Da sinistra Naftali Bennett e Yair Lapid (foto Facebook)

Tra strategia e contraddizione: la scommessa (rischiosa) di Bennett e Lapid

Israele

di David Zebuloni
Bennett torna sulla scena politica dopo quattro anni di pausa, e lo fa in corsa con il leader dell’opposizione, Yair Lapid. Il suo obiettivo è chiaro e dichiarato: sostituire Netanyahu alla guida del governo. Ma non attraverso una sfida dai banchi dell’opposizione, bensì superandolo sul suo stesso terreno, sottraendogli consensi dall’elettorato di destra. Ma molti opinionisti politici israeliani si chiedono: chi è l’elettore ideale di Bennett-Lapid? A quale segmento dell’elettorato si rivolgono realmente i due? (Foto: Facebook)

 

La corsa alle prossime elezioni israeliane non è ancora ufficialmente iniziata, eppure il primo terremoto politico ha già scosso la Knesset: Naftali Bennett, esponente della destra moderata ed ex primo ministro, nonché uno dei nomi più accreditati per la guida di un futuro governo nella prossima tornata elettorale, ha annunciato il suo ritorno sulla scena politica dopo quattro anni di pausa dalla vita pubblica.

Un ritorno politico di grande rilievo, accompagnato da un vero colpo di scena: Bennett ha infatti annunciato la sua corsa insieme a Yair Lapid, anch’egli ex primo ministro e attuale leader dell’opposizione. Ovviamente è lecito domandarsi il perché di tanto scalpore. In fondo, i due hanno già condiviso l’esperienza di governo in passato. Per quale motivo la loro rinnovata alleanza suscita sorpresa nell’elettorato israeliano? I motivi principali sono due.

Il primo riguarda Yair Lapid. Il leader centrista, liberale e fortemente laico, da sempre tra i più netti oppositori di Netanyahu e punto di riferimento dell’alternativa al governo di destra, compie una scelta sorprendente: non solo accetta di sciogliere Yesh Atid a favore di un partito dichiaratamente di destra, ma arriva persino a rinunciare al ruolo di capolista. Accetta così di porsi in secondo piano rispetto a Naftali Bennett, limitandosi (per ora) a sorridere nei manifesti che li ritraggono insieme.

Il secondo, invece, riguarda proprio Bennett. È lui a suscitare maggiore scalpore. Anzi, stupore. Forse confusione. L’ex primo ministro è infatti tornato in politica più in voga che mai, con sondaggi che mai prima d’ora si erano rivelati così generosi nei suoi confronti. Il suo obiettivo è chiaro e dichiarato: sostituire Netanyahu alla guida del governo. Ma non attraverso una sfida dai banchi dell’opposizione, bensì superandolo sul suo stesso terreno, sottraendogli consensi dall’elettorato di destra.

La strategia di Bennett è, o verrebbe da dire “era”, quella di far leva sulla larga fetta di popolazione israeliana di destra e centrodestra che non si identifica con i valori del trio Netanyahu–Smotrich–Ben Gvir, ma che al tempo stesso non dispone di un’alternativa politica convincente. Bennett voleva incarnare proprio questa alternativa. Tuttavia, il sodalizio con Lapid stravolge le carte in tavola e solleva interrogativi rilevanti sulla natura del suo partito, o di quello che potrebbe risultare il suo potenziale governo.

Come può Bennett convincere gli elettori di Netanyahu a votarlo, scegliendo una versione altrettanto solida della destra ma più moderata, se il suo numero due rappresenta l’antitesi di tutto ciò? È una domanda che oggi si pongono molti opinionisti politici israeliani, che aggiungono: chi è l’elettore ideale di Bennett-Lapid? A quale segmento dell’elettorato si rivolgono realmente i due? La risposta, in parte, arriva dagli stessi protagonisti. “Io e Yair siamo d’accordo sull’80% delle cose, e sul restante 20% chiudiamo un occhio”, spiega Naftali ai media locali.

Una risposta legittima, sincera, secondo molti persino nobile e auspicabile in una Israele segnata da anni di profonda polarizzazione, ma non del tutto convincente. I sondaggi, infatti, non mentono: Bennett e Lapid già risentono della loro ultima avventura politica. Dopo un primo slancio di entusiasmo da parte dell’elettorato, i due hanno iniziato una lenta discesa. Dati che dimostrano ancora una volta come la politica non sia matematica e come non sempre uno più uno faccia due. Talvolta, uno più uno fa uno e mezzo. A volte, semplicemente uno. Nel peggiore dei casi, zero.

Tuttavia, le elezioni sono ancora relativamente lontane, e tutto può ancora accadere. Immaginare la formazione di un eventuale nuovo governo israeliano resta, al momento, pura speculazione. Le liste non si sono ancora formate, i candidati non si sono ancora ufficialmente fatti avanti, e i sondaggi possono ancora cambiare dieci, cento o mille volte. Sondaggi che, come era solito ripetere l’ex presidente Shimon Peres, sono come il profumo: vanno solo annusati, mai bevuti.