La libreria Nazionale di Israele

Israele / I lettori più forti del mondo

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La libreria Nazionale di Israele
La libreria Nazionale di Israele

Onnivori divoratori di pagine, veri “addicted” di libri. Per gli israeliani sembra non esserci piacere più grande della lettura. In libreria escono 18 nuovi volumi al giorno, per un totale di 6.400 titoli l’anno che diventano 7.400 con le ristampe. Cifre da record per un paese di 7 milioni di abitanti e per una lingua come l’ebraico

Gli israeliani sono considerati tra i lettori più accaniti del mondo. Onnivori, curiosi e “impallinati” di alcuni generi in particolare: romazi storici, saggi di storia, gialli. Le statistiche parlano chiaro, raccontando un primato di lettura -in termini di libri letti e comprati-, tra i primi al mondo. A conclusione di un anno ricco di soddisfazioni, di successi e anche di sorprese, il settore dell’editoria in Israele si accinge quindi ad affrontare il 2011 con sentimenti ambivalenti. Certo la concorrenza fra le due principali reti di distribuzione libraria (Steimatzki e Tzomet Sfarim), è sempre più agguerrita: la prima propone adesso la iscrizione a un “club di lettori fedeli” che potranno acquistare libri a prezzi molto scontati fra una scelta di 1.000 titoli, mentre la seconda è tornata di recente ad offrire l’acquisto di quattro libri per 100 shekel, equivalente di 20 euro. Ma d’altra parte il 2010 lo ha confermato: gli israeliani sono lettori “forti”, sempre disposti a prendere in mano libri anche inaspettati, se presentati loro con la dovuta cura.

Fra le sorprese dell’anno appena concluso, spiccano due nomi in particolare. Il primo è quello di Paolo Giordano che ha visto la traduzione in ebraico di La solitudine dei numeri primi inclusa per oltre cinque mesi fra i dieci libri più venduti in Israele, secondo la classifica del supplemento letterario di Haaretz. Un successo favorito anche dalla presentazione del libro fatta di persona dall’autore a Tel Aviv. Più stupefacente ancora il caso di Ognuno muore solo, scritto dal tedesco Hans Fallada nel 1947, recuperato solo di recente dall’oblio prima con una traduzione in inglese e poi con quella israeliana. La vicenda di una coppia di umili tedeschi, determinati ad affrontare il regime dittatoriale del Reich, e la loro protesta “sottovoce”, mediante la disseminazione a Berlino di cartoline di protesta, ha commosso il pubblico israeliano. A fine dicembre il testo di Fallada guidava ormai da cinque mesi la “hit parade” delle vendite, senza cenni di debolezza.

“I lettori sono rimasti stupiti da questa descrizione per niente scontata della società tedesca durante il nazismo”, ha spiegato l’editor Rachel Penn. “Poi è nata in loro, spontanea, la domanda: e noi come ci saremmo comportati in condizioni analoghe?”. Sull’onda del successo è stato subito trascinato nelle vetrine un altro vecchio testo di Fallada -E adesso pover’uomo?-, che descrive l’impoverimento delle classi medie e la loro desolazione prima dell’avvento del nazismo.

Ogni giorno che passa, in Israele compaiono 18 nuovi libri. Sono 6.400 titoli all’anno, che diventano 7.400 con le ristampe. Si tratta di cifre iperboliche, per un Paese di sette milioni di abitanti e per una lingua come l’ebraico che comunque non viene letta altrove. Nei mezzi pubblici di trasporto è facile vedere passeggeri sprofondati nella lettura di testi di vario genere: siano essi romanzi, testi di carattere professionale, o anche libri di carattere religioso. Di fronte a questa abbondanza, per gli scrittori emergenti non è facile mettersi in evidenza. Fra gli autori più noti in Italia, nel 2010 si sono comunque messi in luce il veterano Yoram Kenyuk che ha avuto grande successo con il libro di memorie sulla guerra dell’Indipendenza (Tashakh, 1948), e anche con un testo di ricordi sui suoi anni giovanili nella ruggente New York degli anni Cinquanta (La vita sulla carta vetrata).

