Leonard Cohen, la guerra di Kippur, l’esercito israeliano e “Lover Lover Lover”

di Roberto Zadik

Ricordando in musica la Guerra del Kippur e il racconto inedito sul cantautore Leonard Cohen che  divenne soldato dell’esercito israeliano scrivendo il capolavoro “Lover Lover Lover”

È passato quasi mezzo secolo da quando, il 6 ottobre 1973, scoppiò la  Guerra del Kippur in cui Egitto e Siria attaccarono di sorpresa Israele nel giorno più sacro dell’anno, il digiuno di espiazione dello Yom Kippur. Fu una parentesi storica estremamente dolorosa sia a livello militare che sociale, dopo il trionfo della Guerra dei Sei Giorni, sei anni prima, nel 1967. Una fase assai critica che nella sua sofferenza  ispirò diversi cantautori ebrei, primo fra tutti il  leggendario  Leonard Cohen, che in quel periodo divenne soldato dell’esercito israeliano  e compose la bellissima Lover Lover Lover, oltre a una serie di importanti cantautori dello Stato ebraico. Fra questi l’icona del pop sentimentale Shlomo Artzi, che esordì con la sua ritmata Shir Haial (Canto del soldato) fino a Lu Yehi (Lascia che sia) cantata dalla polacca Chava Alberstein e scritta da un nome di spicco della canzone cantautoriale israeliana come Naomi Shemer, celebre per la sua Yerushalaim shel zahav (inno a Gerusalemme composto poco prima del trionfo della Guerra dei Sei Giorni).

Ma quale fu il rapporto di Leonard Cohen con quel conflitto e con Israele e di cosa trattava quella canzone? A rivelarlo un interessante articolo del Times of Israel che approfondisce l’inedito “periodo israeliano” del grande cantautore e poeta ebreo canadese. Idealista, sensibile e riflessivo, Cohen andò in Israele proprio per “combattere assieme ai fratelli” (come disse nel testo originario della sua Lover Lover Lover anche se successivamente egli rimosse inspiegabilmente questa dichiarazione dal brano) convinto da diversi artisti israeliani a partecipare in prima persona in difesa di Israele. L’articolo del Times of Israel evidenzia il lato valoroso e audace dell’artista che scrisse quella canzone proprio mentre in uniforme imbracciava il fucile contro il nemico. Egli in quelle settimane alternò guerra e musica, suonando in concerto per i soldati e unendosi a future star del panorama musicale israeliano, come Matti Caspi, che da quell’anno inizierà la sua luminosa carriera di cantautore colto e intenso.

Furono giorni importanti per il cantautore, descritti meticolosamente dal Times of Israel che racconta di come egli rincuorasse gli amici soldati con la sua musica e soprattutto con quella canzone e versi come “scesi nel deserto a combattere coi miei fratelli”. Diventata successo internazionale nella sua carriera, purtroppo le frasi più esplicitamente filoisraeliane misteriosamente scomparvero dal testo originario del brano stimolando, come dice l’articolo, il sospetto che “i sentimenti di Cohen verso Israele fossero cambiati”. Ma recentemente lo scrittore Matti Friedman, ebreo canadese naturalizzato israeliano ha riscoperto queste “frasi perdute” in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro che, uscito solamente in ebraico, rievoca quella parentesi della vita del cantautore rimasta sommersa per troppi anni. La versione inglese del testo, stando all’articolo, uscirà a marzo 2022 e si intitolerà Who by fire: War, Atonement and Resurrection of Leonard Cohen e illustrerà al pubblico internazionale il rapporto profondo e complesso del cantautore con Israele e le sue vicissitudini nella Guerra del Kippur.

Pagine preziose che narrano come egli dimostrò il suo attaccamento a Israele non solo esibendosi varie volte nel Paese ma attraverso il suo impegno militare e non solo musicale a favore dello Stato ebraico. Ricostruendo il contesto in cui Cohen decise di andare in Israele, l’articolo riporta l’intervista dell’autore del nuovo libro, Matti Friedman e alcuni interessanti particolari da lui svelati in onda su Channel 12. Stando alla sua ricostruzione biografica fino allo scoppio della Guerra del Kippur, il cantautore viveva sull’isola greca di Hydra e stava soffrendo di uno dei suoi tanti momenti di crisi esistenziale, in cui sembra stesse meditando addirittura di abbandonare per sempre la musica. Famoso dal 1967 con classici come Suzanne e So Long Marianne, Cohen si era esibito nel 1972 in Israele, suonando a Tel Aviv e a Gerusalemme e stava pensando di andare come volontario in Kibbutz. Ma il cantante Oshik Levi che in quei mesi divenne suo amico lo spinse a arruolarsi nelle truppe che stavano entrando nel Sinai. Da lì fu l’inizio della sua avventura bellica, in cui Levi ricorda come “scrivesse continuamente, fra un concerto e l’altro e annotando le parole di Lover Lover Lover su un taccuino”. Fra le testimonianze raccolte da Friedman nel suo libro, quella del luogotenente di quelle truppe, Shlomi Groner, che ricorda come le parole di quel brano  e la semplicità di Cohen l’avessero profondamente impressionato. Nonostante fosse una star della musica “, ha affermato “mangiava assieme a noi il nostro cibo, dormendo in un sacco a pelo”. Scrisse quei versi “dedicandoli a noi” ha evidenziato Groner anche se successivamente egli si sentì molto turbato dalla sparizione di quei versi dal testo. “Un anno dopo la fine della guerra” ha sottolineato “fui molto sorpreso quando ascoltando alla radio quel brano non sentì più quelle parole” . Successivamente, quasi mezzo secolo dopo, l’ex soldato venne contattato da Friedman ritrovando “con grande eccitazione” quei versi scomparsi anche se, ferito da quel cambio di testo, si rifiutò di assistere al concerto di Cohen quando nel 2009 si esibì allo Stadio di Ramat Gan davanti a una folla in adorazione. In queste pagine emerge il rapporto estremamente intenso con lo Stato d’Israele e la forte e complicata identità ebraica di Leonard Cohen, che assieme a Bob Dylan e a  Lou Reed, è stato uno dei più grandi cantautori e poeti ebrei della scena musicale contemporanea.

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