Rosh Hashanà: tra libertà e responsabilità

Ebraismo

di Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo della Comunità di Milano

La caratteristica fondamentale dell’essere umano è la sua libertà. Ma essere liberi significa essere responsabili delle proprie scelte. L’importanza della famiglia ebraica per tutta la comunità

Rosh Hashanà è chiamato Yom hazikkaròn, giorno del ricordo. Che cosa ricordiamo? Ricordiamo la creazione del mondo e, in particolare, la creazione dell’uomo. Rosh Hashanà, d’altronde, come è noto è anche il giorno del giudizio – Yom HaDin cioè il giorno i cui tutti gli uomini passano davanti a Dio per essere giudicati individualmente; il giorno in cui veniamo chiamati a fare un esame di coscienza, a fare teshuvà e a prendere impegni per il futuro.
Che rapporto c’è tra questi due aspetti di Rosh Hashanà?
Perché nel giorno del giudizio ricordiamo la creazione dell’uomo?

Per capirlo dobbiamo comprendere qual è la caratteristica essenziale degli esseri umani, che cosa cioè distingue gli esseri umani dal resto del Creato.
Ciò che ci distingue dagli altri esseri viventi è la libertà di scelta, il libero arbitrio. Gli animali agiscono spinti dai propri istinti. L’essere umano invece può scegliere anche di far qualcosa di diverso da ciò che il proprio istinto lo indurrebbe a fare. Insomma la caratteristica fondamentale dell’essere umano è la sua libertà.
Paradossalmente però c’è una tendenza sempre più diffusa a fuggire da questa libertà. C’è una tendenza ad affermare che in realtà non siamo liberi ma siamo condizionati da vari elementi: gli istinti, la famiglia, l’ambiente, la società, la congiuntura economica e sociale. Esistono questi condizionamenti? Assolutamente sì. Nonostante questo però la tradizione ebraica afferma che, pur con questi condizionamenti noi rimaniamo liberi di scegliere.
Un grande maestro contemporaneo, rav Eliahu Dessler, parla di nekudàt habechirà, punto di scelta.
Rav Dessler afferma cioè che c’è sempre un punto, una situazione in cui la scelta è nostra e solo nostra. Ma perché amiamo pensare di non essere liberi?
Perché la libertà ha una conseguenza fondamentale: la responsabilità. Essere liberi significa essere responsabili delle proprie scelte ed è per questo che fuggiamo.
Preferiamo ritenerci non responsabili delle nostre scelte, considerare queste scelte scelte obbligate.

Abbiamo vissuto un anno molto difficile, un anno in cui forse più che in ogni altro momento della nostra vita ci siamo sentiti in balia degli eventi. Eventi che sfuggivano a ogni nostro controllo.
Eppure proprio quest’anno ha dimostrato che le nostre scelte erano importanti: la diffusione o meno della pandemia non è dipesa solo da elementi imponderabili ma anche dai nostri comportamenti.
Speriamo di poter festeggiare Rosh Hashanà avendo superato questo problema e di poter vivere la festa in serenità.
Dobbiamo però renderci conto che, superato questo problema, ne rimangono altri che dipendono in buona parte dalle decisioni che prenderemo. La comunità è in calo demografico, la scuola ha meno allievi. Sono dati di cui possiamo limitarci a prendere atto o decidere di agire e non considerare questa tendenza irreversibile

Per farlo dobbiamo renderci conto che la comunità ebraica è una costruzione continua; si costruisce attraverso le nostre scelte individuali e collettive. Dobbiamo innanzitutto impegnarci per costruire delle famiglie ebraiche che sono l’elemento basilare di ogni comunità.
La più bella berakhà che troviamo nella Torà è: “Come sono belle le tue tende Yaacov, le Tue residenze Israel”.
Secondo i nostri maestri questo è un riferimento all’importanza, alla bellezza e alla santità della famiglia ebraica.
Ma non basta formare famiglie. È necessario impegnarsi nel recupero dell’identità e nell’educazione ebraica. Da questo dipende il presente e il futuro di noi stessi, delle nostre famiglie e della nostra comunità.

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