Scoperta possibile correlazione tra i tatuaggi e l’insorgenza del linfoma maligno

Salute

di Redazione
Da millenni è scritto nella Torah, nel Levitico 19.28: «Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete alcun segno su voi stessi. Io sono il Signore».

Il tatuaggio permanente sul corpo viola le leggi ebraiche. È un fatto risaputo e antichissimo. Proprio in tema di tatuaggi, come riportato dal Jerusalem Post, un recente studio svedese pubblicato sulla rivista E-Clinical Medicine ha evidenziato un possibile fattore di rischio tra i tatuaggi e l’insorgenza del linfoma maligno, attraverso un’indagine controllata basata sulla popolazione condotta dall’Università di Lund.

Come hanno fatto notare gli autori della ricerca, Christel Nielsen, Mats Jerkeman e Anna Saxne Jöud, negli ultimi decenni l’interesse per i tatuaggi è aumentato. L’inchiostro del tatuaggio iniettato nella pelle, viene interpretato dal corpo come un elemento estraneo, che non dovrebbe esserci, determinando così una risposta da parte del sistema immunitario. Le sostanze coloranti che compongono il liquido che viene utilizzato sono spesso cancerogene.

Possiamo dire, in un qualche modo, che già Maimonide (1138-1204), il Rambam, attraverso le parole della Torah, era stato illuminato da quanto suppongono ora gli scienziati. Medico, filosofo, rabbino, giurista e talmudista, il grande commentatore della Torah lo vedeva come un atto di idolatria, attribuendo il tatuarsi il corpo ad un’usanza pagana.

 

«La maggior parte delle persone si fa il primo tatuaggio in giovane età, il che implica l’esposizione ad alcuni componenti chimici dell’inchiostro per quasi tutto il corso della vita», hanno scritto i ricercatori dell’Università di Lund nell’articolo, spiegando che al momento la conoscenza concernente gli effetti a lungo termine dei tatuaggi sulla salute è ancora ai primi passi, essendo la ricerca molto scarsa in questo settore. Quello che al momento è stato confermato è la deposizione del pigmento del tatuaggio sui linfonodi.

Addirittura, gli studiosi pensano che questo possa essere il primo studio epidemiologico che indaga l’associazione tra il tatuaggio e il linfoma maligno, ed i vari sottotipi, per mezzo di un’indagine di ampie dimensioni basata sulla popolazione svedese.

Un altro particolare importante sottolineato dai ricercatori è legato alle dimensioni: «Un tatuaggio, indipendentemente dalle dimensioni, innesca un’infiammazione di basso grado nel corpo, che a sua volta può scatenare il cancro. Il quadro è quindi più complesso di quanto pensassimo inizialmente».

Lo studio ha utilizzato i registri dell’autorità nazionale svedese con copertura completa della popolazione, in cui sono stati identificati tutti i casi di linfoma maligno diagnosticati tra il 2007 e il 2007 in soggetti tra i 20 e 60 anni.

In attesa di ulteriori approfondimenti, le prossime ricerche sono mirate ad indagare la correlazione tra i tatuaggi e l’insorgenza con altre tipologie di tumori.