L’agenzia iraniana Fars sostiene che l’intesa includa una clausola secondo cui gli Stati Uniti e i loro alleati non attaccheranno l’Iran o i suoi proxy regionali, mentre Teheran si impegnerebbe a non lanciare attacchi preventivi contro Washington o i suoi partner. Tra gli elementi più delicati dell’accordo vi sarebbe anche la cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah in Libano, pur lasciando a Israele la possibilità di reagire in caso di nuovi attacchi del gruppo sciita libanese.
Si intensificano le indiscrezioni su un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran destinato a congelare temporaneamente il conflitto regionale e ad aprire una nuova fase negoziale sul programma nucleare iraniano. Secondo fonti iraniane e statunitensi, il memorandum d’intesa in discussione prevederebbeuna tregua di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la sospensione di alcune sanzioni economiche contro Teheran.
L’agenzia iraniana Fars sostiene che l’intesa includa una clausola secondo cuigli Stati Uniti e i loro alleati non attaccheranno l’Iran o i suoi proxy regionali, mentre Teheran si impegnerebbe a non lanciare attacchi preventivi contro Washington o i suoi partner.
Tra gli elementi più delicati dell’accordo vi sarebbe anchela cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah in Libano, pur lasciando a Israele la possibilità di reagire in caso di nuovi attacchi del gruppo sciita libanese.
Rubio: “L’obiettivo finale è impedire all’Iran di avere l’arma nucleare”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato da Nuova Delhi che “progressi significativi” sono stati compiuti, pur precisando che l’intesa non è ancora definitiva.
“L’obiettivo ultimo è che l’Iran non possa mai avere un’arma nucleare”, ha affermato Rubio, lasciando intendere che ulteriori annunci ufficiali potrebbero arrivare nelle prossime ore.
Secondo il sito Axios, l’Iran avrebbe accettato verbalmente di discutere la sospensione dell’arricchimento dell’uranio e la rimozione delle proprie scorte altamente arricchite. Tuttavia, una fonte iraniana citata da Reuters ha smentito l’esistenza di un accordo già definito su questo punto.
Il nodo dell’uranio arricchito
Resta infatti aperta la questione centrale del programma nucleare iraniano. Teheran possiede oltre 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito, quantità che secondo funzionari israeliani potrebbe teoricamente essere sufficiente per la produzione di numerose testate nucleari qualora il materiale venisse ulteriormente raffinato.
Le autorità iraniane insistono sul fatto chela questione nucleare sarà affrontata soltanto nella fase successiva dei negoziati, e non farebbe parte dell’intesa preliminare attualmente in discussione.
Secondo indiscrezioni riportate dalNew York Times, i dettagli relativi all’eventuale trasferimento dell’uranio fuori dal territorio iraniano verrebbero negoziati soltanto dopo la firma del memorandum iniziale.
Netanyahu preoccupato per la tregua con Hezbollah
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe espresso forti riserve al presidente americano Donald Trump durante una telefonata avvenuta sabato.
Le principali preoccupazioni di Gerusalemme riguarderebbero due aspetti: il rinvio delle trattative sul nucleare vero e proprio e l’inclusione del fronte libanese nell’accordo di cessate il fuoco. Israele teme infatti che Hezbollah possa sfruttare la tregua per riorganizzarsi militarmente nel Libano meridionale.
Lo Stretto di Hormuz torna centrale
Uno degli aspetti economicamente più rilevanti dell’accordo riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Dopo mesi di tensioni, mine navali e blocchi reciproci tra Iran e Stati Uniti, il memorandum prevederebbe: la riapertura completa dello stretto; la rimozione delle mine iraniane; la fine dei pedaggi imposti alle navi commerciali; un alleggerimento delle restrizioni americane sulle esportazioni petrolifere iraniane.
La prospettiva di una normalizzazione del traffico marittimo ha già attirato l’attenzione dei mercati internazionali, preoccupati negli ultimi mesi per le ripercussioni economiche del conflitto.
Starmer e i leader regionali sostengono il negoziato
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha accolto con favore “i progressi verso un accordo”, dichiarando che Londra lavorerà con i partner internazionali per raggiungere una soluzione diplomatica stabile.
Secondo Axios, anche Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Turchia, Pakistan ed Emirati Arabi Uniti avrebbero espresso sostegno al piano durante una conference call organizzata dalla Casa Bianca.
Il Pakistan, che negli ultimi mesi ha svolto un ruolo di mediazione, si sarebbe detto pronto a ospitare una nuova tornata di colloqui.
Sul terreno continuano gli scontri
Nonostante i segnali diplomatici, sul terreno il conflitto resta attivo. Nelle ultime ore: l’IDF ha annunciato la distruzione di un tunnel di Hezbollah lungo circa 100 metri nel Libano meridionale, sirene per sospetti droni sono risuonate nel nord di Israele, e la morte di un soldato israeliano venerdì 22 maggio in seguito a un attacco con drone attribuito a Hezbollah.
L’esercito israeliano continua inoltre le operazioni contro infrastrutture del movimento sciita nel sud del Libano, mentre Hezbollah ribadisce di contare sul sostegno strategico dell’Iran.



