Il sistema balistico Iron Dome

Iron Dome: che cos’è il sistema di difesa missilistica israeliano dalle parole del suo inventore

Israele

L’incessante lancio di missili in Israele degli ultimi giorni dalla Striscia di Gaza hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il sistema antimissilistico israeliano Iron Dome, che li intercetta e li distrugge. Purtroppo, come accaduto in questi giorni, non sempre ciò avviene, soprattutto se i missili colpiscono centri abitati popolati, ed è in questo caso che si hanno maggior vittime.

Il sistema Iron Dome è operativo dal 2011, e ha visto impieghi importanti a difesa di Israele sin da subito, con progressivi aggiornamenti, per lo più nella parte software. A novembre 2012, le forze armate di Tel Aviv dichiararono l’intercettazione dell’85% dei 400 razzi sparati dalla Striscia di Gaza. Nell’estate del 2014, quando gli scontri furono particolarmente sanguinosi, le batterie di Iron Dome intercettarono il 90% degli 800 razzi diretti contro obiettivi sensibili in territorio israeliano, quota minore dei complessivi 4.500 colpi lanciati, per lo più dunque su aree disabitate.

Damiel Gold, inventore dell'Iron Dome

L’inventore Daniel Gold nel 2014 racconta l’Iron Dome

Come è noto, ormai da anni Israele, e soprattutto le zone limitrofe alla Striscia di Gaza, sono bersaglio del lancio di missili, con evidenti danni in termini di vite umane e al territorio. Con la creazione dell’Iron Dome, questi sono stati limitati in modo importante. A spiegarcelo, già nel 2014, l’inventore del sistema di protezione Daniel Gold, ospite del Keren Hayesod nell’Aula Magna della Scuola ebraica di Milano (guarda il video della serata).

«L’idea è nata nel 2004, quando sono stato nominato capo della ricerca e sviluppo del Ministero della Difesa – aveva spiegato il 10 settembre 2014 -. Studiando il problema dei missili che arrivavano in Israele, mi sono reso conto che dovevamo intervenire in modo urgente: cominciavano a esserci varie vittime civili. Ho quindi chiesto un budget per sviluppare un progetto, ma mi fu rifiutato. La motivazione era che dal punto di vista scientifico un progetto di questo tipo non poteva essere realizzato: tutti pensavano che fosse fantascienza. “Ci vorranno 15 anni, e milioni di dollari – dicevano – non dà garanzie e non è strategico”. Come responsabile della ricerca e sviluppo, avevo però un budget che mi veniva da 1500 start up che gestivo, e grazie anche al contributo del mondo dell’industria, con 40 milioni di dollari iniziali abbiamo iniziato il progetto. Mi ero ripromesso che in due anni avrei convinto il governo ad aderire al progetto, aggiungendo altri investimenti, e così è stato; anche dopo, però, è stato un percorso difficile per i vari ostacoli burocratici e tecnologici. Ma quando, nell’aprile del 2011, è arrivato il “momento zero”, tutto è funzionato alla perfezione». Il sistema, partito con fondi israeliani, ha poi goduto di finanziamenti americani, che ne hanno reso possibile lo sviluppo.

Interessante, poi, è l’ottica nella quale è stato costruito questo sistema. « L’abbiamo realizzato dal punto di vista dei civili – aveva spiegato Gold -. Ciò  evidente nel fatto che i missili dell’Iron Dome sono progettati per distruggere quelli nemici solo in aria, così da non danneggiare il territorio. Inoltre, esso capisce quali andranno su una zona popolata e manda solo il numero di missili necessario. In questo modo il governo risparmia molti soldi, e anche questo è un beneficio per i civili. Prevenendo infatti dei danni molto onerosi, grazie a Iron Dome l’economia israeliana non si paralizza, e la vita delle persone può continuare più o meno normalmente».

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