di Anna Balestrieri
Il governo israeliano ha annunciato la ripresa degli attacchi contro le roccaforti di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, e ha conquistato il castello di Beaufort. Mentre il comando centrale americano ha confermato di aver colpito radar e siti di controllo droni iraniani dopo l’abbattimento di un drone MQ-1 Predator statunitense sopra acque internazionali. E Teheran ha reagito con un attacco missilistico e con droni verso il Kuwait.
Il Medio Oriente ripiomba in una fase di fortissima tensione militare e diplomatica. Nelle ultime ore Israele ha intensificato le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano, mentre Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi attacchi diretti in un contesto di tregua sempre più fragile.
Israele prepara nuovi raid su Beirut
Il governo israeliano ha annunciato la ripresa degli attacchi contro le roccaforti di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, dopo settimane di operazioni limitate condotte anche sotto pressione dell’amministrazione americana. Secondo una dichiarazione congiunta del premier Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Israel Katz, la decisione è stata presa “a seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah e degli attacchi contro città e civili israeliani”.
La notizia ha immediatamente provocato un esodo di civili dalla zona di Dahiyeh, tradizionale bastione del movimento sciita a Beirut, con immagini diffuse dai media arabi che mostrano lunghe colonne di traffico in uscita dalla capitale libanese.
Secondo fonti statunitensi citate dalla stampa israeliana, Washington avrebbe gradualmente aperto alla possibilità di un ritorno di raid israeliani più estesi su Beirut, soprattutto dopo il fallimento di una nuova proposta americana di de-escalation respinta da Hezbollah.
Hezbollah respinge il piano Usa
Gli Stati Uniti avevano proposto un percorso graduale di riduzione delle ostilità: Hezbollah avrebbe dovuto interrompere per primo gli attacchi contro Israele, ottenendo in cambio una limitazione delle operazioni israeliane sulla capitale libanese. Tuttavia, secondo funzionari americani, il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri — alleato di Hezbollah — avrebbe chiesto che fosse Israele a fermarsi per primo.
Un funzionario statunitense ha accusato apertamente Hezbollah di seguire “la linea di Teheran” senza considerare gli interessi della popolazione libanese, sostenendo che “il modo più rapido per proteggere i civili su tutti i fronti è che Hezbollah smetta immediatamente di sparare”.
L’Idf conquista il castello strategico di Beaufort
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha annunciato la conquista del castello medievale di Beaufort, nel Libano meridionale, considerato uno dei punti strategicamente più rilevanti dell’area. L’operazione è stata condotta dalla brigata Golani nell’ambito dell’espansione dell’offensiva terrestre oltre il fiume Litani.
Le immagini diffuse dall’Idf mostrano bandiere israeliane issate sulla fortezza crociata, simbolo storico delle guerre del Libano e già occupata da Israele tra il 1982 e il 2000. Il ministro della Difesa Katz ha definito la riconquista di Beaufort “un messaggio chiaro ai nemici di Israele”, aggiungendo che “chi minaccia i cittadini israeliani perderà uno dopo l’altro i propri asset strategici”.
Secondo l’esercito israeliano, l’area ospitava infrastrutture significative di Hezbollah costruite con supporto iraniano e utilizzate per il lancio di razzi e droni contro Israele.
Un soldato israeliano ucciso da un drone Hezbollah
L’avanzata israeliana è avvenuta mentre Hezbollah continuava a colpire il nord di Israele con razzi e droni. Un drone esplosivo telecomandato ha ucciso il sergente Michael Tyukin, 21 anni, membro dell’unità di ricognizione della brigata Givati. Altri quattro soldati sono rimasti feriti.
Tyukin era emigrato in Israele dall’Ucraina con la madre nel 2020 ed era figlio unico. Il ministro Katz lo ha definito “simbolo di sionismo, dedizione e amore per la terra d’Israele”.
Nelle stesse ore l’IDF ha autorizzato alla pubblicazione il nome di un secondo caduto. Il sergente maggiore Adam Tsarfati, 20 anni, di Rosh HaAyin, combattente dell’unità d’élite Maglan, è morto durante i combattimenti nel Libano meridionale. Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, Tsarfati è stato ucciso dall’esplosione di un drone carico di esplosivo lanciato da Hezbollah. La sua morte porta a due in poche ore il numero dei giovanissimi soldati israeliani uccisi nelle ultime operazioni lungo il fronte settentrionale, mentre continuano gli scontri tra le forze israeliane e il movimento sciita sostenuto dall’Iran.
Intanto il Comando del Fronte Interno israeliano ha disposto la chiusura delle scuole nelle comunità vicine al confine libanese e la sospensione di numerose attività civili nel nord del Paese. Anche ospedali e parchi naturali sono stati trasferiti o chiusi per ragioni di sicurezza.
Gli Usa bombardano siti iraniani
Parallelamente, la crisi regionale si è allargata ulteriormente con un nuovo scambio diretto di attacchi tra Stati Uniti e Iran. Il comando centrale americano ha confermato di aver colpito radar e siti di controllo droni iraniani dopo l’abbattimento di un drone MQ-1 Predator statunitense sopra acque internazionali.
Teheran ha reagito con un attacco missilistico e con droni verso il Kuwait, dove si trovano importanti installazioni militari americane. Le difese aeree kuwaitiane hanno dichiarato di aver intercettato i vettori in arrivo.
Secondo Washington, gli attacchi americani sono stati “misurati e deliberati” e miravano a neutralizzare minacce immediate alla navigazione nella regione del Golfo Persico.
Negoziati in stallo e timori sullo Stretto di Hormuz
La nuova escalation mette ulteriormente a rischio i negoziati indiretti tra Washington e Teheran sul programma nucleare iraniano e sul possibile cessate il fuoco regionale. L’Iran starebbe modificando una bozza di memorandum proposta dagli Stati Uniti, dopo che Donald Trump avrebbe inviato una versione più rigida dell’intesa.
Trump ha dichiarato che “l’Iran vuole davvero raggiungere un accordo” e ha invitato l’opinione pubblica americana a “stare tranquilla”, assicurando che “alla fine andrà tutto bene”.
Restano però profondissime le divergenze tra le due parti. Teheran continua a chiedere la revoca delle sanzioni e lo sblocco di 12 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero prima di qualsiasi accordo sostanziale sul nucleare.
Intanto lo Stretto di Hormuz — attraverso cui transita una quota cruciale del petrolio mondiale — rimane al centro della tensione geopolitica. L’incertezza sul futuro della regione ha già provocato nuove oscillazioni dei prezzi energetici sui mercati internazionali.
Una tregua sempre più fragile
Il quadro complessivo mostra una tregua ormai fortemente deteriorata sia sul fronte israelo-libanese sia su quello tra Stati Uniti e Iran. Israele sta ampliando la propria presenza militare nel Libano meridionale; Hezbollah continua gli attacchi missilistici e con droni; Washington e Teheran alternano negoziati e azioni militari.
La regione appare così sospesa tra diplomazia e rischio di un conflitto su scala molto più ampia, mentre le capitali coinvolte cercano di evitare che l’attuale escalation sfugga definitivamente di mano.





