Yerushalaim, troppi la vogliono solo per sé

Israele

di Raffaele Picciotto

Gerusalemme divisa,  separata, smembrata, ferita. Gerusalemme riunita, il suo mosaico ricomposto, le sue tante anime in equilibrio l’una con l’altra. Quanto volte nella storia è successo che la città santa fosse un’unità indivisa, con un’unica sovranità o, al contrario, che ci fosse separatezza di spazio, tempo, luoghi, lingue, geografie politiche? Fino ad oggi due volte. E domani? Con la proclamazione dello Stato Palestinese che ne sarà della città più reclamata, contesa, desiderata al mondo? Da tempo, la richiesta di proclamazione di uno stato Arabo Palestinese viene sempre accorpata alla pretesa di avere come capitale la città di Gerusalemme; ciò implicherebbe quantomeno una divisione della sua sovranità tra due stati, Israele e Palestina. In realtà, senza entrare nel merito della discussione sull’opportunità o meno della divisione della città, dobbiamo ricordare che Yerushalaim fu già divisa e riunificata due volte nel corso della Storia; tra la Guerra d’Indipendenza d’Israele e la Guerra dei Sei Giorni, Gerusalemme fu separata e forse alcuni ricordano ancora le immagini con i soldati della Legione Araba e i sacchetti di sabbia sugli spalti della Città Vecchia.

Ma pochi, al contrario, conoscono la divisione che ebbe a subire la città all’epoca delle Crociate e le conseguenze successive sulla topografia della città. In entrambi i casi, una delle conseguenze più visibili fu la modifica della topografia della città nelle immediate adiacenze del Monte del Tempio. Ma vediamo di ricordare quanto è successo nei due casi citati.

Giordania e Israele

Il 23 luglio 1948 David Ben Gurion nomina il nuovo comandante della zona ebraica di Gerusalemme, il colonnello Moshe Dayan. Pochi mesi dopo, il 28 novembre del 1948, Dayan incontrò la sua controparte, il nuovo Governatore Militare di Gerusalemme Est, colonnello Abdullah el Tal in una casa diroccata nel quartiere di Musrara (oggi chiamato Morasha), al confine delle due rispettive zone. Insieme disegnarono la linea di demarcazione che avrebbe sancito la divisione di Gerusalemme per 19 anni, con la Città Vecchia ed i Luoghi Santi in mano araba.

Il 7 giugno 1967 i paracadutisti israeliani di Tzahal entrarono nella Città Vecchia dalla Porta dei Leoni e il grido ormai storico “il monte del Tempio è in nostre mani” risuonò dal luogo più sacro all’ebraismo moderno, il Kotel haMaaravì (il Muro Occidentale del Tempio). Gerusalemme era nuovamente una sola città e dopo 2000 anni di conquiste e massacri, una città ebraica. Il Kotel in realtà si affacciava nel 1967 su uno stretto vicolo, sporco e maleodorante, largo non più di 4 metri e lungo 28 metri; da una parte vi era il Muro, dall’altra, quasi a ridosso, le case ormai diroccate del quartiere marocchino, donate ai pellegrini musulmani provenienti dal Marocco dai discendenti di Saladino.

Prima del 1948 vi erano continui screzi fra gli Ebrei in preghiera e gli abitanti del quartiere, tanto più che dopo le rivolte del 1929, l’amministrazione britannica proibì ai fedeli l’uso dello Shofar a Yom Kippur per non infastidire gli abitanti. Nello stesso quartiere ebbe anche una Sede l’Ufficio del Gran Muftì e per un certo periodo (1933-1936), vi abitò Yasser Arafat. Dopo la riunificazione le case vennero demolite, alla popolazione evacuata fu dato un risarcimento e fu creata la grande spianata oggi esistente.

Crociati e Islam

Ma c’era già stato un precedente. Dopo la conquista della città da parte di Salah-ed Din (Saladino) che la strappò ai Crociati nel 1187, ci furono ripetuti tentativi di riconquista da parte dei Crociati. In quest’epoca, il Sultano Muazzam preoccupato di perdere nuovamente la città, decise di abbattere completamente le mura esterne di Gerusalemme per evitare che, nel caso di un’ulteriore caduta della città in mano Crociata, i Cristiani potessero trincerarsi nuovamente in una città fortificata. Le mura sarebbero state ricostruite solo da Solimano il Magnifico, all’inizio del 16° secolo (sono quelle che possiamo vedere oggi). Il 9 Novembre 1225 Federico II di Hohenstaufen, Imperatore del Sacro Romano Impero, sposava a Palermo la quindicenne Yolanda, discendente dei Re Crociati e legittima titolare del titolo di regina di Gerusalemme. Essa sarebbe morta l’anno seguente e Federico II ne avrebbe quindi acquisito il titolo.

