Al MEIS la festa delle capanne continua fino al 5 febbraio 2023, con una mostra interattiva

di Michael Soncin
Un ramo di palma, tre rami di mirto, due rami di salice e un cedro. Queste quattro specie vegetali legate assieme vanno a comporre il Lulav, il mazzo simbolo che contraddistingue la Festa di Sukkot, detta anche la festa delle capanne. Non è un semplice ornamento, nei sette giorni della festività si usa tenerlo in mano durante la preghiera. Ed in quei giorni viene ricordato l’episodio biblico in cui gli ebrei rimasero nel deserto, dopo essere usciti dall’Egitto.

In quel lungo periodo di permanenza – e sopravvivenza – nel deserto, gli ebrei costruirono le Sukkot, le capanne, coi tetti coperti da frasche, che ancor oggi, nei giardini delle sinagoghe, nelle terrazze delle proprie abitazioni, continuano a costruire ogni anno, trascorrendovi all’interno i sette giorni della festa, dove condividono i pasti con la famiglia e gli ospiti. 

Sotto lo stesso cielo, per una condivisione fra le culture

Una ricorrenza che lega assieme il mondo della Natura e le varie espressioni artistiche. Il visitatore sarà spettatore, ma anche attore, partecipando attivamente lungo il percorso espositivo, potendo conoscere gli aspetti religiosi e le varie tradizioni che ne derivano. “La speranza è quella di promuovere attraverso questa esposizione – anche grazie ai numerosi appuntamenti didattici riservati alle scuole che la accompagnano – un momento di profonda condivisione fra la culture e conoscenza reciproca”. Sono le parole del Presidente del MEIS Dario Disegni, che introducono uno dei temi portanti di questa mostra.

Come spiegano i curatori Amedeo Spagnoletto e Sharon Reichel, la decisione di fare una mostra su Sukkot, è per “l’attualità dei suoi valori”. In questa festività ci sono “idee come precarietà, rispetto della natura e delle persone”, che sono “al centro del discorso contemporaneo”.

“Affrontare contenuti religiosi non è un compito facile, ma un museo che concentra la sua indagine sull’ebraismo non può esimersi dal farlo. Desideriamo comunicare questi temi con un linguaggio espositivo che mostri la loro rilevanza a tutti i tipi di pubblico. Il forte accento sul coinvolgimento dei visitatori è concepito come un mezzo per rompere la barriera dell’alterità, per aiutare a trasmettere la peculiarità dell’ebraismo a un pubblico più ampio, trovandosi tutti Sotto lo stesso cielo”. Dal discorso dei curatori appare chiaro il significato del titolo della mostra. 

Da sinistra, Amedeo Spagnoletto, Dario Disegni, Giulia Gallerani, Sharon Reichel (Foto @Michael Soncin -Mosaico)

Un allestimento sostenibile che rispecchia i valori della celebrazione 

La simbologia religiosa di Sukkot si connette ai temi quotidiani tanto discussi legati all’ambiente e alla sostenibilità, che stanno acquisendo sempre più importanza. Infatti, un altro degli aspetti interessanti di questa mostra è che i valori di Sukkot sono qui presenti nel contenuto, ma anche nel contenitore che li racchiude, poiché l’allestimento a cura dell’architetto Giulia Gallerani, è stato realizzato per la maggior parte con cartone a tripla onda, un materiale notoriamente a basso impatto ambientale e riciclabile.

Le quattro specie di piante che compongono il Lulav, fanno parte del percorso espositivo, dove viene spiegato il significato di ciascuna e la loro provenienza. Come i cedri, gli etroghim, provenienti dalla Riviera dei Cedri, in Calabria, zona in cui si produce la varietà più pregiata di questo agrume. Un tipo di cedro liscio, chiamato anche con l’appellativo di ‘diamante’, vista la sua bellezza e lucentezza. Facendo una piccola postilla storica, si pensa che questo frutto sia stato portato in quella zona proprio dagli ebrei.

I lulavim quando vengono agitati durante la preghiera producono un suono che si fonde col suono della pioggia, un auspicio, per comprendere l’importanza che questa festa attribuisce al significato dell’acqua. Un tema di grandissima attualità. Parte di questo rito è visibile grazie ad una video installazione filmata all’interno del Tempio Centrale della Comunità Ebraica di Roma, durante Oshannah Rabbah, il settimo giorno di Sukkot. 

