Addio allo stilista israeliano Alber Elbaz, fece rinascere Lanvin

di Michael Soncin

L’intero mondo della moda è profondamente scosso per la scomparsa dello stilista israeliano Alber Elbaz. Uno tra i più importanti nomi nella storia del costume dei nostri tempi e senz’altro il fashion designer più famoso e di successo che Israele abbia mai avuto.

Il mondo ha perso una leggenda”, scrive sul suo profilo Instagram l’illustratrice di moda Talia Zoref.

È morto a 59 anni a Parigi la sera di sabato 24 aprile. Com’è stato riportato dai diversi media israeliani, Times of Israel incluso, la causa del decesso sarebbe dovuta alla variante sudafricana del Covid-19.

Era nato il 6 febbraio del 1961 a Casablanca, da una famiglia di ebrei marocchini di origine sefardita, che in seguito si trasferì in Israele quando Alber era ancora un bambino. Sua madre era una pittrice e suo padre faceva il parrucchiere.

Crebbe a Holon, a sud di Tel Aviv. Dopo la scomparsa del padre, la madre fece la cassiera per poter mantenere tutti e quattro i figli. In seguito, Alber prestò servizio militare come soldato nell’IDF – Forze di Difesa Israeliane e poi studiò a Ramat Gan presso lo Shenkar College of Engineering and Design.

Ha respirato creatività e bellezza sin da piccolo, iniziando a disegnare abiti già alla tenera età di 7 anni, una passione che non si spense mai, grazie anche al continuo sostegno e incoraggiamento da parte della madre. “Sii grande e piccolo”, fu uno degli insegnamenti che da lei ricevette, o meglio: “Sii grande nel tuo lavoro, in quello che fai, ma sii umile e semplice nella tua vita di ogni giorno”.

Lasciò Israele nel 1985 per trasferirsi a New York, con 800 dollari in tasca che la madre gli dette per inseguire il suo sogno. Fu l’inizio di una lunga e movimentata carriera piena di successi, non senza qualche tormento. A New York lavorò per Geoffrey Beene, il noto stilista americano che divenne famoso grazie anche al mitico profumo intitolato Grey Flannel. E poi durante gli anni collaborò anche con Guy Laroche e Yves Saint Laurent.

Ma l’incoronazione avvenne nel 2001 quando fu chiamato a disegnare le collezioni per Lanvin, la terza casa di monda francese più antica ancor oggi in attività, fondata nel 1889 a Parigi da Jeanne Lanvin. Ci rimase per 14 anni ed è a lui, con la sua inventiva, che dobbiamo la fortuna del marchio. Come dimenticare i suoi abiti da cocktail in seta, pieni di poesia dalle mille e sublimi raffinate colorazioni? Ruches, drappeggi, maniche a pipistrello, gioielli oversize, perle, tanto velluto e tanto tulle. Questi erano alcuni degli elementi, uniti all’ironia, che caratterizzano il codice stilistico Alber Elbaz. Nelle sue passerelle si respirava eleganza, quella vera e leggera, unita a volte a un clima di festa carnevalesco dagli accenti autunnali, ma mai e poi mai banale.

Numerose sono state le liaison strette con i più svariati marchi: Acne Studios, H&M, Tod’s, Converse, fino alla creazione del suo marchio AZ Factory, da poco fondato.

Disegnò tutti i costumi dell’attrice Natalie Portman per il film Sognare è vivere, basato sul romanzo Una storia di amore e di tenebra dello scrittore israeliano Amos Oz.

Dotato di una forte personalità anticonformista, non accettava compromessi di nessun tipo, in lui primeggiava una folle vena geniale, tra le più luminose di sempre, dove la creatività veniva prima di tutto.

Tante le onorificenze che ricevette nel corso della sua vita: nel 2007 la rivista TIME lo incluse nella classifica delle 100 personalità più influenti del pianeta; sempre nello stesso anno gli venne conferito il titolo di Cavaliere della Légion d’Honneur, la più alta onorificenza della Repubblica Francese; nel 2014 ottenne il Dottorato honoris causa dal Royal College of Art di Londra – giusto per citarne alcune.

Iconici i suoi bozzetti dallo stile inconfondibile, tant’è che il marchio di cosmetici Lancôme lanciò una collezione di make-up in edizione limitata con il packaging personalizzato dai suoi disegni.

A ricordare la scomparsa del grande designer oltre ad un parterre infinito di celebrity, anche la leggendaria penna delle passerelle, la giornalista britannica di origini ebraiche Suzy Menkes che sul suo profilo Instagram ha reso omaggio esprimendo il suo dispiacere per la scomparsa di questo unico grande artista.

“Cerco risposte che mi possano fare pensare alla moda attraverso la tecnologia. E non intendo certo abiti con sensori che ti dicano quando hai freddo, fame o paura. Alla tecnologia chiedo piuttosto se è possibile creare un tessuto con le stesse tonalità che troviamo oggi sullo schermo di un computer, scoprire nuovi colori impensabili, nuove forme. C’è un’altra cosa che la moda usa poco, oltre alla tecnologia: il senso dell’umorismo. Non tanto il saper ridere di se stessa, quanto l’essere capace di far sorridere un po’ gli altri”. Così si esprimeva Alber Elbaz durante un’intervista pubblicata nel 2017 sul numero di luglio di Vogue Italia. Un senso dell’ironia che a lui di certo non mancava, infatti questo è un altro accento che ha reso singolare il suo operato nel fashion system, un humour espresso in mille varianti, a volte anche amaro, che caratterizza da sempre il mondo ebraico di cui lui faceva parte.

“La noia è l’ingrediente migliore della creatività”, “Bisogna insegnare per imparare”, “Iniziate ogni giornata con uno scopo”, “Circondatevi di persone diverse da voi”, “Le regole possono proteggerci o soffocarci”, sono alcune delle sue massime più famose.

 

(Image: TWITTER/@DAPPER_KID)

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