Venezia, insulti contro il pacifista israeliano Eyal Waldman: contestato dai pro-Pal nonostante l’impegno per il dialogo

Italia
di Anna Balestrieri
Un gruppo di attivisti filo-palestinesi lo ha insultato verbalmente per il solo fatto di essere israeliano, rivolgendogli accuse e slogan aggressivi nel centro della città lagunare. Eppure Waldman è considerato da anni una delle figure israeliane più impegnate nella cooperazione economica e civile con i palestinesi.
Quella che doveva essere una semplice passeggiata a Venezia si è trasformata in un episodio di tensione e ostilità per Eyal Waldman, imprenditore israeliano noto non soltanto per il suo successo nel settore tecnologico, ma anche per il suo costante impegno a favore della convivenza tra israeliani e palestinesi.
Un gruppo di attivisti filo-palestinesi lo ha infatti insultato verbalmente per il solo fatto di essere israeliano, rivolgendogli accuse e slogan aggressivi nel centro della città lagunare.
Secondo quanto ricostruito, Waldman avrebbe inizialmente cercato un approccio cordiale e aperto al dialogo con alcuni manifestanti incontrati casualmente per strada. Il primo contatto sembrava persino disteso: strette di mano, sorrisi e disponibilità reciproca. La situazione sarebbe però cambiata bruscamente nel momento in cui gli attivisti hanno scoperto la nazionalità dell’imprenditore.

Gli insulti e gli slogan

A quel punto sarebbero iniziati gli insulti, accompagnati da slogan come “Free Palestine” e da espressioni offensive rivolte contro Israele. Secondo i presenti, a Waldman non sarebbe stato nemmeno concesso di spiegare la propria posizione personale o il proprio impegno per la pace, mentre altri manifestanti si sarebbero aggiunti alla contestazione con atteggiamento sempre più ostile.
Di fronte alla crescente aggressività del gruppo, l’imprenditore avrebbe preferito allontanarsi senza reagire.
L’episodio ha suscitato polemiche anche perché Waldman è considerato da anni una delle figure israeliane più impegnate nella cooperazione economica e civile con i palestinesi.

Chi è Eyal Waldman

Fondatore della società tecnologica Mellanox Technologies, acquisita negli anni scorsi dal colosso americano Nvidia, Waldman ha ricevuto nel 2024 il Premio Israele, la più alta onorificenza civile dello Stato ebraico.
Nel corso della sua carriera ha promosso progetti di integrazione lavorativa tra israeliani e palestinesi, investendo anche in aree della Cisgiordania e creando posti di lavoro destinati a lavoratori palestinesi. Negli anni ha inoltre sostenuto economicamente iniziative umanitarie e ospedali nella Striscia di Gaza.
La sua storia personale è stata segnata anche dalla tragedia del 7 ottobre 2023. Sua figlia e il fidanzato di lei furono uccisi durante l’attacco terroristico di Hamas al Nova Festival, il raduno musicale nel sud di Israele divenuto uno dei simboli del massacro compiuto dai terroristi.

Il sostegno di Ahmed Fouad Alkhatib

A prendere posizione in difesa di Waldman è stato anche l’attivista gazawi anti Hamas Ahmed Fouad Alkhatib, che in un lungo post pubblicato sui social ha raccontato il proprio rapporto personale con l’imprenditore israeliano.
Alkhatib ha spiegato di aver conosciuto Waldman dopo il 7 ottobre, ricordando come l’imprenditore fosse stato “uno dei primi israeliani” a contattarlo online dopo la morte di parte della sua famiglia a Gaza a causa dei bombardamenti israeliani.

Nel suo messaggio, l’attivista palestinese-americano ha descritto Waldman come “un uomo decente e onorevole”, sottolineando come, nonostante la perdita della figlia durante il massacro compiuto da Hamas, abbia continuato a promuovere iniziative pragmatiche per favorire sicurezza, autodeterminazione e libertà sia per gli israeliani sia per i palestinesi.
Secondo Alkhatib, Waldman sostiene la necessità di una futura autodeterminazione palestinese non soltanto per ragioni morali, ma anche perché la considera fondamentale per il futuro democratico e la sicurezza di Israele.
Nel suo intervento, Alkhatib ha definito l’aggressione verbale subita a Venezia come il frutto di un “odio cieco” da parte di alcuni ambienti militanti pro-Palestina, accusati di reagire automaticamente all’identità israeliana di una persona senza valutarne le posizioni o il comportamento.
L’attivista ha inoltre sostenuto che una futura Palestina indipendente non potrebbe nascere senza forme di cooperazione con ampi settori della società israeliana, inclusi ambienti politici, economici, civili e religiosi.
“Non è necessario condividere tutto ciò che Eyal Waldman pensa per riconoscere che è una persona decente e onorevole”, ha scritto Alkhatib, invitando a distinguere tra dissenso politico e demonizzazione personale.

Le reazioni politiche

Sull’episodio è intervenuto anche Luigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico, che ha espresso solidarietà a Waldman.
“Waldman ha donato risorse per ospedali a Gaza e ha creato posti di lavoro per i palestinesi in Cisgiordania”, ha dichiarato Marattin, ricordando anche la tragedia familiare vissuta dall’imprenditore israeliano.
“Nella questione mediorientale, come in tutte le altre, vanno isolati i violenti e gli estremisti”, ha aggiunto il politico, sottolineando la necessità di favorire il dialogo tra persone di buona volontà anziché alimentare nuove divisioni.

Un episodio che riapre il dibattito

L’accaduto di Venezia riporta al centro il tema del confine tra critica politica e ostilità identitaria. Nel caso di Waldman, molti osservatori sottolineano come la contestazione non abbia preso di mira le sue idee o le sue azioni, bensì esclusivamente la sua identità israeliana.
Un elemento che, secondo i critici dell’episodio, trasformerebbe una protesta politica in una forma di pregiudizio capace di colpire persino figure impegnate nel dialogo e nella cooperazione tra i due popoli.