Emilio Jona: «il mio essere altrove»

Libri

di Fiona Diwan

Trent’anni di riflessioni e scritti sull’ebraismo, alla ricerca delle radici e dell’identità multiforme dell’ebreo diasporico. Imperdibile

Una miniera d’informazioni, spunti, stimoli. Una cavalcata appassionante tra libri, pensieri, riflessioni sull’attualità, sulla questione ebraica, l’antisemitismo, la Shoah, la letteratura, testi recensiti in più di trent’anni di intense letture e commentati sulle pagine di Ha-Kehillà, la rivista della Comunità ebraica di Torino. Perché Emilio Jona, nato a Biella nel 1927 e oggi 95enne, oltre a essere avvocato civilista, poeta, narratore, saggista, fu soprattutto un recensore d’eccezione, un lettore avido e onnivoro, un intellettuale curioso ed eclettico. Una voce libera anticonformista e interrogante.

Che cos’è l’ebraismo se non una serie infinita di quesiti?, si chiede Emilio Jona, in questa raccolta di articoli scelti e pubblicati oggi da Neri Pozza, dal 1988 al 2019, trent’anni di analisi e scritti vari sull’ebraismo, alla ricerca delle radici dell’identità ebraica, del suo dispiegarsi sempre in un altrove, ebrei come displaced person, in una eterna dislocazione vissuta con virtuosismo ma anche con dolore. Ebrei come equilibristi sul filo.

Da Primo Levi a Jean Amery, da Abraham B. Yehoshua a Amos Oz, fino alla difesa strenua che Emilio Jona fa della ricchezza culturale e identitaria dell’ebreo diasporico, figura non riducibile a malaticcia e debole vittima di pogrom e persecuzioni. Contro l’idea tipica dell’ethos sionista del nuovo ebreo combattente e virile, Jona contrappone l’alterità dialettica dell’ebreo diasporico in tutta la sua ricchezza, sostenendo quanto l’uno non possa fare a meno dell’altro.

E ancora: gli esiti perversi della simbiosi ebraico-tedesca, l’antigiudaismo cattolico e i suoi cascami, il processo Eichmann, l’antisemitismo “dei poveri” e quello dei complottisti, il tema dell’“esilio come scelta o come destino?”… Da Herzl a Jabotinski, dall’assassinio di Rabin ai libri di testo scolastici palestinesi, vere fabbriche dell’odio; dagli attentati kamikaze nei primi anni Duemila alla condizione femminile nei lager nazisti, film, libri, autori classici e contemporanei… Quello di Jona «è uno sguardo variegato e esteso sulla realtà e l’identità ebraica, molto soggettivo, non sistematico….», zeppo di domande e risposte che si rincorrono, eterne: perché ci odiano? Qual è il mistero della nostra sopravvivenza? Che cos’è la memoria? La diaspora è una soluzione nevrotica della questione ebraica?

È una delizia scoprire il modo in cui Emilio Jona entra e esce nei testi che recensisce, come dialoga con gli autori e come ragiona sui loro assunti e le loro tesi: pura arte della recensione al suo massimo grado, un recensore mai sciatto, mai distratto, mai “sdraiato” ma sempre critico, capace di mettere spalle al muro l’autore di turno se c’è un pensiero che gli risulta poco chiaro o poco convincente. Jona è un intellettuale lucido, un ebreo agnostico ma consapevole della complessità dell’identità diasporica nella sua lacerante contraddizione tra l’essere nazione o religione, un popolo ebraico o una religione ebraica. Il rapporto tra storia e memoria, la dialettica tra testo sacro e le sue interpretazioni, lo schema duale del pensiero ebraico, la capacità di mettere insieme l’ortodossia con il libero arbitrio, il rapporto conflittuale col mondo arabo, e tra le tante domande: perché l’odio verso gli ebrei è così duro a morire e risorge sempre?

Un libro indispensabile scritto da un ebreo che si definisce “marginale e di periferia”, uno strumento fondamentale per chi volesse orientarsi su ciò che negli ultimi 30 anni è uscito in tema di ebraismo, una specie di catalogo indispensabile e ragionato per capire dove e che cosa approfondire.

 

Emilio Jona, Essere altrove. Scritti sull’Ebraismo,
Neri Pozza, pp. 320, 22,00 euro.