Egli sperava di conquistare Gerusalemme con l’astuzia, giocando sulle divisioni tra i Musulmani; si apprestò quindi a partire nel 1227 ma, ammalato, tornò sui suoi passi. Immediatamente fu scomunicato da Papa Gregorio IX, cosa non da poco per un Crociato; riprovò di nuovo l’anno seguente. Sbarcato ad Acri, iniziò un negoziato segreto con il Sultano d’Egitto, che occupava Gerusalemme. L’11 febbraio 1229, dopo lunghi ed estenuanti negoziati, che non ebbero nulla da invidiare agli odierni negoziati israelo-palestinesi,  Federico II firmava in francese e in arabo il trattato di Tel-Ajjul-Jaffa, con il sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil, discendente di Salah-ed-Din (Saladino), il conquistatore di Gerusalemme. Il trattato (interessantissimo ancor oggi), sanciva quanto segue: Il Sultano cede Gerusalemme all’Imperatore o ai suoi rappresentanti . L’imperatore può fare ciò che desidera riguardo le fortificazioni della città ed altre cose. La moschea di El Aqsa -chiamata dai Cristiani Tempio di Salomone, (da non confondersi con il vero Beth Hamikdash n.d.a)- e il Duomo della Roccia o Moschea di Omar, chiamato dai Cristiani Tempio del Signore e tutta l’area del Haram al-Sharif (Monte del Tempio) resteranno nelle mani delle autorità Musulmane, che pregheranno lì secondo le loro leggi, ivi includendo la chiamata alla preghiera del muezzin. Anche le chiavi dei cancelli del Haram el-Sharif resteranno in mani Musulmane. Un Cristiano che desidera salire sul Haram a pregare potrà farlo, purché obbedisca alle leggi del luogo e delle autorità Musulmane e si comporti in maniera conforme al suo spirito, togliendosi le scarpe all’ingresso. I Cristiani permetteranno ad ogni Musulmano che lo desideri di andare a Betlemme per pregare. I Musulmani a Gerusalemme verranno giudicati da Musulmani”.

Riunita dai Mamelucchi

Questa situazione di divisione durerà 15 anni. L’11 luglio 1244, i Tartari Kwarizmi (tribù turche dell’Asia Centrale, al servizio del sultano d’Egitto) guidati da Barka Khan entrarono a Gerusalemme, saccheggiando il Santo Sepolcro ed uccidendo monaci e preti Cristiani.  La guarnigione asserragliata nella Torre di Davide ebbe un salvacondotto per uscire dalla città. Seimila Cristiani lasciarono Gerusalemme, ma solo 300 raggiunsero il porto di Giaffa. Gerusalemme sarebbe rimasta Musulmana per quasi cinque secoli, fino al 1917.

Per comprendere come fu possibile una tale divisione, bisogna fare qualche considerazione di natura topografica. Il Monte del Tempio, ad Ovest, era diviso dalla città da una valle (Tyropeon). Sopra la valle vi era un ponte che collegava il Monte alla città (vedi figura 1). I Crociati  costruirono sul ponte la cappella di Saint Gilles e, a sud del ponte stesso, un edificio le cui funzioni erano sconosciute (vedi figura 2). È dunque facile capire come una suddivisione come quella negoziata da Federico II fosse abbastanza logica in quanto vi era già una netta separazione fra il Monte del Tempio e la città Cristiana con il Santo Sepolcro.

Nuova urbanistica

Dopo l’invasione dei Tartari, la città cadde in mano ai Mamelucchi (mercenari schiavi di origine Turca e Caucasica che presero il potere in Egitto). La dominazione Mamelucca durò quasi tre secoli (1260-1516) durante i quali la città cambiò volto.

Con lo scopo dichiarato di impedire in futuro una divisione della città, i Mamelucchi costruirono tra il 14° e 15° secolo, lungo il muro occidentale, una serie di edifici (figura 3), riempiendo così la valle. Inizialmente vennero costruite delle sottostrutture con delle volte ad archi e successivamente gli edifici vennero costruiti sopra di esse. Anche le strade che portavano al monte furono costruite sopra tali sottostrutture. Queste costruzioni, che esistono ancora al giorno d’oggi (figura 4), nascosero gran parte del Muro Occidentale lasciando visibile solo una piccola parte, quella che oggi viene comunemente considerato il Kotel, mentre in realtà le mura corrono sotto gli edifici. Le volte e la parte di Muro nascosta possono essere oggi visitati, grazie agli scavi effettuati dopo il 1967 e che ora prendono il nome di tunnel.

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