I-TAL-YA Books, la storia ebraica in Italia attraverso la catalogazione del suo patrimonio librario

di Ilaria Ester Ramazzotti
“I-TAL-YA” in ebraico significa “isola della rugiada divina” e nel medioevo la Penisola era considerata dagli ebrei una terra dove risiedere in sicurezza. È la curiosità con cui Gloria Arbib ha introdotto la presentazione del progetto I-TAL-YA Books, l’ampio e ambizioso lavoro di catalogazione dell’intero corpus dei libri ebraici a stampa presenti in Italia, stimati in 35 mila volumi sparsi in 40 biblioteche del territorio. Il target riguarda i volumi stampati in un periodo che va dagli albori della tecnica di stampa fino a quasi ai giorni nostri, dal 1488 al 1970. La presentazione al pubblico è avvenuta lo scorso 26 settembre nell’ambito del Festival del Libro ebraico svolto a Ferrara al Meis, Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Gloria Arbib, membro del comitato direttivo del progetto, ha spiegato a Mosaico-Bet Magazine gli obiettivi e la genesi dell’opera.

Gloria Arbib
Gloria Arbib

“Il progetto I-TAL-YA Books, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, la Biblioteca Nazionale d’Israele e l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, ha l’obiettivo di realizzare un catalogo unico e collettivo depositato presso la Teca digitale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma all’indirizzo http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/progettoVolumiEbraici – puntualizza Arbib-. Si vuole così valorizzare il patrimonio librario ebraico in Italia, dove spesso è rinchiuso in scatoloni o su scaffali non catalogati e dove non è facile trovare bibliotecari e catalogatori in lingua ebraica. Con il nostro progetto avremo un catalogo unico e centralizzato, accessibile via web da ogni parte del mondo, che consente di sapere dove si trova un volume, quante copie esistono di ogni libro e in quali biblioteche o collezioni si trovano”. A ciò si affianca una finalità di valorizzazione del ricco patrimonio librario ebraico italiano, che spesso è stato vittima di furti e razzie. “Anni fa, per esempio, alcuni volumi del Collegio Rabbinico di Roma sono stati ritrovati su banchi di antiquari – ricorda -. Ma nel catalogo generale si garantirà altresì la proprietà di ogni libro, certificandola, come a dargli un documento di identità. Questo è anche un modo per mettere in sicurezza persino i libri più preziosi”. 

Il catalogo è già esistente e in funzione sulla Teca della Biblioteca Nazionale di Roma, seppur comprenda per adesso solo i primi 5 mila libri catalogati. Verrà regolarmente ampliato a mano a mano che si procederà con i lavori. Per approfondire la storia e seguire da vicino i progressi del progetto in itinere, si può consultare il sito web dedicato a I-TAL-YA Books all’indirizzo https://www.italyabooks.it/. Vi si trova la presentazione del progetto, le informazioni su chi lo cura e l’elenco delle biblioteche che posseggono libri ebraici e che partecipano. Si tratta di biblioteche pubbliche o statali oppure di collezioni private, come quelle legate a una comunità ebraica o alla Chiesa. Sul sito è altresì pubblicata la sezione ‘Storie’, dove ogniqualvolta è censito un libro particolare o particolarmente raro, ne viene raccontata la storia: dal ritrovamento, alla proprietà, alle vicende che lo hanno coinvolto, alla eventuale donazione, alla sua collocazione. “All’inizio abbiamo fatto un censimento, ma poi anche altre biblioteche o enti ci hanno contattato dicendoci di possedere dei libri ebraici. Ci erano sfuggiti per esempio dei piccoli fondi di proprietà delle diocesi. Attraverso il sito www.italyabooks.it vogliamo allora comunicare e divulgare il nostro progetto per poter catalogare il maggior numero di volumi possibile – sottolinea Arbib -. Per adesso siamo a 5 mila volumi su 35 mila”. L’obiettivo è di coinvolgere tutte le biblioteche che hanno libri ebraici.

 

La genesi di un progetto di respiro internazionale

Se l’obiettivo è la valorizzazione del patrimonio librario ebraico italiano, il progetto I-TAL-YA Books nasce e si sviluppa come internazionale. A riguardo, Arbib evidenzia che fra i partner c’è “la Biblioteca Nazionale d’Israele, interessata a ciò che è stato pubblicato nelle varie comunità ebraiche del mondo. Inoltre, il comitato scientifico è composto da accademici in gran parte residenti negli Stati Uniti, insieme a Rav Amedeo Spagnoletto, direttore del Meis di Ferrara. Il finanziatore è la Rothschild Foundation di Londra”, che ha materialmente reso possibile la realizzazione del lavoro. 

