Devar Torà / Sulla traccia dei padri

24 Iyàr 5771

Devar Torà
“… Ciascuno presso la sua bandiera, secondo i segni del casato paterno… ” (Bemidbàr 2, 2). L’Admor Rabbì Yehuda Leib di Gur, conosciuto con il nome del suo commento alla Torà come Sefàt Emèt, mette in risalto le parole: “Secondo i segni del casato paterno”. Ogni ebreo deve sforzarsi di essere, con le sue azioni quotidiane, un’immagine e un segno delle azioni dei suoi antenati. Questo per non separarsi dalle antiche radici, dalle quali il popolo d’Israele trae linfa per il suo mantenimento. La bandiera dei figli deve cioè rispecchiare sempre le indicazioni e i tratti che i nostri padri ci hanno tracciato.

Halakhà

Il bicchiere su cui si fa il kiddùsh deve contenere almeno un revi’ìt (86 ml) di vino e deve essere integro, non deve cioè essere scheggiato o altro. Affinché altre persone possano uscire d’obbligo, il kiddùsh deve essere fatto da una persona che sia già bar mitzvà e che deve avere l’intenzione di far uscire d’obbligo anche gli altri commensali. I presenti escono d’obbligo rispondendo amèn alla fine di ogni benedizione, ma non devono interrompere il kiddùsh. Terminato il kiddùsh chi l’ha recitato beve almeno rov revi’ìt, (la maggior parte di un revi’ìt) circa 44 ml di vino: fintanto che non ha bevuto, non è consentito parlare. Le donne sono tenute all’osservanza di questa mitzvà e nel caso in cui non vi sia un uomo in grado di recitare il kiddùsh, esse hanno l’obbligo di recitarlo.

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