Satira e Terzo Reich.

Spettacolo

Dopo il film Mein Fuehrer, uscito tra molte critiche nelle sale tedesche, la Germania continua a
ridere di Adolf Hitler con una nuova satira di Rolf Hochhuth (75 anni), che affronta il nazismo attraverso la clinica psichiatrica e si prende gioco del dittatore. Till Reinicke è il protagonista della nuova opera Heil Hitler di Hochhuth, in scena a Berlino. La tragicommedia in cinque atti racconta la storia di un giovane di 17 anni (Ludwig Blochberger, tra gli interpreti anche del film La vita degli altri) che durante il Terzo Reich si finge pazzo. Ossessivamente e in continuazione
leva il braccio per salutare con un sonoro Heil Hitler tutti quelli che incontra. Il suo scopo e’ sfuggire alla leva militare e soprattutto vendicare il padre, deportato in un campo di concentramento e ucciso per essersi rifiutato di fare il saluto nazista.

I medici del Terzo Reich trovano difficoltà a dichiarare pazzo uno che fa il saluto nazista, un gesto all’epoca del tutto normale, e in una scena comica della diagnosi attestano al paziente “un amore ipertrofico verso il Fuehrer” spedendolo in ospedale psichiatrico. Qui il giovane incontra il poeta Jacob Van Hoddis, personaggio storico ed esponente del primo Espressionismo realmente esistito all’inizio dello scorso secolo e inserito nella scena come testimonianza di un tenace coraggio civile ai tempi del nazismo. Till riuscirà alla fine della storia a sopravvivere e a portare a termine la sua vendetta
grazie all’aiuto della madre e dell’infermiera Hildegard.
La messa in scena è accompagnata dalla musica dal vivo dell’orchestra berlinese Bolschewistische Kurkappelle, nata nel 1986 nella Berlino Est all’epoca ancora comunista, all’inizio come esperimento di attori, cantautori e studenti. L’orchestra di dieci elementi è formata per la maggior parte da strumenti a fiato, due chitarre e una batteria che riproducono sia esattamente il rumore degli aerei e della marcia dei soldati come anche una musica allegra e ritmata. La scenografia è scarna, con blocchi di cemento sul grigio-nero. Gli attori non recitano in costumi dell’epoca e l’ambientazione non è in una città precisa, a differenza del racconto originale che si svolge a Kassel.

Hochhuth è conosciuto dalla critica come un controverso e discusso scrittore, un provocatore che da sempre scrive racconti teatrali politici e denuncia le irregolarità sociali. La sua opera più famosa, Il vicario, messo in scena da Erwin Piscator nel 1963, intorno alla questione del perché Papa Pio XII e il Vaticano abbiano taciuto sull’Olocausto.

La maggioranza dei tedeschi, intanto, secondo un sondaggio diffuso dal settimanale Stern, non condivide l’approccio satirico alla dittatura nazista affrontato anche dal nuovo film di Dani Levy Mein Fuehrer.
Il 56% e’ contro il film, il 35% lo vede favorevolmente, secondo quanto pubblica il settimanale nel numero domani in edicola. Nel sondaggio su un campione rappresentativo di 1005 persone, particolarmente contrari si sono rivelati gli abitanti della ex Germania comunista: a est il rifiuto è stato espresso dal 67 per cento, a favore solo il 22 per cento.

Un noto storico tedesco, Hans Ulrich Wehler, ha dichiarato che “Il confronto con figure storiche come Hitler, Lenin o Stalin sarebbe meglio lasciarlo alla ricerca accademica”, affermando che, anche se i giovani non hanno nessuna idea di cosa sia stata una guerra di annientamento, come quella lanciata
da Hitler contro la Russia e sono quindi più propensi a ridicolizzare l’ex dittatore, “Vedere sullo schermo un omicida di massa come Hitler raffigurato in maniera umoristica mi ripugna”, ha detto.
Fritz Pleitgen, giornalista dell’emittente pubblica Wdr, ha invece lodato il regista Dani Levy: “E’ riuscito a ridicolizzare il regime nazista con una parodia spietata. Il film mette in mostra a livello artistico molto
alto quanto primitivo e amorale, perfido e criminale, sia stato il nazismo”.

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