Un documento digitalizzato

L’istituzione londinese riceve normalmente molte domande di sostegno, ma dall’Italia ne aveva sempre accettate pochissime. Questa volta è andata diversamente. “La presidente UCEI Noemi di Segni, quando io ero segretario generale dell’UCEI – ricorda Arbib su questo punto -, aveva preso contatti con la Rothschild Foundation per capire meglio e per saperne di più. In un successivo incontro, Sally Berkovic, amministratore delegato della Rothschild Foundation Hanadiv Europe, ci ha detto che i progetti che venivano presentati dall’Italia meritavano un maggior coordinamento. Nel 2018 abbiamo quindi creato un gruppo di lavoro con il CDEC e con la Fondazione dei Beni culturali per avere una visione d’insieme sulla problematica delle biblioteche. Inizialmente volevamo farci finanziare dei corsi per dei bibliotecari che conoscessero l’ebraico, anche per le comunità ebraiche che posseggono migliaia di volumi non catalogati, ma nessuno avrebbe mai potuto assumerli. Abbiamo allora organizzato un viaggio in Israele, alla Biblioteca Nazionale, e là abbiamo capito di poter fare direttamente un catalogo generale, centralizzato e digitale, sia in caratteri ebraici che translitterati, che desse le notizie generali e le informazioni sull’ubicazione di ogni volume, con la possibilità di fare anche una ricerca per biblioteche. La tecnologia ci consente infatti di dare direttamente il prodotto finito”.

Dopo un primo progetto pilota che ha coinvolto alcune biblioteche di Roma, Torino, Milano e Genova, per un totale di 2 mila libri censiti, e dopo una seconda fase in cui si è deciso come procedere con la catalogazione, si è adesso giunti a una terza fase dei lavori. Sono stati formati alcuni bibliotecari e dei fotografi affinché sappiano quali sono le pagine che identificano ogni libro, per poterle fotografare e passare ai catalogatori. “Dedichiamo una formazione speciale ai bibliotecari e ai volontari già presenti nelle biblioteche, di modo che sappiano quali pagine di ogni libro ebraico devono indicare ai fotografi che noi mandiamo. Il nostro è infatti un progetto di parziale digitalizzazione, perché non siamo in grado di fotografare tutte le pagine di ogni libro – prosegue Arbib -. Per ora ci accontentiamo delle pagine che danno identità a ogni volume”, dalla copertina, alla data di pubblicazione, all’editore, ai nomi dei proprietari, “alle censure che ha subito, alle eventuali annotazioni rabbiniche. Da cinque a otto o nove foto per libro, che viene indicato con un codice a barre. Facciamo anche la formazione per i fotografi, che sono gli unici ad andare nelle biblioteche. Poi tutto viene caricato sul catalogo informatico e rilevato da dei catalogatori, anch’essi formati per lavorare sub web. Se mancano dei dati, per esempio la copertina, o se un volume è sconosciuto, il libro viene invece catalogato da un dipartimento della Biblioteca d’Israele.  Quando tutto è pronto, almeno per un migliaio di libri, il lavoro viene pubblicato sulla Teca digitale della Biblioteca Nazionale di Roma”.

Oren Weinberg, direttore della Biblioteca Nazionale di Israele, ha lodato il “proficuo lavoro di squadra” e “la reciproca fiducia” instauratisi fra i partner inviando un video trasmesso sempre alla presentazione del progetto al Meis. Anche Noemi di Segni, presidente UCEI, ha espresso un “profondo apprezzamento e ringraziamento a chi ha sostenuto questo progetto in particolare la fondazione Rothschild, la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme e a tutto lo staff. È un progetto impegnativo di restauro, catalogazione e condivisione dell’antico patrimonio di studi ebraici e dell’arte della stamperia italiana, unica nel mondo. Un sapere millenario che viene messo a disposizione del mondo”.