Costruisci la tua Sukkah con i mattoncini LEGO®

Se siamo qui a parlare della festa delle capanne, dei suoi valori e dei suoi simboli, non può mancare il più ‘edificante’, ossia la capanna, che in ebraico viene appunto chiamata sukkah, (sukkot, al plurale). La sua costruzione che avviene prima dell’inizio della festa, segue dei dettami precisi, che riguardano il numero delle pareti, o la copertura del tetto, che deve consentire di guardare sempre il cielo.

Tutto questo viene mostrato con un’animazione video a cura di LEGO® in cui vengono date le istruzioni per costruire la propria capanna, per poi passare direttamente alla pratica e raccogliere i mattoncini, messi a disposizioni del visitatore per costruirla. Un invito alla creatività e al divertimento, rivolto sia ai bambini che agli adulti.

Una Sukkà di Lego (Foto Mosaico – © Michael Soncin)

Le preziose Tavole della Sukkah dell’Abbazia di Praglia

Una volta che la Sukkah è montata viene abbellita e decorata. Un passaggio che è parte della tradizione, per renderla un luogo confortevole anche se effimero.

Per la prima volta nella mostra sono esposti 10 pannelli lignee decorativi, prodotti in area veneziana, facenti parte di una Sukkah della fine del XVIII o XIX secolo, di proprietà dell’Abbazia di Praglia, situata nel padovano. Decorazioni, che sono delle opere d’arte, dal valore inestimabile, sopravvissute nel tempo, nonostante la natura temporanea della Sukkah. Prima d’allora erano inaccessibili al grande pubblico. La vera esclusività è nella visuale, poichè il visitatore può guardarle da vicino, cogliendo i vari dettagli; mentre nell’abbazia dove sono esposte, per vederle, bisogna volgere lo sguardo verso l’alto.

Nei pannelli decorativi della Sukkah sono dipinti i soggetti biblici, con le scritte in ebraico. Ci sono immagini della festività di Pesach, della costruzione della Sukkah. Personaggi come Abramo, Malkitzedek, Isacco e Rebecca, Giacobbe, Rachele, Giosuè, Re Davide, Mosè ed Elia.

Considerata la natura della capanna, queste tavole ogni anno al termine della festività venivano smontate e riassemblate il successivo. A causa di questa natura portatile e temporanea, molte di queste tavole sono andate perse. Ecco perché quelle di Praglia sono una rara testimonianza.

C’è di più. Scaricando dal proprio smartphone o tablet l’App MIX, con un webtool, inquadrando le tavole, è possibile vederle, attraverso un viaggio virtuale, com’erano prima del restauro, leggere la traduzione delle scritte in ebraico, approfondire ulteriormente il loro significato.

Un approfondimento che prosegue nel catalogo, in edizione bilingue (come lo è del resto la mostra e l’intero concepimento del MEIS stesso), dove il concetto della festività viene affrontato dal punto di vista sia religioso, sia filosofico, con attenzioni all’aspetto architettonico, agronomico e artistico: una serie di elementi tra loro imprescindibili, di una delle feste più importanti del calendario ebraico.

Tavole di Braglia (Foto Mosaico – © Michael Soncin)

Il MEIS arricchisce il suo percorso permanente

Il percorso permanente del MEIS intitolato “Ebrei, una storia italiana” amplia la sua parte espositiva con una nuova parte che racconta la vita nei ghetti, dove vennero confinati gli ebrei a partire dal 1516. Inoltre, la Fondazione CARITRO – Cassa di risparmio di Trento e Rovereto ha concesso in comodato d’uso al MEIS il rilievo ligneo attribuito a Daniel Mauch, il Compianto sul corpo di Simonino da Trento (1505-1510).

Il caso di Simonino da Trento è uno dei più drammatici casi di antigiudaismo antecedenti la nascita dei ghetti.

 

La mostra “Sotto lo stesso cielo” ha il patrocinio del Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ferrara, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità Ebraica di Ferrara, Abbazia di Praglia, Comune di Santa Maria del Cedro, Consorzio Europeo Cedro Mediterraneo Terre di Calabria. Ente sostenitore: Intesa Sanpaolo. È inoltre stata realizzata grazie al sostegno di Fondazione Guglielmo De Lévy, Coop Alleanza 3.0, Tper, Avis e Coferasta.

Catalogo della mostra: A cura di Amedeo Spagnoletto, Sharon Reichel, Sotto lo stesso cielo – La festa di Sukkot, Silvana Editoriale, 40 illustrazioni, pp. 112, 16,00 euro.

Informazioni: Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS
Via Piangipane 81, Ferrara
www.meis.museum