Non la vogliono in viaggio, studentessa aiutata dalla Fondazione Museo della Shoah

di Naomi Stern

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Era prevista per martedì 19 aprile la partenza di una classe di terza media di Legnano, un viaggio di istruzione con destinazione Mauthausen. L’intera classe, però, non è andata.
L’Istituto ha deciso di sospendere il viaggio per l’Austria, in attesa dei riscontri degli ispettori che dovranno accertare fino in fondo le discriminazioni contro una tredicenne autistica.
Il viaggio, organizzato da mesi, è diventato un vero e proprio caso.

Rifiutata dai compagni con la scusa “Non voglio stare in camera con lei”, o ancora “Non posso dormirci insieme, ho paura”. Una professoressa ribatteva: “Qualcuna ci deve pur stare”, e i maschi della classe: “Meno male che è femmina e la cosa non ci tocca”; la tredicenne è finita col rimanere totalmente emarginata ed esclusa, oltre che dalla classe, anche dalla gita.
I genitori, esclusi dalle conversazioni di WhatsApp in cui si discuteva il caso, hanno inviato una lettera, ma sono stati nuovamente ignorati sia dagli insegnanti che dall’istituto stesso che, come risposta, ha proceduto con l’organizzazione della gita.

“Un viaggio importante, per studiare gli orrori della discriminazione. Tante parole e poi, nei fatti… Nella scuola organizzano convegni contro il bullismo… Ma davvero, non ce l’ho con i compagni di classe. I messaggini li considero una ragazzata. Sono gli adulti che mi hanno deluso e rattristato” queste le parole della mamma della ragazza autistica.
In soccorso della ragazza tredicenne è arrivato il sostegno e la solidarietà del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e della Comunità Ebraica. Fondamentale anche la mobilitazione della Fondazione Museo della Shoah. Dopo poche ore dall’aver appreso il fatto, d’intesa con il presidente Mario Venezia, Riccardo Pacifici, uno dei fondatori dell’ente, ha chiamato la madre convincendola ad accettare la proposta della Fondazione di accompagnare la figlia a Mauthausen, e ha garantito la massima disponibilità, attraverso i canali istituzionali, per trovare ulteriori sbocchi. La mamma ha accettato la proposta.

Non è escluso che la gita possa avvenire nelle prossime settimane. Ministero e Provveditorato hanno espresso la speranza che questa particolare storia possa trasformarsi in un’occasione di riflessione e di ripresa di un clima di rispetto e convivenza. La Fondazione Museo della Shoah ha invece espresso il desiderio di incontrare tutti gli studenti della scuola per parlare di discriminazione e bullismo. Una storia assurda quanto tragica, che può essere l’inizio di un bell’esempio di resilienza.