Devar Torà / Il latte di Shavu’òth

1 Sivàn 5771

Devar Torà

“ … Nachshòn figlio di Aminadàv, appartenente alla tribù di Giuda” (Bemidbar 7, 12). Ci fanno notare i Maestri che vi è una differenza nell’espressione della Torà  tra questo verso e quelli che lo seguono, che narrano delle offerte portate dagli altri capi tribù durante l’inaugurazione del Mishkan – Tabarnacolo. In questo verso, Nakhshon figlio di Aminadav non viene chiamato con il titolo di Nassì – capo della tribù. Ciò, spiegano i Maestri, a sottolineare il fatto che il suo nome “Nachshon” era considerato da tutto il popolo un titolo. Questo per il gran valore e la fede dimostrata verso Dio durante l’uscita dall’Egitto, quando per primo senza indugio si getto nelle acque del Mar Rosso, e per suo merito le acque si aprirono.
 
Halakhà

Nel primo giorno di Shavu’òt, e vi è chi usa anche nel secondo, c’è l’usanza di mangiare latticini; i motivi al riguardo sono molti e un’allusione, tra le tante, si trova nell’espressione «Minchà chadashà lahashèm beshavuotekhèm – Nuova offerta all’Eterno, al termine delle vostre settimane» (Bemidbàr 29, 26); le iniziali di queste parole compongono in ebraico la parola mechalàv – di latte. Si mangiano inoltre cibi che contengono miele, al quale è stata paragonata la Torà, come è detto: «Il miele e il latte si trovano sotto la tua lingua». Siccome si mangiano cibi a base di latte ma occorre anche consumare della carne, come ogni Yom Tov, si deve usare la massima attenzione a non commettere nessuna violazione alla proibizione di mescolare carne e latte.

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