Le tappe del Giro d'Italia 2018 in Israele

“No al Giro d’Italia in Israele”: un appello internazionale al boicottaggio della ‘corsa rosa’

Israele
di Ilaria Myr
Spostare la partenza del Giro d’Italia in un altro Paese «al fine di escludere ogni coinvolgimento nelle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi». È questo l’appello rivolto da oltre 120 gruppi per i diritti umani agli organizzatori della ‘corsa rosa’, dopo l’annuncio che Israele ospiterà tre tappe dell’edizione 2018 compresa la ‘grande partenza in programma il prossimo 4 maggio a Gerusalemme.

 Tra i firmatari dell’appello figurano il celebre linguista Noam Chomsky, i giuristi John Dugard e Richard Falk, già relatori speciali delle Nazioni Unite per la Palestina, l’attore teatrale, scrittore e drammaturgo Moni Ovadia, gli europarlamentari Eleonora Forenza, Sergio Cofferati e Luisa Morgantini.

L’appello è stato lanciato in vista della presentazione ufficiale della corsa prevista il 29 novembre a Milano, data che coincide con la ‘Giornata Internazionale Onu di Solidarietà con il Popolo Palestinese’. In Italia hanno firmato oltre 40 organizzazioni, tra cui Fiom-Cgil e Usb, Pax Christi, la Comunità cristiana di base di San Paolo e la Rete Ebrei Contro l’Occupazione.

Secondo i responsabili della campagna ‘#CambiaGiro’, inoltre, «il Giro d’Italia sta ingannevolmente presentando Gerusalemme est, che è sottoposta da 50 anni all’occupazione militare israeliana, come se facesse parte dello Stato di Israele e fosse la sua capitale unificata». Organizzazioni della società civile palestinese hanno inoltre scritto a Papa Francesco, chiedendogli di rifiutare l’invito del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a dare il via della corsa in Israele l’anno prossimo e di «non prestare in nessun modo il proprio nome alla competizione ciclistica ‘Giro d’Italia 2018’ a causa della sua incresciosa insistenza nell’occultare l’occupazione militare e le sue gravi violazioni dei diritti umani».

Il Corsera: “Boicottare uccide la pace”

L’iniziativa è stata fortemente criticata, fra gli latri, dal Corriere della Sera che in un editoriale firmato da Stefano Lepri la definisce un’iniziativa sbagliata.

“In realtà iniziative come quella sostenuta tra gli altri da Moni Ovadia, dal filosofo e linguista Noam Chomsky, dagli europarlamentari Eleonora Forenza e Sergio Cofferati (hanno aderito una quarantina di organizzazioni tra cui Fiom-Cgil, Pax Christi, la Comunità cristiana di base di San Paolo) stabiliscono una «regola dell’isolamento» che viene applicata unicamente nei confronti di Israele, radicalizzando tra l’altro posizioni contrarie al riavvio del negoziato. In questo caso più che mai, inoltre, il boicottaggio è uno strumento sbagliato, di cui si percepisce il sapore velenoso. Solo la convivenza apre le menti, crea ponti la cui costruzione era inimmaginabile. Cosa c’è di più umano, infatti, di una grande competizione sportiva, che toccherà i luoghi delle tre grandi religioni, unendole simbolicamente, che porterà uno spirito di lealtà disarmata in una terra divisa, troppo a lungo abituata alla violenza? Gerusalemme, Haifa, Be’er Sheva, Eilat sono anche luoghi della grande bellezza del mondo. E le biciclette non hanno targa. Se l’avessero, vi sarebbe scritta la parola pace”.

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