L’innovazione israeliana al servizio del territorio milanese

di Davide Foa

expo1La presentazione del padiglione israeliano per Expo 2015 si è tenuta in Via Beltrami a Milano, presso lo spazio Sforza dell’Expo Gate 1 domenica 30 novembre

In una sala gremita di ascoltatori, si sono succeduti dieci relatori, introdotti e coordinati dal presentatore Alessandro Cecchi Paone.

Il tema centrale affrontato è la collaborazione tra agricoltura lombarda e innovazioni israeliane. A questo scopo sono intervenuti, dopo Roberto Arditti e Roger Abravanel, quattro esponenti del settore agricolo italiano e quattro di società israeliane attive nel campo delle biotecnologie.

Roberto Arditti, giornalista e direttore Affari istituzionali di Expo, riconosce all’evento milanese e italiano due grandi meriti: parlare di nutrizione e far partecipare con piena dignità le ONG(organizzazioni non governative). “Per molto tempo ci siamo convinti che il problema più grave per il nostro pianeta fosse quello dell’energia”, afferma Arditti, “ oggi invece, anche grazie a Expo, stiamo rivalutando il problema della nutrizione: un miliardo di persone ha scarso accesso al cibo, un altro miliardo soffre di cattiva nutrizione”.

Riguardo poi alla partecipazione delle ONG, Arditti ricorda come “ la cascina Triulza sarà interamente dedicata alle organizzazioni non governative”.

La parola passa a Roger Abravanel, ingegnere, manager e scrittore italiano, che, con una serie di esempi, mostra l’influenza delle innovazioni israeliane nella nostra vita di tutti i giorni.

“Questo fenomeno lo chiamo Israel inside”, dichiara Abravanel. Dal Wifi a Skype, dall’Email all’instant messaging, queste e molte altre innovazioni sono nate e cresciute in Israele.

Tra le tante, Abravanel si sofferma soprattutto sull’irrigazione goccia a goccia,” la più grande innovazione agricola degli ultimi settant’anni”, promossa e sviluppata da Netafim, azienda israeliana leader nello sviluppo agricolo mondiale.

“Tutto è partito dal kibbutz Hatzerim, nel Negev,  che in poco tempo si è trasformato da comunità agricola a centro di innovazione”, ricorda Abravanel, delineando poi tre motivi principali che possono spiegare il successo israeliano nel campo delle innovazioni: un sistema universitario eccellente, una cultura orientata all’innovazione e, per finire, uno spirito imprenditoriale.

“La cultura israeliana premia il rischio e supporta anche chi fallisce, puntando sulle future probabilità di successo: questa è la forza di Israele.”

Guardando le statistiche (PIL, inflazione, debito pubblico) non si direbbe, ma Italia e Israele hanno qualcosa in comune secondo Abravanel: valori familiari, pragmatismo, flessibilità, valore imprenditoriale. “Inoltre -prosegue il relatore- i due paesi sono complementari: il grande mercato italiano può sostenere l’offerta israeliana, mentre le innovazioni italiane possono trovare spazio e capitali in Israele.”

Una complementarietà che trova le sue conferme nelle parole dei quattro relatori successivi, esponenti del settore agricolo lombardo.

“ La collaborazione con Israele è stato un matrimonio naturale”, afferma Riccardo Gefter Wonderich, responsabile Expo per il Parco Tecnologico Padano.

“Due anni fa, mentre ragionavamo su come valorizzare il Parco Tecnologico Padano in vista dell’Expo, le nostre ricerche si sono incontrate con il sistema israeliano; grazie alla collaborazione con Netafim, stiamo preparando un piccolo campo agricolo in cui mostriamo la possibilità, grazie alle tecnologie israeliane, di coltivare anche in condizioni sfavorevoli”.

Il problema principale, citato da molti relatori, rimane la sproporzione tra crescita demografica globale e produttività. L’obiettivo è quindi aumentare la produzione di alimenti riuscendo a sfruttare anche aree per natura difficilmente coltivabili. Qui entrano in campo le innovazioni israeliane, capaci di dare produttività a terreni prima trascurati.

Expo vedrà anche la partecipazione dell’associazione “100 Cascine”, che, come spiega il coordinatore Alessandro Belgiojoso,  metterà a disposizione dell’evento e dei visitatori diverse cascine, con l’obiettivo di rivitalizzare un settore storico dell’agricoltura lombarda, oggi però profondamente in crisi.

