ebraismo

Parashà Toledot, Isacco benedice Giacobbe

Parashat Toledòt. La comunicazione è importante

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il Netziv (Naftali Zvi Yehuda Berlin, 1816–1893, decano della yeshiva a Volozhin) fece l’astuta osservazione che Isacco e Rebecca sembrano soffrire di una mancanza di comunicazione. Ha notato che la “relazione di Rebecca con Isacco non era la stessa di quella tra Sara e Abramo o Rachele e Giacobbe.

Parashat Vezot haberachà

Parashat Vezot Haberachà. L’incompletezza della vita di Mosè ci ricorda che l’ebraismo è l’espressione suprema della fede come tempo futuro

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
La narrazione biblica non ha alcun senso di fine perché cerca costantemente di dirci che non abbiamo ancora completato il compito. Ciò resta da ottenere in un futuro in cui crediamo ma che non vivremo per vedere. Lo intravediamo da lontano, come Mosè vide la terra santa dall’altra parte del Giordano.

L'App My Jewish Italy

Nasce “My Jewish Italy”, un’app alla (ri)scoperta dell’ebraismo italiano

Personaggi e Storie

di Michael Soncin
Promuovere il turismo, presentando il mondo ebraico nella cultura, nell’alimentazione e nell’arte: questo è l’obiettivo dell’app My Jewish Italy, ideata da Jacqueline Fellus, assessore Ucei, relizzata in collaborazione con l’ARI e la FBCE Fondazione Beni Culturali Ebraici, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Pioggia

Parashat Ha’azinu. Che gli insegnamenti vengano assorbiti come pioggia

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Nella sua introduzione al poema di Ha’azinu, Moshe proclama: “Ya’arof ka-matar likchi” – “Possa il mio insegnamento riversarsi come pioggia” (32:2).  Il semplice significato di questa analogia è che Moshe spera che le sue parole pronunciate in questa poesia saranno efficaci nel produrre il risultato desiderato.

parashà

Parashot Nitzavim e Vayelech

Parashà della settimana

Appunti di Parashà a cura di Lidia Calò
Il Ramban spiega notoriamente che il “la mitzvà” di cui parla Moshe nella Parasht Nitzavim è l’obbligo di teshuva (pentimento), in cui Moshe aveva previsto il tempo in cui Benei Yisrael sarebbe stato esiliato a causa dei loro peccati, e poi pentito.