Suite francese, il film dal capolavoro di Irene Nemirovsky

Taccuino

di Roberto Zadik

Tante volte viene spontaneo chiedersi quale sia il rapporto fra scrittori e opere e quanto esse ne rispecchino la vita e la personalità. A questo proposito vi è una totale aderenza fra la tormentata esistenza della grande autrice ebrea russa naturalizzata francese Irene Nemirovsky, morta di tifo a soli 39 anni, il 17 agosto del 1942, nel lager di Auschwitz e le sue produzioni letterarie. Anticonformista, intellettuale e affascinante la Nemirovsky ha scritto tanto e uno dei suoi capolavori si intitola “Suite Francese”. Ora questo avvincente libro diventa un film in uscita il prossimo 12 marzo nei cinema italiani e interpretato da un cast tutto al femminile.

Come conciliare le malizie e le dolcezze del romanticismo con la spietata ferocia del regime nazista nella Francia dei primi anni ’40? E come può nascere un’attrazione fra una ragazza francese, sposata a un soldato prigioniero in Germania, e un nazista? Interrogativi forti, drammatici e intrinsecamente connessi alla vita di questa straordinaria scrittrice, famosa ai suoi tempi e poi caduta nel dimenticatoio, fino agli anni Sessanta, e riscoperta nuovamente nei primi anni duemila. Qui indaga in maniera acuta e molto moderna sul complesso mondo femminile e sui sentimenti contrastanti che legano vittime e carnefici.

Ma di cosa parla questa pellicola? Diretta da Saul Dibb, abile documentarista, e interpretata da attrici di alto livello, dalla star di Dawson’s Creek e I segreti di Brokeback mountain, la bella Michelle Williams, a Kirstin Scott Thomas, fra le protagoniste di un classico anni Novanta come Il paziente inglese, la pellicola racconta le passioni e i tormenti della timida Lucille Angellier. Una donna fragile e emotiva, che vive a Bussy, un piccolo paesino della Borgogna, proprio come la Nemirovsky aveva fatto assieme al marito Michael e alle sue due figlie, mentre Parigi e la Francia vengono occupate dall’esercito nazista.

Oppressa dalla dura suocera, la severa Madame Angelier che si occupa della tenuta di campagna e le fa pesare l’ospitalità, la povera Lucille attende che il marito prigioniero di guerra torni a casa per riabbracciarla. Tutto però cambierà quando la protagonista del romanzo si innamorerà di un soldato tedesco, Bruno, cui viene assegnato l’alloggio presso  casa Angellier. Ne nascerà una bruciante passione.

Il film invita a riscoprire un’autrice interessante e molto stimolante come la Nemirovsky, che nella sua breve vita ha scritto brillanti romanzi e racconti introspettivi e delicati, tutti pubblicati in Italia dalla prestigiosa casa editrice Adelphi. Fra i suoi libri migliori “La preda” che narra delle traversie dell’ambizioso protagonista Jean Luc Daguenne disposto a tutto pur di avere successo e opere famose come “Film parlato” dal quale fu tratto un lungometraggio del 1931. Personaggio contraddittorio, delicato e estremamente drammatico, nata a Kiev da una ricca famiglia dell’alta borghesia ebraica di banchieri, visse una vita molto intensa passando da un’infanzia agiata e raffinata, al successo letterario con le sue prose fino al matrimonio con il suo adorato marito Michael che cercò di salvarla senza, purtroppo, riuscirci.

Questa importante scrittrice, ebbe una condizione famigliare abbastanza serena fino al suo arresto da parte dei nazisti e alla sua morte nel lager come la fillosofa ebrea tedesca Edith Stein anche lei convertitasi al cristianesimo negli anni di prigionia nel lager e divenuta suora e Anna Frank, una bambina straordinaria, passata alla storia grazie alle splendide pagine del suo “Diario”.

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