Da sinistra Alessandro Litta Modignani, Davide Romano, manfredi Palmeri, Alessandro Pecoraro

Aggressioni del 25 aprile: la Brigata Ebraica e Ponte Atlantico lanciano la querela contro ignoti da Palazzo Marino

Italia

di Pietro Baragiola
Nell’atto depositato vengono elencati i reati di violenza privata pluriaggravata, minaccia pluriaggravata, rapina pluriaggravata e istigazione a delinquere, qualificazioni giuridiche che ora saranno valutate dalla magistratura. (Da sinistra Alessandro Litta Modignani, Davide Romano, manfredi Palmeri, Alessandro Pecoraro)

A oltre tre mesi dagli scontri avvenuti durante il corteo del 25 aprile a Milano, la Brigata Ebraica e l’associazione Ponte Atlantico hanno presentato una denuncia-querela contro ignoti chiedendo alla Procura di accertare le responsabilità penali per le aggressioni denunciate nel corso della manifestazione.

L’iniziativa è stata presentata mercoledì 29 luglio durante una conferenza stampa ospitata a Palazzo Marino alla presenza del consigliere comunale Manfredi Palmeri, del direttore del Museo della Brigata Ebraica Davide Romano e dei rappresentanti di Ponte Atlantico Alessandro Litta Modignani e Alessandro Pecoraro.

Nell’atto depositato vengono elencati i reati di violenza privata pluriaggravata, minaccia pluriaggravata, rapina pluriaggravata e istigazione a delinquere, qualificazioni giuridiche che ora saranno valutate dalla magistratura.

L’attacco alla Brigata Ebraica

Ad aprire l’incontro è stato il consigliere Manfredi Palmeri, che ha ricordato come siano trascorsi “cento giorni da quel 25 aprile”, definendolo il primo nel quale ad alcuni partecipanti sarebbe stato impedito di raggiungere la conclusione del corteo in via Senato.

“Ci auguriamo che sia anche l’ultimo e che vi sia uno stop alla violenza” ha dichiarato Palmeri, ricordando il significato storico della Festa della Liberazione e sottolineando che “Milano non può permettere che queste cose avvengano”.

Durante il suo intervento il consigliere ha inoltre criticato il dibattito seguito agli scontri, affermando che “il problema non sono le bandiere israeliane ma l’antisemitismo, che non dovrebbe esistere e specialmente non il 25 aprile.”

Secondo Davide Romano, la decisione di ricorrere alla magistratura arriva dopo “vent’anni di tensioni mai risolte” attorno alla presenza dell’organizzazione alle celebrazioni della Liberazione.

“Quest’anno un’associata 82enne si è vista strappare con violenza la bandiera della Brigata Ebraica, un’altra quella georgiana e un nostro socio ha avuto un malore da stress” ha spiegato Romano. “Per me è una querela dolorosa, perché mi costringe a chiamare la giustizia sul corteo antifascista per eccellenza. Ma è altrettanto significativo che le bandiere più contestate siano le stesse proibite a Teheran: quella iraniana pre-ayatollah e quelle di Israele e degli Stati Uniti”.

La denuncia e richiesta di accertamenti

Per Alessandro Pecoraro, consigliere di Ponte Atlantico, quanto accaduto durante il corteo sarebbe il risultato di “un’azione organizzata in anticipo”, capace di mettere in pericolo l’incolumità dei partecipanti e limitare l’esercizio dei loro diritti costituzionali.

“La gravità di quanto accaduto ci costringe a questa iniziativa” ha affermato Pecoraro. “La denuncia è stata formalizzata contro ignoti e confidiamo che la magistratura faccia piena luce sui fatti”.

Pecoraro ha inoltre spiegato che nell’esposto sono stati segnalati anche alcuni simboli e bandiere osservati durante la manifestazione e appartenenti ad organizzazioni terroriste, chiedendo alla Procura di verificare se possano integrare ulteriori fattispecie di reato.

Sulla stessa linea è Alessandro Litta Modignani, coordinatore di Ponte Atlantico, che ha respinto la lettura degli scontri come semplice contestazione politica.

“Il 25 aprile non è stata una contestazione ma un’aggressione premeditata e violenta” ha dichiarato Modignani. “Insieme alla Brigata Ebraica erano presenti anche la comunità ucraina, georgiana, bielorussa e iraniana, oltre ai giovani di Forza Italia. Siamo stati aggrediti e coartati nell’esercizio dei nostri diritti costituzionali”.

Il coordinatore di Ponte Atlantico ha anche contestato quella che ha definito “la teoria della provocazione”, sostenendo che “chi la avalla finisce per rendersi complice della violenza”.

La denuncia è ora al vaglio della Procura di Milano, che dovrà valutare gli elementi raccolti e stabilire se procedere con ulteriori accertamenti e con l’eventuale individuazione dei responsabili delle aggressioni denunciate durante il corteo.