Un’arpa jazz per la “voce degli angeli”

Spettacolo

“Quando i miei genitori mi dissero che il mio nome significava ‘il canto degli angeli’, ho pensato: ‘se gli angeli cantano, allora suonano anche l’arpa’”.
Renana Ne’eman ha 21 anni e mentre suona l’arpa la sua voce sembra avere davvero qualcosa di angelico. Ma anche qualcosa di più: nella sua voce si percepisce la carica emotiva, la forza e la convinzione che si trova nei suoi modelli musicali, da Nina Simone a Billy Holiday.
Renana canta e suona da quando aveva sette anni, da quando cioè ha cominciato a frequentare il conservatorio Striker di Tel Aviv; poi si è trasferita negli Stati Uniti con i genitori, ha suonato in un’ensemble di arpisti americani, e una volta tornata in Israele ha ripreso gli studi con un arpista israeliano molto apprezzato come Sunita Stanislaw.
Ora, ha quasi pronto il suo primo album che uscirà in Israele quest’estate.

La musica di Renana non è quella che ci si attende da un’arpista classica. E’ il jazz infatti la nota dominante della sua musica. Nel preparare l’album, dice, “ci siamo concentrati soprattutto sulle improvvisazioni  jazz per arpa” e grazie alla collaborazione e ai suggerimenti del musicista e produttore Benno Hendler, alle note jazz e folk si è unita talvolta anche una “linea” di musica elettronica.
Nell’intervista rilasciata al quotidiano Haaretz, Renana racconta: “Avevo 10 canzoni pronte, e dopo l’incontro con Benno ne ho aggiunte altre 10, cosicchè alla fine abbiamo realizzato un doppio album”. “Ho registrato io per prima la voce e l’arpa e adesso il resto dei musicisti stanno aggiungendo i loro pezzi per il mixaggio finale”.
Ad accompagnare Renana all’arpa, c’è un nutrito gruppo di musicisti: due contrabbassisti, un flautista, un trombettista e poi le percussioni, la chitarra acustica.

La musica di Renana è influenzata da sonorità diverse –  da Nina Simone a Habiluim, Chava Alberstein, Billie Holiday. Tutti artisti anticonformisti, dalle idee talvolta controcorrente. E Renana ne è perfettamente consapevole. Anzi, dice: “Uno dei compiti della musica e della creatività è quello di protestare. Spesso si ha paura di dire cose che vanno “contro”. Ma io non intendo essere un altro ‘yes-man'”. E nelle sue canzoni non manca la protesta anche politica. In “”Im Tirtzu,” per esempio prende di mira il movimento nazionalista Tirtzu. “Ho scritto la canzone contro le azioni del movimento Im Tirtzu durante il mio servizio militare”, spiega Renana. “Avevo sentito che questo movimento stava tentando di riportarci indietro, di  tenerci bloccati nel passato, nella storia del popolo ebraico”.
Nella canzone d’amore “Epilogue”, si percepisce il medesimo spirito di protesta: “Non sono venuta per fare pace, non sono venuta a guarirti, sono stufa delle tue parole.”

In attesa dell’uscita dell’album, e (magari) di qualche registrazione live, un video di qualche mese fa: la prima esibizione pubblica di Renana Neeman insieme a Moosh Laav al Joz&Loz di Tel Aviv

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