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L’esodo silenzioso degli ebrei dai Paesi arabi alla Commissione degli Esteri

Italia

di Redazione
Il 23 maggio David Meghnagi, docente universitario, psicoanalista e studioso, ha tenuto alla Commissione degli Esteri una audizione di 45 minuti su “L’esodo silenzioso” degli Ebrei dal mondo arabo, che vide più di 850.000 ebrei costretti a lasciare i Paesi arabi. Un tema, questo, di cui si parla ancora molto poco.

La fine della presenza ebraica in terra d’Islam, un dibattito

Feste/Eventi, Kesher

di Nathan Greppi
Di questo si è parlato domenica 20 marzo in un dibattito su Zoom organizzato da Kesher, intitolato L’esodo silenziato degli ebrei dai paesi arabi. L’incontro è stato moderato da Davide Romano, il quale ha specificato che il tema riguarda anche gli ebrei nei paesi islamici non arabi, come l’Iran e la Turchia.

Ebrei yemeniti in fuga

ONU: Israele chiederà lo status di rifugiati per gli ebrei cacciati dai paesi arabi

Mondo

di Nathan Greppi
La risoluzione è stata proposta a pochi giorni da due anniversari importanti: il primo, il 29 novembre, dei 72 anni da quando le Nazioni Unite hanno emanato il piano di partizione dal quale nacque lo Stato d’Israele, e il secondo, il 30, del
giorno del ricordo proprio per gli ebrei cacciati dai paesi arabi. Le due date sono collegate, poiché proprio il giorno dopo la partizione aumentarono esponenzialmente le persecuzioni antiebraiche in quei luoghi.

Jamil Cohen

L’altro Mossad

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La storia quasi sconosciuta di Jamil Cohen è una delle molte avventure degli agenti del Mossad operativi nei Paesi arabi tra gli anni Quaranta e Cinquanta: ebrei costretti a lasciare il proprio Paese arabo per reinventarsi una vita in Israele. Una riflessione su un esilio ancora troppo poco noto.

1967-2017: la difficile metamorfosi di Israele

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Al di là di quell’inebriante trionfo, che cosa resta della vittoria che segnò una svolta epocale nel destino di Israele? Quale la sua eredità? Quella di un controverso processo di cambiamento. Da quel giorno, politica e società israeliane non saranno mai più come prima. Un’analisi