di Nathan Greppi
L’ultimo libro del giornalista Carlo Panella, dal titolo “Israele, lo Stato necessario” ricorda che anche i paesi arabi, pur cercando di mantenere le apparenze con le masse ostili al loro interno, hanno di fatto intrapreso una strada che porta all’accettazione d’Israele, divenuto un alleato strategico. Critica l’ostinazione della comunità internazionale per quanto riguarda la soluzione dei due Stati, sottolineando il fatto che uno Stato palestinese governato da Hamas potrebbe usare la Cisgiordania come rampa di lancio per dare il via a un nuovo 7 ottobre.
Se c’è una lezione da imparare dopo tutto quello che è successo dal 7 ottobre 2023 ad oggi, è che è un’illusione pensare che regimi autoritari e organizzazioni terroristiche possano essere sconfitti solo con la diplomazia e il diritto internazionale, senza ricorrere alla forza militare. Lo si è visto con Hamas, che invece di investire i miliardi di dollari ricevuti ogni anno per migliorare la vita della sua gente li ha spesi in armi e tunnel. E lo si vede con Hezbollah, il cui indebolimento ha portato sempre più libanesi ad esprimere apertamente il loro desiderio di vivere in pace con Israele, qualcosa che sarebbe stato inconcepibile fino a pochi anni fa.
A fare luce su questi e molti altri aspetti dei conflitti che stanno martoriando il Medio Oriente vi è l’ultimo libro del giornalista Carlo Panella, dal titolo Israele, lo Stato necessario.
Il volume ricorda che anche i paesi arabi, pur cercando di mantenere le apparenze con le masse ostili al loro interno, hanno di fatto intrapreso una strada che porta all’accettazione d’Israele, divenuto un alleato strategico. Critica l’ostinazione della comunità internazionale per quanto riguarda la soluzione dei due Stati, sottolineando il fatto che uno Stato palestinese governato da Hamas potrebbe usare la Cisgiordania come rampa di lancio per dare il via a un nuovo 7 ottobre.
Panella ricorda anche che la “moderata” ANP continua a pagare sussidi ai terroristi che hanno commesso attentati e alle loro famiglie, e smentisce la tesi secondo la quale Marwan Barghouti, mandante di diversi attacchi terroristici durante la Seconda Intifada e responsabile della morte di numerosi israeliani, sia il “Mandela palestinese”.
Passando dal mondo arabo all’Iran, viene rimarcato il fatto che la guerra contro Teheran è iniziata dopo che per decenni il regime della Repubblica Islamica ha foraggiato il terrorismo in ogni angolo del Medio Oriente. Panella mette in risalto una contraddizione peculiare: mentre in Occidente si riempiono le piazze per manifestazioni che invocano la distruzione d’Israele “dal fiume al mare”, gli iraniani che protestano contro il loro regime gridano slogan come “Né Libano, né Gaza, la mia vita è per l’Iran”.
Non mancano tuttavia gli aspetti critici: pur riconoscendo la necessità dell’intervento militare prima contro Hamas dopo il 7 ottobre e poi contro l’Iran, l’autore parla di una reazione israeliana “tra cento errori e con una crudeltà speculare che denunciamo”, ed è inoltre assai critico nei confronti della figura del figlio dello Scià Reza Pahlavi, a suo dire reo di non aver preso abbastanza le distanze dall’operato di suo padre. Inoltre, pecca di un eccessivo ottimismo sull’imminente sconfitta del regime degli ayatollah, nonostante questo sia ancora in piedi.
Nel complesso, questo libro è prezioso perché foriero di una visione pragmatica e realista. I pacifisti si illudono di poter vivere in un mondo senza il male, affidandosi a entità inadeguate come l’ONU. Al contrario, Panella riconosce che il male esiste, e quando si presenta deve essere affrontato.
Carlo Panella, Israele, lo Stato necessario. Il mondo non ne può fare a meno, paesi arabi inclusi, Rubbettino, pp. 240, 18,00 €.



