Meina: pietre d’inciampo in memoria della strage

Italia

Pietra-d'inciampo__MeinaDomenica 11 Gennaio, alle ore 10.00, a Meina, sul Lago Maggiore, nel Piazzale dell’Imbarcadero saranno ricordate le vittime più giovani della Strage del 1943: Jean, Robert e Blanchette Fernandez Diaz di 17, 13 e 12 anni,  con la posa delle prime tre “pietre d’inciampo” che faranno parte del più grande monumento diffuso europeo dedicato alle vittime del nazi-fascismo.

Delle semplici “pietre di ottone”, delle dimensioni dei quadrati di porfido che pavimentano le strade di tante città europee, sono posate da anni in ogni angolo del vecchio continente con incisi i nomi e le date più significative degli assassinati.

La posa delle pietre a Meina è una tappa importante del lungo percorso che ha portato Becky Behar Ottolenghi, sopravvissuta alla strage e deceduta nel 2009, figlia del proprietario dell’Hotel Meina, teatro della strage, a testimoniare per tutta la vita il racconto di quelle efferate vicende.

A Meina, nel settembre del 1943 erano giunti diversi ebrei, dopo lunghe e tragiche peripezie, dalla Grecia e da Milano. Erano ospiti dell’Hotel Meina.
Non fu difficile individuarli, così come non fu difficile individuare molti altri ebrei in transito nella zona. Oltre agli elenchi e alle schede tenute aggiornate dai fascisti fin dal 1938, anno di promulgazione della  leggi razziali, a fornire alle SS tutti i dati necessari per individuare e catturare gli ebrei si prestarono anche delatori e spie del posto che, per lucro o per acquisire meriti di fronte ai nazisti, “vendettero” gli ebrei e le loro famiglie.

Come si legge nel sito dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola “Piero Fornara”
“I rastrellamenti iniziarono a Baveno il 13 settembre e qui, come altrove, portarono non solo al massacro delle persone, ma anche alla razzia dei loro beni. I quattordici ebrei catturati nei giorni successivi furono uccisi tra il 15 e il 22 settembre: i loro corpi furono gettati nel lago e, forse, in parte sepolti nei boschi circostanti.
Il giorno 15 iniziarono i rastrellamenti anche ad Arona, Meina, Mergozzo e Orta. I nove arrestati di Arona furono prima rinchiusi nella caserma dei carabinieri e poi trasportati verso una località sconosciuta: di loro non si è saputo più nulla.
A Meina, i sedici ebrei presenti nell’omonimo Hotel, gestito da Alberto Behar, ebreo con cittadinanza turca (circostanza che gli permise di salvarsi assieme alla propria famiglia perché la Turchia in quel momento era un paese neutrale), vennero trattenuti per alcuni giorni e poi tra il 22 e il 23 settembre uccisi e buttati nel lago legati a pesanti massi. Alcuni corpi riaffiorarono e vennero nuovamente affondati.
A Mergozzo, i tre arrestati sparirono il giorno stesso e di loro non si seppe più nulla.
A Orta, furono arrestati Mario e Roberto Levi, rispettivamente zio e cugino di Primo Levi. Da pochi mesi sfollati sul lago, furono individuati a seguito di una delazione, mentre le rispettive mogli riuscirono a salvarsi. Dei due Levi non si seppe più nulla.
Il giorno 16 furono arrestate quattro persone a Stresa, poi uccise il 22 settembre.
Il giorno 17 a Pian Nava, nei pressi di Premeno, sui monti sopra Verbania due furono gli arrestati e di loro non si seppe più nulla.
Il giorno 19 il rastrellamento proseguì anche a Novara con la cattura e la probabile deportazione di Giacomo Diena e di suo zio Amadio Jona.
Il giorno 8 ottobre, a seguito di delazione, fu arrestato a Domodossola, mentre tentava di espatriare, Riccardo Ovazza e portato nella sede della seconda compagnia SS di stanza a Intra, presso le scuole elementari femminili. I nazisti trovarono così anche il resto della famiglia, i genitori e la sorella, sfollati a Gressoney e li portarono a Intra: tra il 9 e l’11 ottobre furono tutti uccisi e i loro corpi bruciati nella caldaia della scuola”.
Quella del lago Maggiore fu la prima strage di ebrei commessa da tedeschi in Italia, la seconda per numero di vittime dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Furono cinquantasei gli ebrei che, tra il 15 settembre e l’11 ottobre 1943, vennero trucidati dalle SS nella zona del Verbano.
Hanno raccolto il testimone, per evitare l’oblio di ciò che è stato e nel ricordare il nome e le storie degli ebrei vittime del razzismo, la Sinagoga Ebraica Progressiva di Milano Lev Chadash con la figlia di  Becky Behar Ottolenghi, Rossana Ottolenghi, il Comune di Meina, l’Istituto Storico della Resistenza “Piero Fornara” e la Scuola di Meina intitolata alle tre vittime più giovani: Jean, Robert e Blanchette Fernandez Diaz di 17, 13 e 12 anni.

Dopo l’inaugurazione a cura del Sindaco seguirà una breve funzione religiosa da parte della Sinagoga riformata ed un breve intervento a cura dell’Istituto Storico della Resistenza “Piero Fornara”  sul significato delle Pietre d’Inciampo posate davanti ai luoghi dove vivevano le vittime assassinate o deportate.
Alle 11.00, nella Sala Comunale del Municipio di Meina, la performance del Duo Stellerranti EVEN – PIETRE la memoria ebraica nelle melodie che attraversano il tempo (Cinzia Bauci, contralto e Pier Gallesi, fisarmonica).

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