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Israele, primo Paese al mondo a vietare le pellicce. Cresce l’attenzione al benessere animale

Israele

di Marina Gersony
Incredibile ma vero, il mondo, o meglio una parte di mondo, si sta dando da fare concretamente per dire stop alle vessazioni sugli animali. La strada è ancora lunga, ma nel frattempo ecco una bella notizia per animalisti, vegani e tutti coloro che si battono per il rispetto, la dignità e i diritti degli animali: dopo un lungo e animato dibattito, Israele riesce a far passare il divieto di commercio di pellicce, con la sola eccezione per gli shtreimel indossati da vari gruppi di haredi e ultra-ortodossi che si sono opposti. Eretz Israel si aggiudica così il primo posto nel mondo ad adottare questa direttiva a livello nazionale. L’annuncio ha attirato le lodi dei gruppi animalisti israeliani, ma anche del mondo intero. «L’importante decisione del ministro salverà innumerevoli animali», ha affermato in una nota il gruppo Animals Now, organizzazione no-profit israeliana che lavora per un mondo libero dagli abusi sugli animali (Fonte: Jerusalem Post).

In pole position di questa battaglia che dura da anni, spicca la figura di Gila Gamliel, coraggiosa ministra israeliana della protezione ambientale, che ha definito «immorale» la vendita di pellicce animali per la moda, affermando che il suo ministero concederà permessi di vendita solo per determinati motivi: ricerca scientifica, istruzione o religione. Come ad esempio gli shtreimel, indossati dai vari gruppi di chassidici durante lo Shabbat e le vacanze, realizzati in pelliccia di zibellino e coda di volpe, così come altri copricapi tradizionali tipo spodik e kolpik esentati dal divieto. Generalmente gli shtreimel vengono acquistati per uno sposo dalla famiglia della sposa. Possono facilmente superare i 2.000 dollari, ma a onore del vero non tutti i leader ortodossi ritengono che la pelliccia vera sia un’effettiva necessità: a proposito, lo scomparso Rabbi Shlomo Pappenheim z”l, membro del Toldos Aharon Hasidic e presidente dell’Edah HaChareidis (un consiglio della leadership ultra-ortodossa di Gerusalemme), aveva chiesto che i cappelli sintetici diventassero la norma nella comunità, citando preoccupazioni umanitarie (Fonte: Forward.com).

VIDEO: ll rabbino Shlomo Pappenheim (1926-2017) condivide le sue opinioni sulla compassione per gli animali. (testo in ebraico)

Secondo la BBC, solo una manciata di città negli Stati Uniti e a San Paolo, in Brasile, hanno attualmente in atto una politica simile. «L’industria delle pellicce provoca l’uccisione di centinaia di milioni di animali in tutto il mondo e comporta indescrivibili crudeltà e sofferenze», ha spiegato la ministra Gamliel, ribadendo che l’utilizzo della pelle e la pelliccia della fauna selvatica per l’industria della moda è immorale.

Uomini haredim con lo shtreimel

Uomini haredim con lo shtreimel, il cappello di pelliccia di visone

La crudeltà degli allevamenti intensivi

Come scrive Ester Moscati in un articolo su questo stesso sito – citando il libro Il maiale è il nostro maestro. Animali ed ebrei un rapporto lacerato di Delfina Piu e Valentina Sereni – gli allevamenti intensivi, il consumo di carne che viene dalla sofferenza, l’indifferenza verso il creato e i suoi equilibri… tutto ciò è profondamente antiebraico, in antitesi totale con gli insegnamenti dei Maestri e con la Legge ebraica.. «L’ebraismo – sostengono  le autrici – persegue l’equità ambientale e sociale, comanda il riposo della terra, degli animali e degli uomini, ordina la condivisione delle risorse e la periodica ridistribuzione della terra, vieta di far soffrire gli animali e di affliggerli nel lavoro, di mescolare le specie, di distruggere la diversità biologica; proibisce di mangiare membra e sangue di un animale vivo, dispone regole alimentari con cui salvaguarda le specie, insegna a nutrirsi dei frutti della terra, ordina la distribuzione delle risorse secondo le necessità di ciascuna creatura. Eppure, anche la filiera della carne kasher, oggi, proviene da allevamenti intensivi e l’antropocentrismo è un peccato, anche dell’ebraismo». Con dovizia di fonti letterarie (ebraiche e no) e rabbinche, di pensiero e halakhà, le autrici vogliono richiamare gli ebrei al rispetto delle antiche tradizioni.

La Gran Bretagna lancia un piamo per il benessere animale

Sempre di queste settimane è la notizia di un piano d’azione lanciato dal governo britannico per il benessere animale che comporta grandi passi avanti a livello legislativo: è stata la regina Elisabetta in Parlamento nel corso del tradizionale Queen’s speech a Westminster, ad annunciare che la Gran Bretagna si impegnerà nella promozione di «standard più elevati in merito al benessere degli animali».  Le novità comporteranno cambiamenti concreti anche per gli animali ancora costretti in allevamenti e macelli. In questo piano elaborato dal Segretario per l’Ambiente George Eustice, infatti, sono previste importanti misure tra cui il miglioramento delle condizioni negli allevamenti e non solo. (Fonte: Animalequality Italia che elenca tutte le misure presenti nel piano d’azione lanciato dalla Gran Bretagna).

Come dire, forse l’umanità sta cominciando a capire l’immenso danno che l’uomo sta causando agli animali che sono una parte integrante della natura stessa. Come del resto ha dimostrato la scienza, sono esseri senzienti dotati di sentimenti ed emozioni. Ed è proprio per questo che vanno rispettati e tutelati per ciò che sono a tutti gli effetti.

 

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