Kesher: Israele e le sue frontiere, fra mito, storia e ebraismo

Ebraismo

di Roberto Zadik

kesher-israeleSospeso fra ebraismo, sogno, realtà storica e molti altri elementi, Israele da sempre ha rappresentato per il mondo ebraico e non solo, un luogo di fondamentale importanza, centro delle tre religioni monoteiste,  ispirazione di canzoni e libri e di accesi dibattiti politici e ideologici. Ma quali sono le sue frontiere e i confini, in passato e nel presente? Quali le fasi storiche e i significati tratti dalla Torah, dal Talmud e dall’Halakhà?

Questi sono stati gli argomenti dell’interessante incontro di Kesher “I confini di Israele” condotto da due relatori d’eccezione come il Rabbino Capo, Rav Alfonso Arbib che ha sviluppato  il collegamento fra mitzvot e Israele e il docente di Storia e Filosofia Mino Chamla che ha fornito un brillante excursus storico sui confini e le fasi d’Israele nei vari periodi storici, dalla Terra di Canaan alla nascita dello Stato ebraico fino al 1981 quando Gerusalemme venne dichiarata sua capitale. Proprio Chamla ha cominciato l’incontro così “Quando si parla di Israele ci si riferisce a un rapporto storico ma non solo. Questa terra per il popolo ebraico è un luogo biblico, mitico, sospeso fra proiezione e realtà. Ma quali sono gli effettivi confini di questo triangolino di terra? “.

Lo storico ha analizzato sinteticamente e con efficacia le varie epoche storiche e bibliche, da quando le prime tribù fuggite dall’Egitto si insediarono nella Terra di Canaan, al Regno di Re David e di  Salomone in cui Israele raggiunse un’estensione mai vista prima, partendo dal Nilo e arrivando fino all’Eufrate, in un’area che comprendeva la Siria e la terra di Aram, zone che oggi fanno parte della Giordania. Successivamente però le cose cambiarono, come ha sottolineato Chamla e Israele cominciò ad essere assoggettato a dominazioni straniere.  Fra gli esempi, lo studioso ha passato in rassegna  il periodo dei Babilonesi, la dominazione dei Greci, prima con i Tolomei e poi coi Seleucidi e il periodo Ellenistico, che vide la famosa rivolta dei Maccabei celebrata nella festa di Channukkà fino ai Romani, che controllavano la Giudea. In tema di impero romano, Chamla ha specificato che i Romani, prima lasciarono la popolazione vivere con una certa indipendenza per poi inasprire l’autoritarismo e la violenza che portò alla Distruzione del Primo e del Secondo Tempio di Gerusalemme e alla tragedia della fuga definitiva degli ebrei da Israele. Poi ci furono vari periodi, regni, ritorni più o meno massicci nella “Terra di Sion” con le dominazioni dei Bizantini, dei Mammelucchi e l’Impero Ottomano. “Ci furono momenti in cui gli ebrei furono più o meno presenti sul territorio, secoli in cui Israele non esisteva come Stato ebraico e poi il grande ritorno all’ideale del sionismo e la rinascita identitaria nell’Ottocento”.

Su questa fase fondamentale, il docente si è soffermato parlando di quanto ben prima di Herzl, ci furono grandi rabbini, come Rav Kalisker, da parte ashkenazita e Rav Alcalay, sul versante sefardita, che stimolarono l’idea di “ritorno alla Terra”. Poi alcuni pensarono che si potesse creare una terra di Sion in Africa, in Kenya o in Uganda ma alla fine tutti scelsero “quella terra lì e cominciarono a diffondersi in Europa” come ha sottolineato Chamla “ il pensiero religioso e laico con Jabotinsky, in bilico se accontentarsi di poca terra o invece sognare la grande Israele della Torah”. Lo studioso ha concluso il suo intervento ricordando la fondazione dello Stato ebraico e gli anni che l’hanno preceduta, come la Guerra del Sinai del 1946 e poi la Guerra dei Sei Giorni, del 1967, l’annessione delle Alture del Golan nel 1981 e tutti i compromessi, le scelte strategiche e i conflitti che lo Stato ebraico dovette affrontare nella seconda metà del Novecento. “Israele” ha affermato “è sempre stato sospeso fra fedeltà e promessa dai tempi di Abramo e della Torah ed è uno stato mitico eppure reale che tutti noi difenderemo fino allo spasmo a prescindere dalle opinioni e dalle opposizioni di ognuno”.

Successivamente la discussione è stata sviluppata nei suoi significati religiosi e halakhici, da Rav Arbib che ha affrontato vari precetti, mitzvot e dibattiti rabbinici, citando una serie di fonti e testi. “Questo argomento si collega a problemi vecchi e nuovi, molti di noi parlano di diritto alla terra, ma non è esattamente così perché essa ci è stata data da Dio. Ai tempi di Rav Sonnenfeld e di Rav Kook si discuteva già di questo. Preferisco parlare di doveri e non di diritti e citerei alcune importanti mitzvot che riguardano ogni ebreo”. “La prima” ha detto Rav Arbib “ è lo yeshuv baaretz, la mitzvà di risiedere nella Terra di Israele. Essa si scontra con altri due princioìpi, la conquista della Terra e il pericolo di vita che legittimerebbe l’ebreo a lasciare la terra. Ma tanti sono gli interrogativi e le questioni aperte”. Nella sua interessante spiegazione, Rav Arbib, ha posto diverse questioni. Citando le discussioni fra Rav Ovadia Yosef  e Rav Saul Israel e riferimenti talmudici, il Rav ha parlato di quanto i testi invitino “a non andare in Israele con la forza ma è comunque necessario difendersi dagli attacchi per sopravvivere alla violenza altrui.” Doverosi sono i compromessi fra queste mitzvot e la realtà, i bisogni del momento e queste complessità” ha detto il Rav sottolineano “il legame profondo del popolo ebraico con la terra. Molto spesso esso viene dimenticato anche da molti israeliani quando parlano con fastidio dei coloni. Il rapporto con questa terra è talmente forte da essere disposti a rischiare la vita per difendere Israele”.

Alla fine del dibattito, prima delle domande del pubblico, Chamla ha ricordato quanto sia importante soffermarsi sul rapporto fra terra e stato, il tema del “ritorno alla terra” che portò alla nascita dei kibbutzim e al desiderio di tanti ebrei di abitare in Israele.” Citando il grande storico Bensoussan, Chamla, ha evidenziato come “Israele è nato come conseguenza della Shoah e dell’antisemitismo europeo, come stato moderno per permettere agli ebrei di vivere comodamente la propria identità”.

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