Vent’anni fa moriva Joey Ramone, l’ebreo che “lanciò” il punk

di Roberto Zadik

Non tutti sanno che diversi personaggi della scena musicale punk furono di religione ebraica o collegati strettamente al mondo ebraico angloamericano. Primo fra tutti il carismatico e inquieto leader dei Ramones, Jeffrey Ross Hyman conosciuto internazionalmente come Joey Ramone leader della band dei Ramones, stroncato da un tumore vent’anni fa esatti, il 15 aprile 2001 un mese prima di compiere 50 anni.

Un personaggio estremamente affascinante e complesso, rozzo e diretto, lontano anni luce dallo stereotipo del cantautore intellettuale ebreo alla Bob Dylan, alla Leonard Cohen o alla Lou Reed. Qui siamo su un altro Pianeta, nell’universo desolato e cinico del Punk, genere che proprio dai Ramones e da Hyman cominciò la sua esponenziale crescita a livello internazionale fino ad arrivare a fenomeni inglesi come gli irriverenti Sex Pistols e gli idealisti Clash per poi diffondersi anche in Italia, Francia o Israele dagli anni ’70 ai giorni nostri.

Ma cosa hanno rappresentato i Ramones e chi era il loro leader? Jeffrey Hyman era un tipo molto stravagante, nato a New York il 19 maggio 1951 in una famiglia ebraica ashkenazita estremamente disunita e segnata da un divorzio fra sua madre Charlotte Mandell e suo padre Noel Hyman che incise profondamente sulla psiche della futura star del Punk.

La madre si risposò ma tragicamente il suo patrigno morì in un incidente stradale. Reduce da questi drammi, il giovane Jeffrey sviluppò varie turbe della personalità, disturbi ossessivi, periodi di depressione e la musica sembrò la sua unica salvezza. Come sottolinea il sito Jewish Virtual library, il ragazzo si dedicò dai 13 anni alla batteria e poi dai 17 alla chitarra mostrando notevole talento e sfoderando una voce da tenore.

Proprio per quella propensione così precoce alla musica, dopo un breve periodo nel gruppo degli Snipers, dal 1974 fondò la band dei Ramones. Un gruppo da subito sconvolgente per originalità ed effetto visivo e musicale anche se inizialmente fu maggiore il successo di critica che di pubblico. Tutti i membri erano vestiti uguali, con capelli a caschetto neri e giubbotto; Jeoffrey imitava le movenze aggressive e maliziose del suo idolo Iggy Pop e si chiamavano tutti Ramone come in una immaginaria “famiglia punk”. E fu così che il successo arrivò specialmente nei travolgenti concerti del gruppo dove Hyman sfoderava tutta la sua verve grazie a canzoni dirette, semplici e di facile presa, molto brevi ma estremamente precise e espressive negli arrangiamenti e nel ritmo.

Come la fulminante Blizkrieg Pop, la vivace Sheen is a Punk Rocker e la ritmata Beat on The Brat e raggiungendo il massimo della popolarità fra il 1976 e il 1978.

Contemporaneamente nel Regno Unito, su influenza dei Ramones e del magmatico decennio degli anni ’70 nascevano la band dei Sex Pistols fondata dal bizzarro manager Malcolm McLaren, la madre Emily Isaacs era di famiglia ebraica portoghese, e quella dei Clash il cui chitarrista Mick Jones era di madre ebrea russa.

In tema di storie nascoste di “punk ebraico” i Sex Pistols nella loro brevissima carriera, con il mondo ebraico ebbero un rapporto estremamente complesso e teso. Questa band e il suo aggressivo e espressivo cantante Johnny Rotten furono oggetto di svariate polemiche a causa del disinvolto uso di un simbolo estremamente controverso come la svastica sulle magliette dei componenti della band, canzoni inquietanti come Belsen was a gas sul lager di Bergen Belsen e dell’oscura vicenda della relazione fra il bassista Sid Vicious e la sua fidanzata ebrea americana Nancy Spungen che probabilmente egli, sconvolto dall’eroina, uccise a coltellate. (Sid negò di averla uccisa, ma disse anche di non ricordare che cosa fosse successo e le sue impronte furono trovate sul coltello. Il processo non fu celebrato perché lo stesso Vicious morì di lì a poco).

Tornando ai Ramones, nonostante l’elemento ebraico fosse davvero misterioso, due su quattro dei componenti erano ebrei, non solo lo scatenato Joey ma anche il batterista Tamas Edelryi, ungherese che divenne Tommy Ramone e che lasciò la band nel 1978. Figure importanti del gruppo sono stati Douglas Colvin, chiamato sulla scena Dee Dee Ramone; dopo una vita di eccessi, come il cantante, anche lui ebbe problemi di alcol e droga, soprattutto eroina, e morì a 51 anni nel giugno 2002; John Cummings, noto come Johnny Ramone, chitarrista grintoso e virtuoso.

Joey Ramone fu dunque sempre in prima fila per oltre vent’anni anche se varie furono le fasi di crisi e di separazione dagli altri membri dei Ramones e, se i primi e gloriosi anni furono segnati da una fase super punk, dagli anni ’80 il loro sound divenne sempre più pop. Lo dimostrano canzoni ad ogni modo intense e valide come Baby I Love you, la trascinante Pet sematary colonna sonora dell’omonimo horror davvero ben riuscito tratto da un romanzo di Stephen King e rifacimenti brillanti di brani famosi come I don’t wanna grow up di Tom Waits e What a wonderful world di Louis Armstrong.

Dopo tutti questi eccessi e successi arrivò la fine tragica di Jeff Hyman dopo lunga malattia. Negli ultimi anni della sua vita, dall’ultimo concerto con la band del 1996, anno del loro scioglimento dopo 22 anni di carriera, in poi, il cantante si ammalò di un tumore con cui lottò strenuamente, ma alla fine morì, un mese prima di compiere 50 anni.

Foto: John Keogh, licenza creative commons 

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