Ruderi e cocci: quando gli scavi sotto Gerusalemme diventano un problema “molto” politico

Israele

di Aldo Baquis

DSCF5074L’archeologia non è mai neutra, specie in Israele. Nuove scoperte, tunnel e antichità giudaiche rischiano ancora una volta di infiammare gli animi e innescare una pericolosa deriva irrazionale. C’è chi vorrebbe ripristinare i sacrifici degli animali, chi si veste da sacerdote del Tempio, chi vorrebbe ricostruirlo. E mentre affiorano memorie dal sottosuolo, l’Unesco nega qualsiasi legame tra Monte del Tempio e passato biblico

Gerusalemme, escursione nelle viscere del Monte del Tempio. Negli ultimi due mesi, gli israeliani in visita a Gerusalemme si sono sentiti altrettanti spericolati Indiana Jones quando – dopo le preghiere di rito al Muro del Pianto – hanno scelto di avventurarsi nelle viscere del Monte del Tempio.
Sul lato esterno di quello che è considerato in assoluto uno dei luoghi più esplosivi del Medio Oriente e nei vicoli della Città Vecchia vegliavano un migliaio di agenti di polizia, pronti a sedare sul nascere ogni possibile tumulto. Nella Spianata delle Moschee – fra il Duomo della Roccia e la Moschea al-Aqsa – erano ammessi solo piccoli scaglioni di turisti stranieri e di escursionisti israeliani. Tutti marcati da vicino da agenti e da guardiani musulmani del Waqf per impedire che alcun visitatore ardisse pronunciare, anche a fior di labbra, preghiere ebraiche e violasse la sacralità del terzo luogo islamico più sacro ai musulmani.
Preoccupati da tempo dal timore che un giorno Israele cerchi di imporre nella Spianata lo svolgimento di riti ebraici, i nervi dei fedeli musulmani erano particolarmente scoperti dopo che nei giorni precedenti decine e decine di zeloti ebrei – vestiti di lino bianco come antichi sacerdoti biblici – avevano condotto sul Monte degli Ulivi la “prova” pubblica del sacrificio rituale di un capretto. Tutto ciò, nel contesto di preparativi in vista della ricostruzione del Terzo Tempio, da loro auspicata. E anche nei giorni di Pesach, nella Città Vecchia, agenti della polizia israeliana avevano “intercettato” militanti religiosi in possesso di “capretti sospetti”, talvolta celati in scatole di cartone, da portare in sacrificio.
Contemporaneamente, mentre gli occhi degli agenti e le loro telecamere di sorveglianza erano puntati sulla contesa Spianata dove sorgeva l’antico Tempio di Gerusalemme, migliaia di escursionisti erano tranquillamente a passeggio nelle viscere della terra, alla scoperta dei nuovi scavi archeologici e di antichità ebraiche. Varcati gli ingressi, si sono trovati immersi in un dedalo di tunnel millenari e suggestivi. Hanno potuto toccare con mano pietre scavate in epoca canaanea, o altrove deposte da Erode o da altri personaggi biblici.
Di recente l’Unesco, con un documento strabiliante, ha escluso ogni legame fra il monte del Tempio e la storia ebraica. Benyamin Netanyahu si è allora offerto di tenere lui stesso una conferenza ai dipendenti dell’Unesco in Israele, per colmare le loro evidenti lacune culturali.
In passato era possibile visitare solo alcuni tronconi, piuttosto brevi. Ma nel frattempo gli itinerari si sono estesi al punto che, in un dettagliato servizio giornalistico, Haaretz ha annunciato la nascita di una “Gerusalemme sotterranea” composta non solo da tunnel, ma anche da sale e da luoghi pubblici. Nessun tunnel, ha precisato il quotidiano, passa sotto la Spianata, ma in certi tratti la lambiscono. Tanto basta per tenere in agitazione permanente il Movimento islamico.
Sotto terra era un formicolio di gitanti israeliani – per lo più religiosi – elettrizzati al pensiero di passare attraverso pertugi forse utilizzati in epoca biblica da loro antenati. L’ingresso del “Tunnel del Muro del Pianto” era affollato come il check-in di un aeroporto, con aggiornamenti costanti sulla partenza di escursioni guidate (a scelta in ebraico, in inglese o in russo), in un’area adibita a museo, o in una zona dove erano esposti reperti archeologici tornati alla luce molto di recente. Proprio da quel varco è peraltro possibile raggiungere una sinagoga sotterranea, piccola ma attiva. Un altro itinerario molto richiesto e oggetto di nuovi ritrovamenti è ancora quello che dalla Città di David (alle pendici della porta dell’Immondizia) conduce sotto terra fino alla piscina di Siloe: una vera Macchina del Tempo, questa, che trasporta i visitatori nella Gerusalemme di tremila anni fa.
«Le visite nei sotterranei hanno un fascino speciale», ha confermato una  guida. «Perché qui sotto il mondo quotidiano scompare e presto si perde il senso dell’orientamento. Inoltre per un’ora anche i telefoni cellulari sono costretti a tacere. La guida può essere certa allora di monopolizzare l’attenzione dei visitatori». Fra questi c’erano famiglie numerose, un brulicare di bambini piccoli e passeggini: ormai il tunnel vicino al Muro del Pianto è ben lastricato ed illuminato, e non richiede particolare agilità.
Gli escursionisti hanno potuto così ammirare (sotto ad abitazioni del rione islamico della Città Vecchia) i resti di un mikve dove i sacerdoti di due millenni fa erano soliti, di mattina, compiere abluzioni purificatrici, prima di entrare nel perimetro sacro del Tempio.
Affiorano quindi, sempre più massicciamente, le memorie dal sottosuolo a testimoniare il passato giudaico, in barba alla volontà politica dell’Unesco di negarlo, fosse anche in funzione di deterrenza e di un disinnesco delle tensioni che la scoperta di nuovi ruderi e cocci si portano dietro. Tuttavia, da parte israeliana, la società e la politica si trovano contestualmente a dover far fronte a un altro problema interno: le rivendicazioni da parte religiosa di una sovranità sul Monte del Tempio, con il relativo corredo di stravaganze anacronistiche come quello dei sacrifici di animali. E con l’innesco di una potenziale bomba, la richiesta di ricostruzione del Terzo Tempio.
In futuro la Gerusalemme sotterranea continuerà a estendersi. A ridosso della Spianata del Muro del Pianto sono tornati alla luce altri resti del Cardo romano e, partendo da là, dovrebbe essere allestita una vasta Spianata sotterranea. Il che, da un lato, elettrizza quanti progettano lo sviluppo del turismo nelle viscere di Gerusalemme, ma dall’altro – ha fatto notare Haaretz – rappresenta un nodo in più da sbrogliare circa il futuro assetto politico della Città. Ammesso che un giorno i dirigenti politici israeliani e palestinesi trovassero un accordo per la superficie, dovrebbero poi cimentarsi ancora con l’assegnazione delle rispettive autorità-sovranità nelle aree archeologiche sotterranee. (@aldobaq)

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