Il premier israeliano Beniamin Netanyahu

Netanyahu: i rapporti tra Israele e i paesi arabi non sono mai stati migliori di così

di Nathan Greppi

“Israele, oggi, gode del più alto livello di cooperazione con il mondo arabo che abbia mai avuto nella sua storia,” ha dichiarato il Primo Ministro Netanyahu mercoledì 5 settembre durante un brindisi al Ministero degli Esteri.

Secondo il Jerusalem Post, Netanyahu ha aggiunto che oggi i rapporti con i paesi arabi sono di gran lunga migliori di quanto non fossero quando il governo firmò gli accordi di pace con l’Egitto e la Giordania. In pratica, sebbene le relazioni diplomatiche non sono aperte, “sono comunque più ampie che in ogni altro periodo della storia d’Israele. È un grande cambiamento.”

Netanyahu ha indetto il brindisi poiché la prossima settimana partirà prima per New York, dove si terrà l’Assemblea Generale dell’ONU, e poi in America Latina, per poi tornare poco prima che inizi Rosh Hashana.

Inoltre, ha affermato che oggi Israele ha una posizione nel mondo diversa da prima: l’alleanza con gli Stati Uniti è più forte che mai, e stanno migliorando anche i rapporti con i paesi dell’Est Europa. “Stiamo facendo grandi passi avanti in tutti i continenti, il nostro ritorno in Africa e l’espansione della nostra assistenza tecnica laggiù si sta rivelando di grande aiuto per gli interessi del continente,” ha detto. Altri passi avanti, ha aggiunto, sono stati fatti in Asia, dove sono migliorati sia i rapporti con paesi quali la Cina, l’India e il Giappone, sia con paesi musulmani come l’Azerbaijan e il Kazakistan, dove si è recato nel dicembre 2016.

Secondo Netanyahu un cambiamento notevole è avvenuto anche nei rapporti con la Russia, il che, oltre ad avere un enorme importanza in termini economici e culturali, ha un’importanza strategica per quanto riguarda la situazione in Siria. Riferendosi alle sue prossime visite in Argentina, Colombia e Messico, ha definito l’America Latina “un importante mercato”.

Questi progressi, ha detto, sono stati resi possibili per una ragione: l’ipotesi che il mondo si aprirà a Israele solo quando raggiungerà un accordo con i palestinesi si è rivelata fasulla. In più, ciò sta accadendo perché Israele possiede due poteri, che portano a un terzo: quello economico e quello tecnologico, che insieme gli consentono di coltivare una capacità militare e di intelligence che non ha eguali, e tale combinazione porta a rafforzare un terzo potere, quello diplomatico.

“Il mondo intero sta cambiando,” ha detto. “Ciò non vuol dire che sta cambiando nei forum internazionali, come l’ONU e l’UNESCO. Ma ciò che abbiamo davanti è un gigantesco cambiamento che avviene sebbene, sfortunatamente, i palestinesi non hanno ancora cambiato delle condizioni, per un accordo diplomatico, che sono inaccettabili per gran parte dell’opinione pubblica.”

Subito dopo Netanyahu, ha preso la parola Hanan Goder, che guida il sindacato dei dipendenti al Ministero, e che da anni si batte per migliorare le condizioni lavorative dei diplomatici israeliani. Egli ha detto al Primo Ministro che, sebbene loro si battono per il paese e sia lui a dare gli ordini e le direttive, “hai anche il compito di fornirci i mezzi per combattere. Poiché è impossibile fare una presentazione al computer senza elettricità, o distribuire documenti di posizione se mancano i soldi per la carta. […] Signor Ministro, lei sa che, quest’anno, il numero di iscritti al corso per tirocinanti è sceso da 3000 a 800? Lei sa che il 30% di coloro che vengono ammessi lasciano questa professione entro 8 anni?”

Per rendere meglio l’idea della situazione, Goder ha raccontato che persino un fattorino che consegna le pizze guadagna più degli stagisti presi nelle ambasciate israeliane. E, peggio ancora, ci sono solo 6 diplomatici israeliani all’ONU, contro i 600 della Lega Araba. A tutte queste domande, Netanyahu non ha saputo dare risposte.