita”.
La lettera si conclude con un augurio che “la libera informazione venga sempre garantita e che la verità non venga addomesticata alle esigenze dei social. Soprattutto da chi questa verità deve proteggerla”.