Grazie al progetto DemoFarm, definito da Belgiojoso come “una vetrina mondiale dei prodotti agricoli, dell’allevamento e delle tecnologie installate in campo aperto”, possiamo trovare una dimostrazione pratica delle parole di Abravanel riguardo la complementarietà Italia-Israele. Infatti, diverse società israeliane operanti nel settore agricolo potranno mettere in mostra le loro innovazioni all’interno delle varie cascine.

Il progetto DemoFarm, coordinato da Franco Gatto,  coinvolge diverse unità agricole comprese nel “Cluster” di Mediglia, comune in provincia di Milano. “Speriamo che questa collaborazione con le aziende israeliane dia una forte spinta innovativa alle cascine del comune di Milano”, ribadisce Gatto.

Tra i partecipanti al progetto c’è anche l’azienda agricola dei fratelli Vigo, nota anche come Cascina di Robbiano. “ Il nostro progetto ha anticipato Expo, è attivo dal 2014 con risultati eclatanti” così Mario Vigo esprime la propria soddisfazione, sottolineando come “la coltura innovativa permette un 14 % in più sulla produzione media, oltre a una riduzione del consumo idrico e delle emissioni”. Tutto questo grazie anche, se non soprattutto, alla tecnologia israeliana il cui compito oggi deve essere quello di “ guidare i paesi meno fortunati”.

I vantaggi dell’irrigazione goccia a goccia, rispetto all’irrigazione tradizionale, vengono mostrati da Stefania de Pirro, Marketing Comunication Manager di Netafim Italia.

“La crescita demografica ci impone di rendere più efficiente la produzione agricola” afferma la relatrice.

Basta qualche dato, fornito da de Pirro, per capire l’importanza dell’agricoltura nella nostra alimentazione. “Nel mondo il 2,5% di acqua è dolce e solo l’1% di questa è utilizzabile dall’uomo. Di questo 1%, il 70% viene usato per l’agricoltura: da questo settore deve quindi partire l’innovazione”. Il problema è la dispersione di acqua al momento dell’irrigazione.

“Con l’irrigazione tramite sommersione solo il 40/60% dell’acqua viene assorbito dalle piante; invece, con l’irrigazione goccia a goccia, avremo un assorbimento pari al 90% dell’acqua utilizzata”.

Purtroppo, come ricorda Stefania de Pirro, “nel mondo solo il 5% dei terreni viene coltivato con questo nuovo tipo di irrigazione, anche se in italia la percentuale è più elevata, intorno al 20%”. Un’esposizione universale va sfruttata anche in questo senso, “ bisogna creare consapevolezza nel mondo”.

Seguono quindi le presentazioni di altre tre società israeliane, oltre Netafim, capaci di fornire interessanti risposte alla necessità di ottenere una più alta produttività conseguentemente ad un aumento della popolazione mondiale. I tre ospiti sono: Noam Ilovich, vice presidente Business Development presso la società AutoAgronom, Gideon Zohar vice presidente Marketing and Sales per TransAlgae e infine Barak Yekutieli presidente del consiglio d’amministrazione e amministratore delegato di AquateGroup.

Ilovich sottolinea due problematiche fondamentali per l’agricoltura di oggi: scarsità d’acqua ed eccessivo utilizzo dei fertilizzanti.

“Bisogna partire dalle radici”, afferma Ilovich, “il nostro obiettivo è produrre di più con meno acqua e meno fertilizzanti; per farlo studiamo le radici, da lì capiamo le specifiche necessità di ogni pianta.”

AutoAgronom, non a caso, è stata scelta come miglior “Clean Tech” startup in Israele.

TransAlgae, rappresentata da Zohar, è invece una compagnia biotech in grado di fornire all’agricoltura, ma non solo,  delle alghe contenenti enzimi, molecole attive, vaccini, o qualsiasi proteina; insomma, tutto ciò che può stimolare una maggior produzione.

Una tecnica sicuramente innovativa e rivoluzionaria che, secondo il modesto Zohar, “varrà tra quindici o vent’anni il premio nobel”.

Infine Barak Yekutieli sottolinea l’interdipendenza, “Nexus”, tra tre fattori principali: cibo, acqua e energia. Per questo è necessaria una strategia che comprenda più risorse, che Aquate definisce “MRP(multi-resource productivity) solution”. Si propone quindi una forte ed efficace ottimizzazione delle risorse, senza sprechi ne eccessi.

Se prospettive negative per il futuro non mancano (basti pensare al dato secondo cui nel 2025 1.8 miliardi di persone vivranno in zone colpite da siccità) Israele non starà certo a guardare: ha già iniziato a costruire l’arca, pronta ad accogliere il mondo intero.