Bene anche Meir Shalev che mediante una serie di esilaranti ricordi familiari (E andata così, tradotto anche in italiano) è riuscito a ridare spessore e umanità ai pionieri agricoli della vallata di Jezreel, in Galilea. Anche i promettenti Etgar Keret e Said Kashua sono tornati a dar prova delle proprie qualità: il primo con una raccolta di brevi racconti (Improvvisamente, bussano alla porta), e il secondo con un romanzo corrosivo sulla società palestinese in Israele e a Gerusalemme est (Seconda persona, al singolare). Per questi primi mesi del 2011 è atteso con curiosità il nuovo romanzo di A.B. Yehoshua, Carità spagnola. Il romanzo prende le mosse da un quadro esposto a Santiago de Compostela che mostra una donna spagnola, procace e discinta. È rappresentata mentre porge un seno per allattare un detenuto che appare in condizioni disperate. Misteriosamente, il protagonista- regista giunto da Israele -che vede la tela per la prima volta-, aveva già immaginato la medesima scena, in passato… Peraltro lo stesso Yehoshua, nonché David Grossman e Yehoshua Kenaz sono rimasti quest’anno alla ribalta quando alcuni dei loro romanzi sono stati trasferiti sul grande schermo, per raccogliere poi premi e lodi.

Le case editrici israeliane hanno notato nel 2010 un fenomeno nuovo, che potrebbe estendersi anche nel 2011: l’ingresso prepotente sul mercato della letteratura scandinava. La trilogia poliziesca Millennium dello svedese Stieg Larsson ha fatto da trainante locomotiva. La traduzione in ebraico del primo libro (Uomini che odiano le donne), ha conquistato facilmente la hit parade delle vendite anche perché sapientemente accoppiata alla uscita del film nelle sale israeliane. Larsson ha saputo catturare l’attenzione del lettore israeliano, non solo per la trama serrata delle vicende, ma anche per la denuncia dei simpatizzanti svedesi del nazismo, nel passato e nel presente. Per qualità non dissimili anche il romanziere norvegese Jo Nesbo ha raccolto in Israele molti consensi con Il pettirosso: una traduzione realizzata con la collaborazione di un fondo per la diffusione della cultura norvegese. Da Copenhagen è giunto, del tutto inaspettato, un altro successo letterario firmato da Bjarne Reuter, Il bugiardo dell’Umbria: un testo picaresco e divertente che descrive le peripezie di un libero pensatore con tendenze truffaldine in un’Italia pre-Rinascimentale, e le sue schermaglie con la Chiesa. Un’altra tendenza in pieno boom,  che viene analizzata nelle case editrici locali, è la passione dei lettori israeliani per i libri di storia. Il caso più eclatante è il successo ottenuto dalla traduzione di Io, Claudio, un classico scritto nel 1934 dal ricercatore britannico Robert Graves che descrive i retroscena nei palazzi di potere a Roma da Augusto a Tiberio, da Caligola allo stesso Claudio. Negli anni Ottanta la serie televisiva della Bcc tratta da quel romanzo ebbe notevole successo in Israele e adesso la pubblicazione del testo originale è stata accolta a braccia aperte. E -con un occhio a quelle vicende remote- va notata anche una puntigliosa e ponderosa riedizione critica, apparsa quest’anno, della Guerre Giudaiche di Giuseppe Flavio.

Che cosa porterà il 2011 nelle librerie israeliane? Il filone storico sarà arricchito da un testo di Orlando Figes sulla Vita privata nella Russia di Stalin, mentre la letteratura italiana sarà rappresentata con un traduzione di La felicità del giorno prima di Erri de Luca. Fra le leccornie sono molto attese le versioni ebraiche di Così parlà Zaratustra di Nietzsche e Notre Dame di Victor Hugo. Ci saranno poi il recupero di un romanzo uscito in Germania nel 1932 e presto vietato dalla censura nazista, la straordinaria autobiografia di Claude Lanzman e il Viaggio fra Terezinstadt e Auschwitz di Gunther Adler. Un panorama editoriale variegato e ricco di spunti che conferma la grande vivacità intellettuale degli israeliani.