Il testo integrale delle dimissioni di Ugo Volli dal Memoriale

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Al presidente della Comunità Ebraica di Milano
Al segretario generale del Memoriale della Shoà
e, per conoscenza
A presidente, vicepresidente e consiglieri di amministrazione del Memoriale

Con questa lettera rassegno le mie dimissioni dal consiglio di amministrazione del Memoriale della Shoà.
Trattandosi di un gesto grave rispetto a un’istituzione che considero importantissima e la cui missione – ricordare la Shoà e combattere l’antisemitismo – io rispetto profondamente e condivido, come mostrano la mia vita e la mia produzione intellettuale, ritengo di avere l’obbligo di motivare chiaramente questa scelta, senza velare il mio pensiero per ragioni diplomatiche. Chiedo dunque pazienza se questa lettera è insolitamente lunga.
Quando la Comunità ebraica di Milano mi ha designato a membro del consiglio d’amministrazione del Memoriale, conoscevo naturalmente di persona l’aspetto espositivo e didattico del Memoriale ma avevo un’informazione solo esterna sulla sua attività culturale (mostre, conferenze, presentazioni di libri). Consideravo e considero ancora quest’ultima particolarmente significativa, perché essa determina l’interazione viva, dunque politica, del Memoriale con la società, al di là della semplice (e certamente importantissima) conservazione e diffusione della memoria sulla Shoà realizzata con il percorso didattico.
Sapevo però, avendo lavorato nella sua commissione culturale, che vi era una notevole difficoltà di collaborazione con le iniziative pubbliche della Comunità ebraica di Milano, anche quando esse vertevano su ambiti analoghi. Non ignoravo inoltre che sui temi di attualità l’attività culturale del Memoriale era spesso impostata su posizioni e con ospiti assai lontani dalle scelte politiche della CEM, in particolare rispetto alla solidarietà con lo Stato di Israele. Questo problema si è aggravato dopo il 7 ottobre e la grande ondata di antisemitismo che ne è conseguita anche in Italia. Coglievo cioè un atteggiamento di disimpegno su questi temi che faceva mancare l’apporto attivo del Memoriale al fronte che si oppone oggi al montante antisemitismo che si presenta sotto forma di odio per Israele. Un esempio evidente di tale disimpegno è la mancata partecipazione alla mobilitazione per la legge di contrasto all’antisemitismo, che è in discussione al parlamento. Ciò non fa meraviglia, del resto, dato che il responsabile degli eventi culturali (e in realtà anche politici) del Memoriale appare fra i primi firmatari di un appello contro quella legge. Si tratta di scelte che io considero molto gravi: dal mio punto di vista si tratta di uno svuotamento del senso del Memoriale, che a mio modo di vedere dovrebbe essere la lotta contro l’antisemitismo non solo nelle forme del passato – che è cosa ovvia – ma anche del presente.
Non disponendo di particolari competenze gestionali e amministrative, interpretai dunque il mia compito di consigliere nel senso di rendere esplicite queste critiche e e cercare di superare tale disimpegno, proponendomi almeno di far sì che fosse dato il giusto spazio fra le voci dell’attività culturale del Memoriale a quelle più impegnate a lottare attivamente oggi contro l’antisemitismo, anche quando si presenta sotto la forma di antisionismo, e in difesa del diritto di Israele all’esistenza e dunque all’autodifesa. Mi illudevo di riuscirci, perché pensavo che questa posizione non fosse stata decisa e progettata, ma fosse solo frutto delle simpatie personali dei responsabili di tali scelte e dunque si potessero ottenere delle modifiche.
Appena nominato ho proposto personalmente al presidente Jarach una collaborazione sui temi della cultura e del dibattito pubblico; ne ho ricevuto una risposta condiscendente; solo dopo molte insistenze mie e di altri sono stato fatto entrare nella commissione (informale e non statutaria) che dovrebbe sovraintendere agli eventi pubblici del Memoriale. Dico dovrebbe, perché in realtà la commissione è convocata solo un paio di volte l’anno e riceve informazioni un po’ generiche sui progetti. che di solito poi cambiano notevolmente nel corso del tempo sulla base di decisioni prese in autonomia dal suo responsabile, dall’ufficio e dalla presidenza, senza discuterne coi membri della commissione.