Un percorso di valorizzazione della storia degli ebrei e dell’ebraismo italiani

Non solo ricerca e studi accademici, quindi. La conoscenza della millenaria storia degli ebrei in Italia verrà divulgata a chiunque sia interessato a conoscerla, per il tramite del suo ricco patrimonio librario esistente. Sally Berkovic ha sottolineato che I-TAL-YA Books “aiuterà a salvaguardare quello che rimane del ricco patrimonio dei libri ebraici italiani, dopo secoli di furti e danni prima da parte della Chiesa e poi da parte dei nazisti. È un piano ambizioso e la Rothschild sentiva la mancanza, da parte dell’Italia, di un progetto ad ampio respiro che restituisse alla storia ebraica italiana la possibilità di essere studiata e conosciuta”. “Attraverso la sua storia libraria – ha evidenziato a questo proposito Gloria Arbib -, si risale anche alla vivacità culturale che ha caratterizzato negli anni le varie comunità italiane. Pensiamo al periodo del Rinascimento, ma anche a quello dei ghetti, quando la vivacità culturale era l’altra faccia della segregazione. A Venezia, per esempio, gli scambi e i rapporti con i non ebrei erano particolarmente attivi: le stampe dei libri ebraici, ai primordi della tecnica alla fine del 1.400, venivano eseguite anche da stampatori cristiani”. 

Su questo tema storico e sui rapporti fra le varie comunità ebraiche e la società cristiana è intervenuta in video Francesca Bregoli, professore associato di Storia al Queens College di New York, focalizzandosi sull’epoca moderna fra la fine del XV secolo e l’inizio del XIX secolo. “Per la sua collocazione geografica, l’Italia è sempre stata un canale e un luogo di scambio e di comunicazione fra le comunità ebraiche di varie città e nazioni, nonché fra mercanti, famiglie e rabbini – ha spiegato la professoressa -. Persino alcuni filosofi cristiani, come Ficino o Pico, hanno trattato temi ebraici. Delle interazioni molto intense, seppur complesse sia a livello sociale che culturale, sono state facilitate dalla nascita nel centro- nord della Penisola, fra il XIV e il XV, di una nuova classe di banchieri ebrei. Sempre in epoca rinascimentale sono fiorite pubblicazioni significative, per esempio gli incunaboli di Messer Leon, esponente dell’umanesimo ebraico”. A proposito invece del periodo dei ghetti, differenti da città a città, i più recenti studi storiografici mostrano come quelle esperienze siano state fonte di una estrema creatività per la cultura ebraica italiana, sempre ricca di scambi con l’esterno. “Pensiamo ad esempio agli studi e agli scritti di Leone da Modena, che ha composto fra le altre cose il primo libro sull’ebraismo destinato ai non ebrei. Si registra inoltre in quel periodo una ampia diffusione di gruppi di studio cabalistici e della stampa di libri come lo Zohar, per esempio a Mantova e Cremona, e della relativa letteratura – ha proseguito Bregoli -. Persino alle censure del Talmud gli ebrei reagirono in modo creativo, componendo testi che indirettamente accedevano agli insegnamenti del Talmud. In generale, la stampa ebraica italiana ci mostra non solo il panorama culturale ebraico italiano nelle sue sfaccettature, ma anche la sua natura interconnessa, transregionale e internazionale. Significativo, a questo proposito, è il caso di Livorno, la città senza ghetto da cui i libri stampati in ebraico seguivano le rotte marittime e commerciali dirette verso il Nord Europa o l’Africa. Così, i libri a stampa ebraici raccontano in sintesi la storia stessa degli ebrei in Italia”. 

Sul valore del patrimonio librario ebraico stampato in Italia si è espresso in un video anche Yoel Finkelman, curatore della Haim e Hanna Salomon Judaica Collection della Biblioteca Nazionale d’Israele, soffermatosi sulla descrizione di alcuni rari e preziosi volumi. Fra questi, alcuni libri stampati a Soncino dalla famiglia ebraica Soncino nel secolo 1400, come una Torah del 1488 con alcune meghillot Esther e Shir HaShirim, dei volumi dei Libri dei Profeti, una Mishnè Torah con i commenti di Maimonide edito da Bragadin a Venezia nel 1550, una copia del Talmud babilonese stampata a Venezia dal cristiano Daniel Bomberg nel 1523, con il layout usato ancora oggi in tutto il mondo. Sono emerse, dalle spiegazioni di Finkelman, anche le vicende storiche accorse a causa dell’Inquisizione e della censura papale, sfociata nel 1553 nel rogo fuori dal ghetto di Roma dei libri del Talmud e della letteratura rabbinica. Così, mentre a Venezia si stampava il Codice di Maimonide, a Roma lo si bruciava. Sono stati questi alcuni degli eventi, delle vicende, degli sviluppi e dei percorsi che nei secoli hanno forgiato le caratteristiche e l’unicità della storia ebraica in Italia.

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