di Davide Cucciati
Hoshanà Rabbà diventa una giornata di passaggio: siamo ancora dentro Sukkot, ma ci prepariamo già a Sheminì Atzeret; siamo ancora nel tempo della gioia, ma avvertiamo per l’ultima volta la solennità degli Yamim Noraim; chiediamo l’acqua che darà vita alla terra nell’anno appena iniziato e accompagniamo questa richiesta con gesti che provengono da un passato molto lontano.
Sukkot
Succòt: il miracolo della protezione divina e quello del coraggio umano
dagli scritti di Rav Jonathan Sacks z”l
Che cosa rappresenta la succà? Che sia il miracolo della protezione divina o quello del coraggio umano, siamo tutti stranieri sulla terra, residenti temporanei nell’universo (quasi) eterno di Dio. La Torà ci dice: “Vivrete in alloggi protetti per sette giorni”
Parashat Sukkot. Usciamo dalla sicurezza quotidiana per essere felici anche nella precarietà
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Capite adesso cosa significa poter alzare gli occhi e guardare quante persone lasciano case confortevoli per stare in spazi limitati e precari, ma pieni di luce. È questo il senso di Sukkot: uscire, per qualche giorno, dalla sicurezza di ciò che abbiamo costruito e scoprire che si può essere felici anche dentro ciò che è fragile e temporaneo perché sappiamo che la luce che viene dal cuore è quella di chi sa di aver scelto una vita di gioia.
La simbologia della succà tra precarietà e protezione
di Rav Reuven Colombo
La festa di Succòt cade quest’anno nei giorni dal 26 settembre al 4 ottobre. Che cosa rappresenta la succà? È la nostra dimostrazione che la fede nell’aiuto divino non deve mai mancare nel nostro cuore. E non dobbiamo dimenticare mai di stare vicino a chi ne ha bisogno
Sotto lo stesso cielo. Il MEIS apre alla città la capanna tradizionale della festa ebraica di Sukkot
Grazie alla teshuvà, si può affrontare il futuro con coraggio e fiducia
di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano
Viviamo un tempo di profondi cambiamenti, nel quale molte delle nostre certezze vengono messe in discussione. È naturale sentirsi disorientati, soprattutto di fronte alle sfide che il popolo ebraico sta vivendo. Eppure, come ci spiega la tradizione ebraica e in particolare i giorni di Rosh Hashanà, Yom Kippur e Sukkot, ogni cambiamento può essere anche un’opportunità di crescita.
La sukkà fa spazio alle donne: arrivano le Ushpizot
di Anna Balestrieri
Ogni autunno, con l’arrivo di Sukkot, le capanne israeliane si riempiono di decorazioni, frutti, festoni e simboli della tradizione ebraica. Tra gli elementi più riconoscibili ci sono gli “Ushpizin”, i sette ospiti biblici che, secondo una tradizione sviluppatasi nella mistica ebraica, vengono simbolicamente accolti nella sukkà: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne, Giuseppe e Davide.
Una bella festa nella Sukkà di Naar Israel al Castello Sforzesco
Anche quest’anno per il 26esimo anno Naar Israel ha approntato una grande e ancora abbellita Sukkah nel Castello Sforzesco.
Sukkot e Hoshanà Rabbà: c’è sempre una porta aperta per chi decide di rientrare
di Rav Jakov Di Segni
Dai più osservanti agli ebrei più lontani. A Sukkot, nel Lulav, le quattro specie vegetali rappresentano simbolicamente le varie tipologie di ebreo presenti nel popolo di Israele. Uniti nella diversità. Ed è proprio nella dialettica tra individuo e collettività, tra singolo e gruppo che risiede il senso profondo delle feste ebraiche.
Shabbat Sukkot. La gioia nel tempo dell’incertezza
Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Sukkot diventa una parabola dell’esistenza umana: siamo sempre in viaggio, mai del tutto arrivati, e tuttavia possiamo trovare gioia nel cammino stesso. La sukkah, fragile e aperta, ci insegna che la gioia non nasce dalla sicurezza, ma dalla fiducia. Chi sa essere felice anche nella temporaneità, chi riesce a ringraziare anche quando le fondamenta tremano, ha scoperto il segreto della fede ebraica.
Questa sera è Sukkot, la festa delle cose semplici
Appunti di Lidia Calò
Ciò che è davvero sorprendente è che Succot è chiamata, dalla tradizione, zeman simchateinu, “il tempo della nostra gioia”. Gli ebrei, nel corso dei secoli, sono stati in grado di sperimentare il rischio e l’incertezza ad ogni livello della loro esistenza, eppure sono stati ancora in grado di gioire. Questo è un coraggio spirituale di alto livello. La fede non è certezza; la fede è il coraggio di vivere nell’incertezza.
Sukkot: uniti sotto un tetto comune, per un bene superiore
di Rav Alberto Somekh
Siamo disposti a considerarci tutti uguali in virtù del tetto comune che ci sovrasta? Questo è Sukkot. Dopo che ci siamo perdonati a vicenda a Yom Kippur, la Sukkà ci sospinge verso il riconoscimento dell’Altro, della sua dignità e autenticità. Eliminando ogni senso di superiorità