La mia speranza di poter modificare almeno in parte l’impostazione della presenza pubblica del Memoriale venne presto delusa. All’ultima riunione della commissione cui ho partecipato, svoltasi il 17 settembre, avvenne l’episodio che mi ha spinto a decidere le mie dimissioni. In preparazione della riunione venne presentato un documento programmatico dell’attività culturale del Memoriale. E’ il solo documento sul progetto di presenza politico-culturale del Memoriale che abbia incontrato finora, e l’ho trovato inaccettabile. Vi si dice fra l’altro che “dal 2018 il Comitato Cultura ed Eventi ha progressivamente ampliato lo spettro delle iniziative rivolte al pubblico generale, affiancando al lavoro sulla memoria della Shoah una riflessione più ampia sulle grandi questioni del presente. […] Alla base di questo percorso vi è la convinzione condivisa che la memoria e la storia della Shoah non siano una «proprietà» degli ebrei […] In questa prospettiva, la programmazione futura potrà affrontare, con rigore e senza semplificazioni, temi quali il colonialismo occidentale, lo schiavismo e i processi di decolonizzazione, le minacce alle democrazie contemporanee, le trasformazioni dei diritti civili e umani e i conflitti internazionali. Tra questi, anche la questione israelo-palestinese, da affrontare con equilibrio, senza paraocchi e mantenendo il Memoriale come luogo di confronto e di elaborazione, non di contrapposizione.” (corsivi miei)
Nel documento non compariva mai la parola “antisemitismo” (che poi vi è stata inserita su insistenza di Gadi Luzzatto Voghera), né si leggevano “antisionismo”, “terrorismo”, “odio antiebraico” . Con la stridente menzione di una “proprietà degli ebrei” della Shoà da rifiutare, si intende evidentemente depotenziare il fatto che la Shoà sia il momento più terribile della lunga storia della persecuzione antiebraica, dell’odio contro il popolo ebraico, della negazione dei suoi diritti individuali e collettivi – una storia ben diversa dal generico razzismo, per non parlare dci colonialismo, schiavismo ecc.. Nel testo viene rivendicato il progetto – ormai in atto “dal 2018”- di pronunciarsi “sulle questioni del presente”, cioè di far politica, ma di farla, come è chiaro dall’elenco dei temi, secondo una visione anti-occidentale e terzomondista della storia contemporanea, che guarda con sospetto alle ragioni di Israele. Particolarmente stridente, dopo il 7 ottobre (che nel documento non è pure citato), è infatti l’idea di affrontare quella che viene definita in maniera certamente riduttiva “questione israelo-palestinese” “con equilibrio”, cioè “non di contrapposizione”, il che significa evidentemente non voler prendere partito sui reiterati tentativi di distruzione dello Stato ebraico , da ultimo il 7 ottobre 2023 con la più grande strage terroristica di ebrei dopo la Shoà e con una guerra da tutti i fronti.
Beninteso, non tutte le iniziative culturali del Memoriale presentano le caratteristiche che io critico, ce n’è state anche parecchie, più o meno interessanti, che non corrispondevano alla linea politica che ho denunciato, essendo documentarie o latamente culturali.
Nella riunione di settembre, i miei tentativi di rifiutare questa impostazione e di respingere il documento sono stati rifiutati con modi molto aggressivi da Vigevani e soprattutto da Roberto Jarach, come pure è stata respinta la mia richiesta di riportare in Consiglio di Amministrazione un documento che coinvolge la linea politica generale del Memoriale. Ho dovuto dunque rassegnarmi al fatto che la dirigenza del Memoriale appoggia compattamente un progetto politico/culturale che io considero non solo sbagliato e pericoloso, ma contrario al senso centrale stesso del Memoriale. Prendendo atto di non essere in grado di modificare una linea che trovo inaccettabile e non volendo in alcun modo esserne responsabile o apparirvi omogeneo, ho deciso immediatamente di uscire dalla Commissione e,dopo approfondita riflessione, di dimettermi dal Consiglio di Amministrazione. Mi riservo di rendere pubbliche queste mie ragioni.

Ugo Volli